Cento imprese dei settori energia, infrastrutture, food & beverage e meccanica si confrontano sulle opportunità di sviluppo. L’export vale 9 miliardi di euro e promette una crescita del 10,7% nei prossimi due anni
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Cento imprese dei Paesi dell’area del Golfo Persico hanno partecipato, a Dubai, al roadshow di Sace, “Energie per il Futuro dell'Export” per un confronto sui principali temi economici e d’affari. Il forum, organizzato dall’export credit agency del ministero dell’Economia e delle Finanze in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia, ha riunito i best player dei settori delle infrastrutture e dell’energia ed imprese operanti nei comparti del food & beverage, del manifatturiero e della meccanica strumentale. In questi campi negli ultimi anni gli Emirati Arabi hanno investito 25 miliardi di dollari incrementando l’import di apparecchiature e tecnologie d’avanguardia per innovare le aziende locali.
Sempre meno dipendenti dagli altri Paesi dell’area Mena e dalla Cina, partner economico storico insieme all’India delle monarchie del Golfo, oggi gli Emirati guardano con sempre maggiore interesse all’Occidente e all’Italia, le cui esportazioni nel Paese valgono 9 miliardi di euro di beni e servizi. A Dubai e ad Abu Dhabi finora sono state realizzate operazioni commerciali per 4 miliardi di euro e SACE per il 2026 ha allo studio nuovi progetti del valore di 2 miliardi di euro. La conferenza di Dubai è stata aperta dai saluti del sottosegretario al ministero degli Affari Esteri degli Emirati Arabi, Fahad Al Gergawi, dell’ambasciatore italiano negli Emirati, Lorenzo Fanara, e del presidente di Sace, Guglielmo Picchi. Una panoramica su trend e opportunità dell’export italiano è stata offerta dagli interventi del primo segretario dell’Ambasciata d’Italia, Giovanni Piccolo, e del general manager Italiacamp EMEA Leo Cisotta. Nel corso del forum, moderato da Mariangela Siciliano, head of education & connects solutions SACE, è stato dato ampio spazio all’ascolto delle imprese con gli interventi del ceo di Riaz & Partner, Mohammed Riaz, della chief investment officer di Arada, Rosa Piro, del business development manager di Trevi Marco Zacchei insieme al regional manager Middle East di SACE - head of Dubai office, Ciro Aquino. Le conclusioni sono state quindi affidate all’amministratore delegato di SACE, Michele Pignotti.
L’export italiano negli Emirati Arabi
L’export italiano negli Emirati Arabi Uniti ha sfiorato gli 8 miliardi nel 2024 (+19% rispetto all’anno precedente) e nei primi otto mesi del 2025 ha raggiunto 5,8 miliardi di euro. La previsione è che a fine anno si raggiungerà quota 9 miliardi. Dati che si inseriscono in un trend generale molto positivo che vede l’export italiano verso gli Emirati crescere a pieno ritmo da ormai diversi anni (oltre +50% nell’ultimo decennio), con una composizione settoriale sempre più diversificata che riflette la grande proiezione di tutta la Regione verso i settori del futuro. Infatti, nel corso degli anni, per il made in Italy, negli Emirati si è assistito al consolidamento delle quote di export dei settori più tradizionali (fashion, furniture & food) e allo stesso tempo ad una crescita di alcuni settori merceologici specifici, sempre più richiesti da una economia in rapida espansione e che investe in settori diversificati per mantenere e rilanciare il suo ruolo di hub regionale, in particolare ad esempio in progetti infrastrutturali, trasporti, settore turistico.
La composizione dell’export made in Italy nelle monarchie del Golfo vede quindi un flusso importante di vendite provenienti dai settori dei consumi che pesano per quasi la metà delle esportazioni italiane verso gli Emirati: beni come gioielleria, bigiotteria, pelletteria e arredamento (30% del totale), tessile e abbigliamento (11%) e alimentari e bevande (4%). Rilevante è anche l’esportazione di macchinari (19% del totale), di apparecchi elettrici (8%), di prodotti per la chimica-farmaceutica (8%) e di mezzi di trasporto (7%), beni sempre più richiesti e sempre più integrati nelle attività produttive emiratine. Secondo le stime di SACE, l’export italiano potrà mettere a segno una crescita del 10,7% in media nel prossimo biennio.
Le opportunità per le imprese italiane
«I rapporti commerciali tra i nostri due Paesi sono eccellenti. L’export italiano - ha detto l’ambasciatore a Dubai, Lorenzo Fanara - continua a crescere a due cifre ogni anno: nei primi otto mesi del 2025 ha raggiunto 5,8 miliardi di euro e, secondo le proiezioni, potrebbe superare i 9 miliardi entro la fine dell’anno. Si tratta di un risultato di grande rilievo, pari al doppio dei livelli registrati a fine 2021. Iniziative come quella odierna, promossa in collaborazione con SACE - ha concluso Fanara - contribuiscono a rafforzare la presenza del Made in Italy nella regione». Per il general manager di Italiacamp Emea, Leo Cisotta, la tappa speciale di “Energie per il futuro dell’export”, unico appuntamento del roadshow di Sace fuori dall’Italia, «conferma quanto sia strategico il rapporto con gli Emirati Arabi Uniti per la crescita del sistema Paese, vista la richiesta di soluzioni, competenze e tecnologie italiane nei settori chiave per lo sviluppo di questa zona del Golfo». Le imprese emiratine, sostenute dai due principali fondi di investimento nazionali stanno raggiungendo velocemente obiettivi strutturali ed infrastrutturali per i quali in altri contesti occorrerebbero decenni. «Con Italiacamp e i nostri hub for made in Italy di Dubai e Abu Dhabi - ha detto Cisotta - lavoriamo per costruire un ponte stabile tra l’Italia e uno dei contesti economici più dinamici al mondo, mettendo a disposizione delle imprese know-how, relazioni, spazi e consulenza per cogliere appieno le opportunità di questo mercato».
«Negli Emirati prevediamo tassi di crescita annui del 10,7% per il prossimo biennio per le nostre esportazioni - ha detto il presidente di SACE, Guglielmo Picchi - e lavoriamo al fianco delle imprese in questa direzione, con il nostro ufficio di Dubai presente ormai da più di dieci anni». Per l’amministratore delegato di Sace, Michele Pignotti, le operazioni concluse e quelle in via di realizzazione «non solo in settori tradizionali ma sempre più anche in settori che guardano al futuro» sono una opportunità per le imprese italiane e per quelle emiratine. Secondo Pignotti «questo patrimonio di esperienza» rappresenta un punto di forza «per comprendere sfide, opportunità e rafforzare gli strumenti che diano ulteriore energia al futuro delle imprese e al nostro export».



