In un dettagliato documento vengono respinte le accuse di una lavoratrice che aveva parlato di una perdita generalizzata di tutele e lamentato gravi condizioni strutturali nella sede di Rende
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Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato la lettera-denuncia di una lavoratrice ex Abramo Customer Care oggi alle dipendenze del gruppo Konecta, nella quale si parlava della violazione di alcuni diritti fondamentali e delle gravi carenze strutturali presenti nella struttura di Rende. Una posizione, evidentemente, isolata, visto che oggi in redazione è arrivato un documento sottoscritto da 142 lavoratori, in cui si smontano tutte le accuse lanciate dalla loro collega. Di seguito il testo integrale della replica e i nomi dei sottoscriventi:
«Scriviamo questa lettera in modo spontaneo e collettivo, come rappresentanza di lavoratrici e lavoratori del sito di Rende dell’azienda Konecta R. A differenza di altre missive anonime o prive di riscontri, questa è firmata con nome e cognome da una parte significativa dei dipendenti (la quasi totalità), che non hanno più intenzione di tacere. Con la massima trasparenza e senso di responsabilità, ma con una rabbia ormai incontenibile, diciamo oggi BASTA. Basta alla delegittimazione dei lavoratori, basta alla distorsione della realtà dei fatti, basta a un clima che mortifica la dignità di chi ogni giorno tiene in piedi una commessa "pubblica" con professionalità e sacrificio.
Come rappresentanza dei lavoratori del sito di Rende respingiamo una ricostruzione parziale e strumentale della vicenda Abramo–Konecta. Il percorso che ha portato all’assegnazione della commessa IPZS e al passaggio occupazionale è avvenuto all’interno di un quadro istituzionale definito e vigilato, non attraverso “farse” o operazioni di facciata prive di trasparenza. È inoltre fuorviante sostenere che vi sia stata una perdita generalizzata delle tutele. Il transito dei lavoratori è avvenuto nel rispetto della normativa vigente e della clausola sociale applicabile. Il richiamo all’articolo 18, ormai superato dall’attuale quadro legislativo nazionale, viene usato in modo ideologico e non descrive correttamente la realtà contrattuale.
Alimentare allarmismi significa colpire gli stessi lavoratori che si dice di voler difendere. Ancora più allarmante è la rappresentazione della sede di Rende come un luogo “insostenibile e pericoloso”, descritta con toni sensazionalistici che evocano scenari di emergenza sanitaria permanente. Come rappresentanza dei lavoratori riteniamo irresponsabile diffondere accuse di “rischio biologico estremo” senza distinguere tra criticità reali – che vanno affrontate e risolte, se presenti – e descrizioni esasperate che generano paura, allarme sociale e sfiducia.
La sede di Rende la viviamo tutti i giorni, noi e tanti altri colleghi, e non può essere ridotta a un’immagine caricaturale utile solo a sostenere una tesi precostituita. Il lavoro di dematerializzazione di documentazione sanitaria è per sua natura regolato da procedure precise e da obblighi normativi stringenti cui tutti noi rispettiamo diligentemente. Qualsiasi criticità, dove e se presente, deve essere affrontata nei luoghi deputati, con segnalazioni circostanziate e verificabili, non attraverso racconti iperbolici che mescolano materiali, condizioni e responsabilità senza alcun rigore.
Parlare indistintamente di muffe, sangue, tamponi e materiali contaminati, senza indicare alcun dettaglio, ma limitandosi ad una descrizione generalistica, non rafforza la tutela di noi lavoratori, ma al contrario, rischia di screditare un intero sito produttivo e chi vi opera quotidianamente con serietà. Non entriamo nel merito tecnico-normativo evocato nella lettera, ma respingiamo con decisione l’idea che l’azienda operi nell’ignoranza o nel disprezzo delle norme in materia di salute e sicurezza. Siamo convinti che Konecta e, quindi noi, applichiamo e rispettiamo il quadro normativo vigente e che eventuali adeguamenti o integrazioni documentali rientrino in un percorso fisiologico di gestione di una commessa complessa.
L’utilizzo di narrazioni emotive e personali, seppur in minima parte comprensibili sul piano umano, non può sostituire valutazioni oggettive e riscontri formali. Le accuse di una presunta “manipolazione sistematica delle procedure”, fino ad arrivare a ipotizzare distruzione di documenti pubblici e controlli “truccati”, sono di una gravità inaudita e vengono respinte con forza; se un’azienda lavora in maniera inadeguata, ne consegue che anche i lavoratori operino alla stessa stregua: NOI DISCONOSCIAMO FORTEMENTE TUTTO QUESTO. Le lavorazioni che eseguiamo giornalmente sono ben strutturate ed effettuate con la massima diligenza, nonostante le difficoltà operative iniziali e, fisiologiche, quotidiane riscontrate.
Attribuire comportamenti potenzialmente e volutamente errati, senza alcuna prova, significa superare il confine della critica e avvicinarsi a dichiarazioni lesive e infondate, dal punto di vista professionale e, ancor peggio, dal punto di vista umano e personale: si mina alla nostra dignità di donne, uomini, madri e padri quali siamo. Dalle informazioni in nostro possesso, nonché da quanto vissuto quotidianamente, l’azienda rispetta le condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza previste, garantendo ambienti idonei, postazioni a norma, climatizzazione adeguata e il rispetto delle condizioni contrattuali per tutti i lavoratori.
