Tra i momenti più significativi della manifestazione, la presenza di Luciano Conte, che all’epoca dei fatti era consigliere di minoranza della Democrazia Cristiana. La sera del 21 giugno 1980, pochi minuti prima dell’agguato, lui e Giannino Losardo erano insieme nell’aula consiliare a discutere del futuro politico della città
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Diciotto anni dopo l'ultima edizione, Cetraro torna a rendere omaggio a una delle figure più significative della propria storia con la nona edizione del Premio Culturale Nazionale "Giovanni Losardo", la manifestazione dedicata al ricordo dell'amministratore comunale assassinato dalla 'ndrangheta nel 1980. La cerimonia, promossa dal Consiglio comunale e ospitata nei giardini di Palazzo del Trono, ha riunito istituzioni, rappresentanti del mondo della cultura e della società civile nel segno della memoria e dell'impegno per la legalità.
I premiati
A ricevere il riconoscimento sono stati il sottosegretario di Stato al Ministero dell'Interno Wanda Ferro, il prefetto di Cosenza Rosa Maria Padovano, il cardinale Domenico Battaglia, il magnifico rettore dell'Università della Calabria Gianluigi Greco, il giornalista e scrittore Danilo Chirico e l'imprenditrice Danila Lento, responsabile di produzione delle Cantine Lento.
Ospiti d'onore della serata sono stati, invece, il vescovo della diocesi di Cassano allo Ionio e vicepresidente della Conferenza episcopale italiana per l'Italia meridionale, monsignor Francesco Savino, e il docente e ricercatore dell'Università della Calabria Giancarlo Costabile, da anni impegnato nella diffusione della cultura della legalità. Presenti anche don Ennio Stamile, sacerdote antimafia, e il sindaco della città, Giuseppe Aieta.
«Giovanni Losardo è ancora qui»
A spiegare il significato della rinascita del premio è stata la presidente del Consiglio comunale, Emanuela Matta, che ha sottolineato come la scelta dell'amministrazione guidata da Giuseppe Aieta dal sia nata da un preciso senso di responsabilità istituzionale.
«Dopo diciotto anni abbiamo deciso di riportare in vita il Premio Losardo, la cui ultima edizione si era svolta nel 2008. È un'iniziativa che vuole dare un significato al sacrificio di Giovanni Losardo, affinché la sua morte non resti vana. La Calabria è fatta di persone oneste che ogni giorno, con il loro impegno e la loro resilienza, dimostrano che Giovanni Losardo è ancora presente nei valori della legalità che ha trasmesso. Per questo abbiamo scelto di premiare personalità che, ciascuna nel proprio ambito, testimoniano quotidianamente questi principi con il loro operato».
Una figura mai dimenticata
Giovanni "Giannino" Losardo era il segretario capo della procura di Paola e un amministratore che ha rappresentato una delle figure più autorevoli della vita politica cetrarese. Già sindaco della città nella seconda metà degli anni Settanta, nel 1980 ricopriva l'incarico di assessore ai Lavori pubblici ed era uno dei principali esponenti del Partito Comunista Italiano. Il suo impegno in favore della trasparenza amministrativa e della legalità lo rese un punto di riferimento per la comunità. Storiche e indimenticabili sono le sue battaglie contro l’allora fiorente clan Muto, che negli anni a seguire avrebbe sottomesso un vasto territorio.
L’omicidio
La sera del 21 giugno 1980, al termine di una seduta del consiglio comunale, Losardo venne raggiunto da alcuni colpi d'arma da fuoco in un agguato mafioso. Trasportato all'ospedale di Paola, morì il giorno successivo. Il suo assassinio rappresentò uno dei più gravi attacchi della 'ndrangheta contro un amministratore pubblico calabrese e segnò profondamente la storia di Cetraro, diventando negli anni simbolo della lotta alla criminalità organizzata.
Il suo omicidio rimane ancora oggi senza colpevoli e di recente la procura di Paola, retta dal magistrato Domenico Firodalisi, aveva riaperto il caso anche grazie al polverone mediatico suscitato dal documentario “Chi ha ucciso Giovanni Losardo?” della regista calabrese Giulia Zanfino. Ma, secondo indiscrezioni, il fascicolo avrebbe lasciato gli uffici della giustizia ordinaria paolana e sarebbe attualmente al vaglio dei procuratori antimafia.
Il ricordo di Luciano Conte
Tra i momenti più significativi della manifestazione, la presenza di Luciano Conte, che all’epoca dei fatti era consigliere di minoranza della Democrazia Cristiana. Quella sera, pochi minuti prima dell’omicidio, era insieme a Losardo nell’aula consiliare a discutere del futuro politici della città, entrato in crisi dopo lo scioglimento della giunta comunale.
Subito dopo il delitto, Conte fu chiamato a guidare l'amministrazione comunale di larga convergenza, diventando il primo sindaco della città nella fase successiva all'omicidio.
«Ricordo Giannino Losardo come una persona integerrima, sempre dritta, senza alcuna sbavatura. Era un uomo ligio al dovere e di grande cultura, capace di affrontare ogni confronto con equilibrio e competenza», ha ricordato.
Città unita contro la ‘ndragnheta
L'ex sindaco ha poi offerto una preziosa testimonianza storica su quei giorni drammatici, spiegando come l'intera città reagì unendosi contro la criminalità organizzata.
«Dopo la sua uccisione tutte le forze politiche compresero la necessità di unirsi per combattere la mafia. Nacque così una giunta di larga convergenza e fui scelto come sindaco. Tra i primi atti ci furono la costituzione di parte civile del Comune nel processo per l'omicidio Losardo e il mandato conferitomi dal Consiglio comunale per rappresentare l'ente in tribunale».
Una testimonianza che restituisce il clima vissuto da Cetraro all'indomani dell'assassinio di Losardo e racconta come le istituzioni locali seppero trovare l’unità per difendere la democrazia e affermare con forza il principio della legalità. È lo stesso messaggio che, a quarantasei anni da quel delitto, il Premio Giovanni Losardo continua a trasmettere alle nuove generazioni.

