Dopo due condanne, la Suprema Corte di Cassazione rinvia a un’altra sezione di Palermo
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Dopo due pronunce di condanna nei giudizi di merito, il processo a carico di Lorena Lanceri dovrà essere interamente rifatto. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che ha annullato la sentenza pronunciata in appello e disposto il rinvio del fascicolo a un’altra sezione della Corte d’appello di Palermo.
Lanceri è una delle donne che, secondo l’impianto accusatorio, avrebbero avuto un ruolo di supporto durante la lunga latitanza di Matteo Messina Denaro, arrestato nel gennaio 2023 dopo trent’anni di irreperibilità. La decisione della Suprema Corte rimette in discussione l’ultimo verdetto, che aveva già ridimensionato in modo significativo le contestazioni originarie.
Lorena Lanceri è la moglie di Emanuele Bonafede, cugino di Andrea Bonafede, il geometra di Campobello di Mazara che prestò la propria identità al capo di Cosa nostra consentendogli di muoversi e curarsi sotto falso nome. Nel corso del procedimento, la donna ha ammesso di aver intrattenuto una relazione sentimentale con Messina Denaro, sostenendo però di aver appreso solo successivamente la sua reale identità.
Secondo le ricostruzioni investigative, negli anni della clandestinità Lanceri si sarebbe occupata di assistere il boss negli spostamenti da un covo all’altro e avrebbe curato la sua corrispondenza, permettendogli di mantenere contatti con familiari e altri esponenti mafiosi. Un ruolo che, per l’accusa, avrebbe contribuito a rafforzare la capacità del padrino di sottrarsi alla cattura.
In primo grado, il giudice dell’udienza preliminare aveva riconosciuto Lanceri colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa, condannandola a 13 anni e 4 mesi di reclusione. La Corte d’appello di Palermo aveva poi radicalmente riformato quella decisione, escludendo il concorso esterno e riconoscendo invece i reati di favoreggiamento e procurata inosservanza della pena, riducendo la condanna a 5 anni e 8 mesi. Proprio questa sentenza è stata ora annullata dalla Cassazione, che ha ravvisato profili tali da imporre un nuovo giudizio di merito.
Nel quadro della latitanza di Messina Denaro, un ruolo rilevante è stato attribuito anche al marito di Lorena Lanceri. Emanuele Bonafede, indicato come uno dei principali fiancheggiatori del boss, è stato condannato in via definitiva a 4 anni e 4 mesi di reclusione per favoreggiamento aggravato. Secondo quanto emerso nei processi, la coppia sarebbe stata ricompensata per la propria fedeltà con beni di lusso, tra cui un orologio Rolex destinato al figlio.

