Per mesi il rincaro dei carburanti è stato percepito dai consumatori come una sorta di tassa inevitabile sulla mobilità in una regione dove spostarsi in auto non è una scelta ma spesso una necessità. Oggi, almeno sul fronte della trasparenza dei prezzi, emergono numeri che raccontano una realtà più articolata.

Secondo i dati trasmessi al Codacons dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dalla Guardia di finanza e dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, nell'ultimo anno in Calabria sono state contestate 316 violazioni in materia di carburanti, a fronte di 211 controlli eseguiti dalle Fiamme gialle, dei quali 79 conclusi con esito irregolare.

I numeri emergono dalle risposte fornite alle richieste avanzate dall'associazione dei consumatori, che da tempo denuncia prezzi particolarmente elevati alla pompa in diverse aree della regione.

Le irregolarità accertate riguardano soprattutto il mancato rispetto degli obblighi di comunicazione previsti dalla normativa.

Nel dettaglio, sono state riscontrate 25 violazioni relative alla mancata esposizione dei prezzi o alla difformità tra quelli pubblicizzati e quelli effettivamente applicati agli automobilisti.

La parte più consistente delle contestazioni riguarda però l'adempimento verso il portale ministeriale Osservaprezzi carburanti: ben 291 inosservanze sarebbero riconducibili all'omessa trasmissione dei dati da parte dei gestori.

Accanto alle verifiche già concluse, resta aperto il capitolo delle possibili anomalie statistiche.

Dal 19 marzo scorso il Garante per la sorveglianza dei prezzi ha segnalato 135 situazioni considerate meritevoli di approfondimento, suddivise tra 85 casi riguardanti la benzina e 50 relativi al gasolio.

Su queste segnalazioni il Ministero ha comunicato di avere già avviato otto attività istruttorie nei confronti di operatori economici attivi in Calabria, mentre gli elementi raccolti sono stati trasmessi alla Guardia di finanza per ulteriori verifiche.

Anche l'Antitrust ha confermato la delicatezza del dossier.

Pur respingendo la richiesta di accesso agli atti presentata dal Codacons, l'Autorità ha spiegato che la divulgazione della documentazione potrebbe compromettere eventuali attività ispettive o procedimenti ancora in corso.

Per il Codacons i dati confermano che il fenomeno non può essere archiviato come una semplice oscillazione del mercato.

«Mentre famiglie, pendolari, lavoratori e autotrasportatori pagavano pieni sempre più costosi, in Calabria venivano contestate centinaia di violazioni sulla trasparenza dei prezzi», afferma il vicepresidente nazionale Francesco Di Lieto.

L'associazione sostiene che in una regione caratterizzata da collegamenti pubblici insufficienti e da una forte dipendenza dall'automobile, il costo del carburante incida in maniera particolarmente pesante sui bilanci delle famiglie.

Per questo il Codacons chiede che i controlli proseguano e che eventuali responsabilità vengano accertate fino in fondo, sollecitando inoltre la convocazione di un tavolo regionale dedicato al caro carburanti.

Va precisato che le contestazioni rilevate dagli organi di controllo riguardano prevalentemente obblighi di trasparenza e comunicazione e non costituiscono, allo stato, la prova dell'esistenza di pratiche speculative diffuse o di un coordinamento illecito dei prezzi tra gli operatori. Saranno gli approfondimenti già avviati a chiarire se dietro le anomalie statistiche individuate vi siano semplici irregolarità amministrative o comportamenti suscettibili di ulteriori conseguenze sanzionatorie.