I soldi ci sono, almeno sulla carta. Il progetto di digitalizzazione della sanità va avanti e la Regione conferma che una parte consistente delle risorse è già stata erogata. Ma per gli oltre 700 lavoratori di Konecta R, in gran parte ex Abramo Customer Care, la domanda resta la stessa: che cosa succederà quando finirà la cassa integrazione?

A riportare la vertenza al centro del dibattito è il consigliere regionale Francesco De Cicco, che dopo aver presentato un’interrogazione sulla destinazione dei finanziamenti pubblici e sullo stato delle commesse ha ricevuto le risposte dei Dipartimenti regionali competenti.

Ed è proprio dai documenti della Regione che emerge la prima fotografia economica dell’operazione.

Trenta milioni attorno al progetto

Per il percorso costruito con l’obiettivo di salvaguardare l’occupazione degli ex Abramo sono stati stanziati complessivamente 25 milioni di euro, dei quali 10 milioni destinati alla riqualificazione del personale. A questi si aggiungono ulteriori 5 milioni messi a disposizione dal Governo, portando a circa 30 milioni il valore complessivo delle risorse indicate.

Il Dipartimento Lavoro ha comunicato che a Konecta R srl sono stati finora erogati circa 6,5 milioni di euro: una parte come anticipazione dei costi salariali, coperta da garanzia fideiussoria, e una parte come rimborso delle attività di riqualificazione.

Restano 3,5 milioni, la cui erogazione è subordinata al completamento delle verifiche sul mantenimento dei requisiti occupazionali previsti per le categorie di lavoratori svantaggiati.

Il progetto sanitario procede, il lavoro molto meno

Sul fronte delle commesse, invece, il Dipartimento Tutela della Salute e Azienda Zero hanno comunicato che il progetto ADE, dedicato alla dematerializzazione delle cartelle cliniche, procede secondo il cronoprogramma fissato fino al 31 dicembre 2027.

È stata inoltre confermata l’integrazione con il Fascicolo sanitario elettronico, sviluppata in collaborazione con l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.

Ed è qui che, secondo De Cicco, emerge la contraddizione più evidente: mentre il progetto continua, la situazione dei lavoratori resta fortemente precaria.

Da aprile 2026 i dipendenti sono infatti in cassa integrazione e, secondo quanto riportato dal consigliere, l’attività lavorativa si sarebbe ridotta ad appena quattro giorni al mese. L’ammortizzatore sociale scadrà il prossimo 31 dicembre.

A pesare ulteriormente sono i contratti part-time al 50%, spesso da venti ore settimanali, con retribuzioni che sarebbero scese intorno ai 700 euro mensili.

Il mistero del piano di rilancio

Un altro nodo riguarda il piano di rilancio presentato da Konecta nell’aprile scorso al Ministero delle Imprese e del Made in Italy in occasione dell’accordo sulla cassa integrazione.

De Cicco sottolinea come, nonostante le richieste avanzate, i contenuti di quel documento non risultino ancora pienamente accessibili alle parti sociali.

Nel frattempo Regione e Assessorato al Lavoro avrebbero prospettato la necessità di guadagnare ulteriore tempo e di valutare una proroga della cassa integrazione fino al 2027.

Una soluzione che non convince il consigliere: il rischio, osserva, è arrivare proprio alla scadenza naturale del progetto senza aver costruito una prospettiva occupazionale stabile.

Oltre 700 posti di lavoro ancora in bilico

Ad aumentare le preoccupazioni c’è inoltre l’accordo di solidarietà difensiva sottoscritto da Konecta e valido in Italia fino al 31 dicembre 2027, finalizzato a evitare esuberi strutturali.

Per De Cicco, il tema riguarda non soltanto gli attuali dipendenti, ma anche i lavoratori a tempo determinato ai quali era stata prospettata una stabilizzazione.

«La Calabria non può permettersi il depauperamento di oltre 700 posti di lavoro», è il senso dell’intervento, né può rischiare che un investimento pubblico di questa portata arrivi alla fine senza aver raggiunto uno dei suoi obiettivi principali: mettere in sicurezza l’occupazione.

«La Regione venga in Consiglio e dica cosa intende fare»

Da qui la richiesta politica rivolta al presidente della Giunta regionale e all’assessore al Lavoro: presentarsi in Consiglio e chiarire quale sia la strategia per il futuro dei dipendenti Konecta.

Per De Cicco, gli ex Abramo hanno già attraversato una lunga fase di incertezza e non possono ritrovarsi ancora una volta sospesi tra ammortizzatori sociali, proroghe e promesse.

I finanziamenti e le infrastrutture digitali, sostiene, devono tradursi in una garanzia concreta per chi lavora.

Ed è questo il punto che resterà sotto osservazione nei prossimi mesi: il progetto può anche rispettare il cronoprogramma, ma senza una prospettiva per i lavoratori la vertenza resta tutt’altro che chiusa.