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Il numero verde per la Calabria, per rispondere alle richieste di informazioni sulla gestione del contagio è l’800767676. Risponde un operatore. Mi presento. «Buongiorno, chiamo da Milano ma ho la residenza a Cosenza. Da due mesi la mia azienda ha sospeso le collaborazioni e io adesso mi trovo senza stipendio e non posso più pagare l’affitto». L’operatore è un ragazzo. Alle mie parole risponde con aria afflitta, ne avrà sentito chissà quante di premesse uguali alla mia. Vado al punto. «Vorrei tornare a casa dei miei genitori, a Cosenza, perché sono rimasta con 30 euro in tasca e non so più cosa fare».
L’operatore dopo qualche secondo di incertezza, interrompe la conversazione. Ritento. Questa volta risponde un’operatrice, una ragazza. Le ripeto la storia. Mi dice che non posso tornare, a meno che non soffra di gravi problemi di salute «oppure se ha un contratto di lavoro in Calabria». Le ripeto che vivo a Milano, che avevo un impiego come free-lance e ora non ho più niente in tasca e tra poco sarò costretta a dormire in strada, se i padroni di casa decideranno di mandarmi via. Mi ripete che non si può. Il succo è, resta dove sei. Mi dà del tu: «Io non posso dirti di metterti su un treno e scendere». No, non può farlo lei, che è solo un’impiegata di un call center.
Gli appelli al Governatore Jole Santelli
Sono davvero tantissimi gli studenti e i lavoratori, anche quelli che sbarcavano il lunario con piccoli lavori retribuiti in nero, che si trovano nella drammatica condizione di non poter più vivere dignitosamente. Persone, con la residenza in Calabria, ma che per studio o per progetti diversi si trovavano al Nord quando è scoppiata l’epidemia. E in queste ore si moltiplicano gli appelli al governatore Santelli perché non dimentichi quanti, rispettando le ordinanze, sono rimasti al Nord, e che ora, disperati chiedono di rientrare rispettando tutte le norme previste in materia di sicurezza: registrazione e quarantena. Eppure i rientri ci sono comunque.
Basta dare un’occhiata al numero di persone che ogni giorno risultano iscritte sul sito regionale. Solo nell’ultima settimana si sono registrate 1136 persone, tornate in Calabria da fuori per un totale di 15.419. Quello che è certo, è che l’unica strategia, finora, è stata chiudere ma senza contemplare un “piano di rientro” (parola molto familiare a queste latitudini) che avrebbe evitato gli spostamenti di massa incontrollati, tutelando i tanti che si trovano, e si troveranno per chissà quanto tempo, a convivere con la paura del virus e lo spauracchio dell’indigenza.
I rientri dipendono dalle misure contenute nei DPCM
Una studentessa, che vive a Milano, ha deciso di non partire. Le sue coinquiline sono tornate al Sud, grazie a qualche escamotage, racconta, ma lei non vuole mentire. Ha problemi alla schiena, ma i fisiatri sono chiusi, quindi niente terapia, e a casa non vuole tornare mentendo ai controlli. Aspetta che arrivi uno spiraglio dalla Regione Calabria che deve rispettare i DPCM ma comunque può fare pressione o almeno provarci.
Mancanza di fondi per mantenersi al Nord
Studiare un piano di rientro controllato era possibile sin da subito, dal giorno della comunicazione della prima zona rossa, e avrebbe scatenato meno panico. Pullman di compagnie locali, a lunga percorrenza, potevano essere messi a disposizione di un numero limitato di viaggiatori muniti di registrazione compilata che indicasse il motivo del rientro (salute ma anche perdita del lavoro, mancanza di fondi per mantenersi, interruzione delle lezioni), con navette pronte alle autostazioni a condurre le persone nei paesi di appartenenza e affidarle alla quarantena.
Troppo costoso? No, considerando i costi delle cure sanitarie che hanno gravato, e gravano, sulla Regione dopo i rientri di massa dettati dal panico, la maggior parte avvenuti anche per la mancanza di un piano B.
Quella folle corsa verso il Sud
Ha vinto: scappo prima che mi blocchino. E il risultato è stata una folla impaurita di persone che negli scompartimenti, stipati di gente, ha messo a rischio la propria incolumità e quella degli altri. Anche gli aerei di Alitalia, avrebbero potuto essere utilizzati per questo scopo, visto e considerato che in piena emergenza il prezzo di un biglietto last minute da Milano per Lamezia Terme, è precipitato ai minimi storici (poco più di 30 euro), e pensare che fino a qualche mese fa a quella cifra andava aggiunto uno zero. Invece, il blocco sine die, ha solo affinato il filo su cui balla il destino di centinaia di persone.