Anche in questo caso: chi di noi avrebbe accettato di lavorare in condizioni inidonee o pericolose per la nostra salute? DISCONOSCIAMO le richieste avanzate nella lettera appaiono quindi costruite su una rappresentazione ESTREMAMENTE distorta della realtà operativa del sito di Rende, che tra l'altro è operativo da diversi anni. Ci interroghiamo sul perché di accuse tanto infanganti, peraltro anonime e prive di fondamenti verificabili, che rischiano di danneggiare non solo l’azienda, ma soprattutto i lavoratori stessi; lavoratori che troppo hanno patito quanto vissuto gli anni passati nella precedente esperienza.
Siamo consapevoli che vi sia sempre margine di miglioramento, ma ribadiamo che c’è sempre stata la piena disponibilità a un dialogo aperto e responsabile tra azienda e lavoratori, anche per il tramite dei ns rappresentanti sindacali, nell’interesse comune di garantire continuità occupazionale e stabilità a un territorio già profondamente martoriato come la Calabria. Riteniamo doveroso, infine, chiarire che questa lettera firmata verrà inviata a tutte le testate che riterranno di pubblicare denunce anonime e prive di fondamento. Comprendiamo il bisogno di qualche minuto di gloria da parte di chi denuncia il “nulla”, ma la dignità del lavoro e, soprattutto, dei lavoratori, ha un valore infinitamente più alto».
1. Giuseppe Aiello
2. Rosetta Gagliardi
3. Marianna Pizzini
4. Marco Albino
5. Salvatore Gagliardi
6. Lavinio Porto
7. Gianpaolo Alioto
8. Giuseppe Galizia
9. Catia Raimondo
10. Domenico Avolio
11. Luigi Gallo
12. Cinzia Ranieri
13. Francesca Baleno
14. Maria Pia Gallo
15. Annamaria Reda
16. Donovan Barcello
17. Monica Gentile
18. Elvira Rende
19. Alessandra Barone
20. Patrizia Gentile
21. Monica Rizzuti
22. Mariateresa Barrese
23. Concetta Greco
24. Isabella Ruana
25. Carmela Benincasa
26. Francesca Greco
27. Assuntina Ruffolo
28. Daniela Russo
29. Giovanni Borgia
30. Gemma Guarascio
31. Pina A. M. Sacco
32. Valentina Brandi
33. Paola Guida
34. Eugenia Sangineto
35. Cherola Bria
36. Valentina Gullone
37. Laura Scalambrieni
38. Tiziana Cairo
39. Paola Francesca Guzzo
40. Concettina Scalercio
41. Debora Candelieri
42. Valentina Iannuzzo
43. Maria Scarcelli
44. Veronica Cascetta
45. Mariella Ippolito
46. Tiziana Scarfo
47. Giuseppe Caserta
48. Mario La Banca
49. Beniamino Selvidio
50. Rosa Cesareo
51. Fabio La Ganga Vasta
52. Ida Sena
53. Andrea Chiappetta
54. Katja La Russa
55. Ylenia Serrao
56. Rosy Lucia Chiarello
57. Giovanna Leone
58. Maria Francesca Settino
59. Luciana Chiodo
60. Maria Leto
61. Daniela Sganga
62. Veronica Chiodo
63. Maria Longo
64. Carolina Sturino
65. Fabrizio Ciardullo
66. Carmela Magarò
67. Filomena Tafuto
68. Francesco Ciardullo
69. Antonino Malara
70. Anna Rita Tallarico
71. Francesco Clausi
72. Robertino Malizia
73. Maria Tarasio
74. Valentina Colace
75. Lidia Mancuso
76. Annalisa Tenuta
77. Serena Colosimo
78. Rosaria Mancuso
79. Stefania Testa
80. Stefania Coscarelli
81. Enrico Mandarino
82. Elvira Trani
83. Daniele Cozzolino
84. Angelica Manes
85. Tommaso Tricoli
86. Massimo Crivaro
87. Filippo Maone
88. Antonio Tripicchio
89. Antonella Crivella
90. Giovanni Marano
91. Luigi Urso
92. Tiziana De Ferrariis
93. Angela Marino
94. Marilena Vaccaro
95. Simona De Luca
96. Claudia Mazzei
97. Luca Vadino
98. Filomena De Marco
99. Antonella Melicchio
100. Erminia Valente
101. Francesco De Pasquale
102. Andrea Molinaro
103. Walter Ventura
104. Antonio Silvio De Rose
105. Teresa Monaco
106. Dino Vetere
107. Giovanni Di Palma
108. Concetta Monte
109. Barbara Vuono
110. Cristina Dinolfo
111. Liana Naccarato
112. Monica Donato
113. Cinzia Napoli
114. Piera Fabiano
115. Antonio Nerone
116. Francesco Fasuolo
117. Roberta Nudo
118. Valentina Fava
119. Danilo Pansini
120. Luciana Favorito
121. Francesca Passarelli
122. Francesca Ferrari
123. Alessandra Paura
124. Valentina Fiorentino
125. Luigi Pepe
126. Francesca Frascella
127. Antonella Perretti
128. Francesca Frontera
129. Concettina Pezzulli
130. Carmela Gagliardi
131. Franca Pignataro
132. Enrico Acciardi
133. Elvira Petrassi
134. Ida Massimilla
135. Angelo Arditi
136. Erminia Muto
137. Cinzia Iorio
138. Chiara Pisanelli
139. Agata Falcone
140. Sonia Mungari
141. Enrico Acciardi
142. Michele Pallone

