Rincari record nel 2026: la città bruzia guida la classifica nazionale del caro vita. Crescono trasporti, alimentari e servizi
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L’Inflazione a Cosenza corre più veloce che nel resto d’Italia e consegna alla città il primato meno desiderato: quello del maggior aumento del costo della vita. Secondo i dati territoriali diffusi dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) e rielaborati dall’Unione Nazionale Consumatori, Cosenza registra a gennaio 2026 un incremento tendenziale del +2,6% rispetto a gennaio 2025, il più elevato del Paese. Tradotto in cifre concrete, significa una stangata da 506 euro annui per una famiglia media: nessuna città italiana fa peggio.
La classifica delle città più care: Cosenza stangata dall’inflazione
Alle spalle di Cosenza si colloca Pistoia, con un +1,8% (dato che la pone quarta a livello nazionale ex aequo con Macerata) e un aggravio medio di 487 euro l’anno. Terzo gradino del podio per Bolzano, dove il +1,4% si traduce in 465 euro di spesa supplementare per nucleo familiare. Appena fuori dal podio Macerata (+1,8%, +399 euro), seguita da Belluno (+1,5%, +391 euro).
Tra le grandi città spiccano Reggio Calabria (+2%, +389 euro), Bari (+1,9%, +385 euro) e Napoli (+1,7%, +384 euro). Sul fronte opposto, la città più virtuosa è Campobasso, unica in deflazione con -0,1% e un risparmio medio di 24 euro annui a famiglia. Seguono Modena (inflazione e spesa nulle) e Pisa (+0,1%, +27 euro).
Febbraio conferma la pressione sui prezzi
Il quadro nazionale non lascia spazio all’ottimismo. Le stime preliminari dell’Istat indicano che a febbraio 2026 l’indice Nic (al netto dei tabacchi) segna un +0,8% su base mensile e un +1,6% su base annua, in netta accelerazione rispetto al +1,0% del mese precedente. A trainare l’aumento sono soprattutto i servizi:
- Servizi relativi ai trasporti: dal +0,7% al +3,0%
- Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: dal +3,0% al +4,9%
- Alimentari non lavorati: dal +2,5% al +3,6%
Rallentano invece gli alimentari lavorati (da +1,9% a +1,7%) mentre si amplia la flessione degli energetici, sia regolamentati (da -9,6% a -11,3%) sia non regolamentati (da -5,9% a -6,2%). Nel dettaglio, a febbraio i prezzi dei beni segnano un lieve calo su base annua (-0,2%), mentre i servizi accelerano dal +2,5% al +3,6%. Il differenziale tra servizi e beni si amplia così da +2,7 a +3,8 punti percentuali.
Cosenza osservata speciale per l’inflazione
In questo contesto, l’Inflazione a Cosenza assume un peso ancora più significativo. La città dei Bruzi, del resto non è nuova a finire agli onori delle cronache per unu dato simile: capitò anche ad agosto. Adesso, però, il +2,6% registrato a gennaio rappresenta un campanello d’allarme per famiglie e imprese, già alle prese con rincari su trasporti, alloggi e prodotti alimentari freschi.
Il dato certifica una pressione crescente sul bilancio domestico e impone una riflessione sulle dinamiche locali dei prezzi. Per le famiglie cosentine il 2026 si apre dunque con una certezza amara: il costo della vita corre più che altrove, e il portafoglio ne risente in maniera evidente.


