Le fantasie sessuali non sono soltanto immagini fugaci o desideri nascosti: secondo una recente ricerca accademica, possono raccontare molto della nostra personalità più profonda. A sostenerlo è uno studio condotto dalla Michigan State University su un campione di circa 5.000 adulti, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PLOS One.

La notizia, rilanciata anche da Fanpage.it, ha acceso i riflettori su un tema spesso considerato tabù ma in realtà centrale nella comprensione della psiche umana: il rapporto tra immaginazione erotica e struttura della personalità.

Fantasie sessuali e modello Big Five

Per analizzare il fenomeno, i ricercatori hanno utilizzato il modello psicologico dei «Big Five», che individua cinque grandi dimensioni della personalità: apertura mentale, coscienziosità, estroversione, gradevolezza e nevroticismo. Dai dati raccolti emerge un quadro interessante: le persone con livelli elevati di nevroticismo tendono a sperimentare più frequentemente fantasie sessuali. Il nevroticismo è associato a una maggiore vulnerabilità emotiva, con tendenza a provare ansia, rabbia, tristezza e stress in modo intenso e ricorrente. In questi casi, l’immaginazione erotica può assumere una funzione di compensazione emotiva.

Gli studiosi spiegano che chi presenta un’«elevata emotività negativa» potrebbe ricorrere alle fantasie sessuali per riequilibrare l’umore, trovando in esse una sorta di valvola di sfogo psicologica. In altre parole, fantasticare potrebbe avere un effetto regolatore sulle emozioni, offrendo una soddisfazione che nella quotidianità relazionale risulta più difficile da raggiungere.

Chi fantastica di meno

All’estremo opposto si collocano le persone con alti punteggi di coscienziosità e gradevolezza. La coscienziosità descrive individui organizzati, responsabili, rispettosi delle regole e orientati agli obiettivi. La gradevolezza, invece, riguarda empatia, cooperazione e disponibilità verso gli altri.

Secondo lo studio, chi possiede queste caratteristiche tende a riportare un numero inferiore di fantasie sessuali. Una possibile spiegazione risiede nella maggiore stabilità emotiva e nell’aderenza alle norme sociali: se la vita quotidiana è già percepita come soddisfacente e ordinata, potrebbe esserci meno bisogno di ricorrere all’immaginazione erotica come spazio alternativo.

Le quattro categorie di fantasie sessuali

La ricerca ha inoltre classificato le fantasie sessuali in quattro grandi aree tematiche:

  • Esplorative, come il desiderio di esperienze di gruppo;
  • Intime, ad esempio rapporti romantici in contesti suggestivi;
  • Impersonali, come l’osservazione di altre persone durante un rapporto;
  • Sadomasochiste, che includono dinamiche di dominazione o sottomissione.

Le persone con elevata gradevolezza risultano meno inclini a tutte e quattro le tipologie. Al contrario, chi presenta maggiore emotività negativa tende a spaziare in ogni categoria. Per quanto riguarda estroversione e apertura mentale, il legame con la frequenza delle fantasie sessuali appare più contenuto. Tuttavia, questi tratti sembrano associarsi con una maggiore propensione verso fantasie legate alla non monogamia. Le persone particolarmente coscienziose, invece, mostrano minore inclinazione verso fantasie di tipo aggressivo.

Fantasie sessuali come specchio dell’identità

Il dato forse più significativo è che le fantasie sessuali non vanno lette automaticamente come segnali di insoddisfazione o deviazione. Possono rappresentare uno spazio mentale di esplorazione, una forma di creatività emotiva o un meccanismo di autoregolazione.

In quest’ottica, comprendere le proprie fantasie sessuali significa anche interrogarsi sul proprio equilibrio interiore, sulle emozioni che si vivono e sui bisogni che emergono. L’immaginazione erotica, lontana dall’essere un semplice capriccio, diventa così uno specchio della complessità umana.