Il consigliere regionale contesta la lettura dei dati sul dissesto e rivendica l’efficacia dell’azione commissariale. «Il Ministero dell’Ambiente riconosce il metodo calabrese. Comuni decisivi per la messa in sicurezza»
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Sui dati relativi ai finanziamenti per il dissesto idrogeologico in Calabria si apre un confronto istituzionale dopo le analisi rese pubbliche da Giuseppe Nardi. A intervenire è il consigliere regionale Pierluigi Caputo, che contesta l’interpretazione dei numeri provenienti dalla piattaforma OpenCoesione, ritenendoli non pienamente rappresentativi dello stato reale di attuazione degli interventi.
Secondo Caputo, i dati diffusi non tengono adeguatamente conto della complessità delle diverse fonti di finanziamento non afferenti al Fondo Sviluppo e Coesione, risultando così parziali e non coerenti con il quadro complessivo. Una lettura che, afferma il consigliere, rischia di fornire un’immagine distorta dell’effettiva capacità di spesa e dell’avanzamento dei programmi regionali.
Nel merito, Caputo rivendica l’efficacia del lavoro svolto dalla struttura commissariale della Regione Calabria, che negli ultimi anni avrebbe garantito continuità amministrativa e operativa, permettendo una rapida attuazione degli interventi finanziati. «Dal 2022 al 2025 – osserva – la spesa per il dissesto idrogeologico è raddoppiata rispetto all’intero decennio precedente, segno di un cambio di passo nella gestione e nell’esecuzione delle opere».
Un modello operativo, quello adottato dalla Regione, che avrebbe ottenuto anche un riconoscimento formale da parte del Ministero dell’Ambiente, soprattutto per quanto riguarda il metodo di organizzazione e gestione dei progetti. Un risultato giudicato da Caputo come conferma della solidità del percorso intrapreso.
Il consigliere richiama inoltre la necessità di distinguere con precisione le competenze tra livello regionale e Governo nazionale, per evitare sovrapposizioni e valutazioni improprie: solo separando correttamente le responsabilità – afferma – è possibile restituire un quadro realistico dello stato degli interventi.
Caputo conclude evidenziando che la messa in sicurezza del territorio non può essere affidata a un solo attore istituzionale. «Il ruolo dei Comuni resta decisivo – sottolinea – perché sono il primo presidio sul territorio e rappresentano l’anello fondamentale nella pianificazione e nella realizzazione degli interventi. La sicurezza idrogeologica è una responsabilità condivisa: servono collaborazione, coordinamento e continuità».

