Per quattordici mesi hanno creduto di avere accolto in casa una ragazzina di 12 anni, vittima di abusi e bisognosa di protezione. Le avevano preparato una camera rosa, comprato peluche e oggetti per bambini e la trattavano come una figlia. Solo molto tempo dopo hanno scoperto che quella presunta adolescente aveva in realtà 37 anni.

È la singolare vicenda che arriva dal Brasile e che vede protagonista Amanda Maria Souza de Oliveira, oggi 38enne, finita a processo con l'accusa di frode dopo la scoperta della sua reale identità.

La storia si è consumata a Joinville, nello Stato di Santa Catarina. Secondo l'accusa, la donna si sarebbe presentata con un nome falso a un pastore di una chiesa protestante, raccontando di avere appena 12 anni e di essere fuggita da casa perché vittima di abusi da parte del padre biologico. Una storia che avrebbe convinto chi le stava intorno della necessità di trovarle rapidamente un ambiente protetto.

Ad accoglierla è stata infine una coppia che, senza formalizzare l'adozione, l'ha ospitata nella propria abitazione per 14 mesi, considerandola a tutti gli effetti una ragazzina in difficoltà.

A rendere credibile la messinscena avrebbero contribuito anche i comportamenti della donna. Secondo quanto emerso nel procedimento, Amanda avrebbe assunto atteggiamenti infantili, utilizzando peluche, ciucci e persino biberon. Avrebbe manifestato paura di dormire da sola e chiesto alla donna che l'aveva accolta di accompagnarla a letto.

Per giustificare un aspetto fisico apparentemente incompatibile con l'età dichiarata, avrebbe inoltre raccontato di essere autistica, di soffrire di altre patologie e di avere subito durante l'infanzia abusi e sfruttamento sessuale che l'avrebbero costretta anche ad assumere ormoni.

La coppia, convinta di trovarsi davanti a una bambina fortemente traumatizzata, le aveva riservato persino una stanza dipinta di rosa e arredata appositamente per lei.

La presunta dodicenne sarebbe riuscita anche a evitare uno dei passaggi che avrebbero potuto far emergere rapidamente la verità: l'iscrizione a scuola e l'avvio di una procedura formale di adozione. Avrebbe sostenuto che qualsiasi registrazione ufficiale avrebbe permesso al padre di rintracciarla.

Il castello di bugie avrebbe cominciato a sgretolarsi soltanto dopo più di un anno, quando alcuni suoi comportamenti hanno insospettito la famiglia. Da alcune ricerche effettuate online sarebbero emersi casi simili e la coppia ha deciso di rivolgersi alle autorità.

Gli investigatori hanno quindi ricostruito la vera identità della donna, scoprendo anche l'esistenza di precedenti penali in altri Stati brasiliani. Secondo l'accusa, inoltre, non sarebbe stata la prima volta: altri testimoni avrebbero riferito episodi nei quali la donna si sarebbe presentata come un'adolescente vulnerabile, dichiarando età differenti, per essere accolta da altre famiglie.

La 38enne ha ammesso davanti al giudice di avere mentito sulla propria identità e sulla propria età, ma nega di avere voluto truffare la coppia. La difesa sostiene infatti che non vi sarebbe stato alcun intento di ottenere un vantaggio economico: la falsa identità sarebbe stata, secondo il legale, uno stratagemma utilizzato dalla donna per trovare un posto dove vivere e sopravvivere.

Il tribunale ha disposto anche una perizia psichiatrica, al termine della quale Amanda Maria Souza de Oliveira è stata ritenuta in grado di affrontare il processo. Sarà ora il procedimento giudiziario a stabilire se dietro quella lunga finzione ci fosse effettivamente un disegno fraudolento o, come sostiene la difesa, soltanto il tentativo di garantirsi ospitalità attraverso un'identità inventata.