Diffuse le prime fotografie scattate durante l’ultima immersione dei soccorritori nella grotta di Thinwana Kandu: cunicoli stretti, sedimenti e buio assoluto
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Per la prima volta il mondo vede l’interno della grotta sommersa dove hanno perso la vita i cinque sub italiani alle Maldive. Sono immagini dure, silenziose e claustrofobiche quelle diffuse da Dan Europe al termine delle operazioni di ricerca e recupero nella grotta di Thinwana Kandu, nell’atollo di Vaavu Atoll.
Gli scatti, realizzati dal sub e fotografo Sami Paakkarinen durante l’ultima immersione della missione, mostrano per la prima volta il sistema di cavità attraversato dai soccorritori nei giorni successivi alla tragedia.
Nelle prime fotografie appare l’ingresso della grotta, ancora illuminato dalla luce naturale che riesce a filtrare dall’esterno. Una grande cavità azzurra e apparentemente calma che però, pochi metri più avanti, precipita in cunicoli oscuri e profondità estreme.
“Le immagini mostrano la squadra di soccorso operare nella sezione iniziale della caverna, dove la luce naturale filtra ancora dall’ingresso prima che il sistema sprofondi nel buio”, spiega Dan Europe nel testo che accompagna la pubblicazione.
La seconda serie di fotografie documenta invece la parte più interna e pericolosa del sistema carsico sottomarino. Qui gli spazi diventano molto più stretti, il fondale si riempie di sedimenti corallini e la visibilità può sparire completamente nel giro di pochi secondi.
“Queste immagini mostrano gli ambienti più confinati della grotta, dove la visibilità può scomparire rapidamente a causa dei sedimenti e dove la navigazione diventa molto più complessa”, scrive ancora l’organizzazione internazionale impegnata nelle operazioni.
Sono proprio questi i cunicoli dove i soccorritori hanno lavorato per giorni nel tentativo di recuperare i corpi dei cinque sub italiani rimasti intrappolati durante l’immersione.
Secondo le ricostruzioni emerse nelle ultime ore, il gruppo avrebbe perso l’orientamento all’interno della grotta dopo aver imboccato un corridoio cieco durante il ritorno verso l’uscita. A rendere ancora più difficile la navigazione sarebbero stati proprio i sedimenti sospesi e la conformazione del fondale, capace di nascondere il tunnel corretto nel buio totale.
Le immagini diffuse da Dan Europe restituiscono oggi tutta la drammaticità di quell’ambiente: spazi angusti, profondità superiori ai sessanta metri, pareti irregolari e condizioni operative considerate estremamente rischiose anche per sub altamente esperti.
Nel messaggio pubblicato insieme alle fotografie, l’organizzazione ha voluto rendere omaggio ai soccorritori e ricordare le vittime: “Onore ai soccorritori e alla squadra. Una preghiera per le vittime e per i loro cari”.
Le indagini sulle cause della tragedia proseguono mentre Dan Europe continua a collaborare con le autorità maldiviane per chiarire ogni aspetto dell’incidente.





