Telecamere nascoste documentano presunte violenze su bambini con disabilità nella comunità “Cometa” a Sassari. Quattro educatrici sospese
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Una comunità per minori disabili trasformata, secondo gli investigatori, in un luogo di paura. È questo il quadro che emerge dall’inchiesta della Procura di Sassari che ha portato al sequestro della comunità “Cometa”, struttura ospitata all’interno del Rifugio Gesù Bambino, e all’iscrizione nel registro degli indagati di cinque operatrici.
Il provvedimento è stato disposto il 5 marzo dal gip del Tribunale di Sassari, Giuseppe Grotteria, al termine di un’indagine avviata nel 2024 dopo alcune segnalazioni. A condurre gli accertamenti è stata la Squadra mobile, che ha installato telecamere nascoste all’interno della struttura per documentare quanto accadeva nella quotidianità della comunità.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, le operatrici avrebbero instaurato un clima di intimidazione e violenza nei confronti dei bambini ospitati, tutti affetti da disabilità.
Tra gli episodi riportati nell’ordinanza figurano frasi e comportamenti che gli investigatori considerano particolarmente gravi. In un caso, una delle educatrici avrebbe raccontato ai colleghi: «Gli ho dato degli sculaccioni così forti che mi si è attivato il contapassi», riferendosi a un bambino con autismo grave.
L’episodio, secondo quanto ricostruito nell’indagine, sarebbe avvenuto nel cortile della struttura. Il bambino stava giocando con un triciclo quando l’operatrice lo avrebbe afferrato per un braccio e colpito più volte con forza.
Un altro episodio riportato negli atti riguarderebbe sempre lo stesso minore. In quell’occasione l’educatrice gli avrebbe dato uno schiaffo alla bocca.
Alla luce degli elementi raccolti, il giudice ha disposto la sospensione dall’attività per quattro operatrici, mentre una quinta è indagata per abuso dei mezzi di correzione. Tutte dovranno comparire davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia.
L’ipotesi accusatoria è che all’interno della comunità fosse stato creato un vero e proprio regime di paura, aggravato dal fatto che le presunte violenze sarebbero state commesse ai danni di minori con disabilità.
Nel frattempo è arrivata anche una precisazione da parte dei genitori dei bambini che frequentano l’asilo nido e la scuola dell’infanzia del Rifugio Gesù Bambino, che hanno voluto chiarire come l’inchiesta non riguardi quei servizi educativi.
«Il nido e la scuola dell’infanzia sono completamente estranei a questa vicenda – hanno spiegato –. Vogliamo esprimere la nostra gratitudine e confermare fiducia e affetto per le nostre maestre ed educatrici, che per noi sono parte della famiglia».
Le indagini proseguono ora per chiarire l’effettiva portata degli episodi documentati e le eventuali responsabilità delle operatrici coinvolte.

