Franz Caruso ha trascorso il weekend in Molise, a Campobasso per l’esattezza, dove si è tenuta la “Festa Avanti!” del Partito Socialista Italiano. Ha partecipato a un panel dal titolo “La buona politica nasce nei territori” e ha avuto modo di incontrare i vertici dei partiti della coalizione di centrosinistra con cui si appresta a terminare la consiliatura da sindaco senza chissà che scossone a Palazzo dei Bruzi. Giusto qualche mal di pancia local. Ha abbracciato il leader del M5S Giuseppe Conte, l’europarlamentare del Pd Sandro Ruotolo e ha ricevuto una pesante investitura dal segretario nazionale del Psi. Enzo Maraio ha parlato del «lavoro che dovrà fare». Ha usato verbi al futuro, ponendo implicitamente il tema della sua ricandidatura a sindaco di Cosenza.

Nell’intervista concessa al nostro network, il primo cittadino coglie l'occasione per inviare un messaggio politico anche a Francesco De Cicco. Ricordando i cinque anni di lavoro comune e le risorse garantite alla manutenzione cittadina che ne hanno accresciuto il consenso, l’inquilino principale del Municipio non chiede gratitudine ma pretende lealtà.

Caruso affronta diversi temi in un panorama politico segnato dalla polarizzazione e dall’avanzata delle destre più radicali. Spazia dalle posizioni di Vannacci e Futuro Nazionale al modello MAGA d'oltreoceano, al tentativo, portato avanti a livello nazionale insieme a Onorato (Progetto Civico Italia) e Magi (+Europa), di strutturare una formazione di centrosinistra più liberale e garantista. Magari in grado di intercettare persino le frange moderate di una Forza Italia agitata dalle dinamiche interne tra Tajani e Occhiuto e dalle invasioni di campo del generale. Ed è da questo punto che partono le domande.

L'avanzata di Vannacci e di Futuro Nazionale sta polarizzando ulteriormente la destra italiana. Da esponente riformista, qual è la risposta culturale e politica prioritaria che le forze di centrosinistra dovrebbero dare?
«Sottolineo che per me il Governo Meloni non è di centrodestra, ma di destra-destra. La politica proposta è illiberale e sui diritti civili in linea con una destra retrograda. Vannacci non fa altro che estremizzare delle posizioni già espresse sulla lotta all’immigrazione e sui decreti sicurezza. La sinistra deve opporsi proponendo una cultura riformista e progressista, mettendo al centro del programma le risposte ai problemi che il Paese vive ogni giorno. Non dobbiamo inseguire nessuno nelle piazze, ma combattere le battaglie nei luoghi deputati».

Si spieghi meglio.
«Sul tema dei diritti non ci sono solo quelli civili, che sono importanti. Penso a un ritorno prepotente alle politiche per le famiglie, per la casa, per il lavoro, per i giovani, per l’ambiente. Poi sanità e istruzione, per quanto mi riguarda, sono aspetti prioritari. A scuola si annullano le differenze e si realizza il principio di uguaglianza sociale; negli ospedali pubblici il cittadino deve avere la garanzia della risposta dello Stato a 360° senza distinzione di ceto sociale e status economico. Quindi serve anche una politica internazionale differente».

Le destre vincono ovunque.
«Trump è il male del pianeta con la politica Maga. È il peggio che si potesse immaginare, ritengo sia al livello dell'Afd in Germania, del resto le sue azioni sono identiche».

Il centrosinistra oscilla costantemente tra la ricerca dell'unità e le divergenze identitarie. Le primarie sono ancora uno strumento indispensabile di partecipazione democratica o si sono trasformate in un fattore divisivo che logora la coalizione prima ancora delle elezioni?
«Io sono contrario alle primarie e l’ho detto anche alla festa de L’Avanti. È un istituto apprezzabile, ma solo quando la base è stata interpellata su decisioni individuate dalla classe dirigente. Con Prodi fu data una spinta popolare a un candidato già forte di suo e vincemmo le elezioni. Quando le primarie, invece, si tengono tra protagonisti diversi tra loro, risultano sempre dannose. Il dirigente di partito per me deve assumersi delle responsabilità e nel nostro caso ritengo che le primarie risulterebbero divisive, esaltando soltanto le divergenze».

Conte o Schlein? Caruso chi voterebbe al gazebo?
«Prima di esprimere un voto mi confronterei col PSI. Sono due leader importanti, ma in questa fase non me la sento di prendere una posizione».

A livello nazionale si discute della necessità di ricomporre un grande polo moderato e liberale. In prospettiva di governo, ritiene credibile una convergenza programmatica con le componenti garantiste di Forza Italia, o gli steccati di campo rimangono insuperabili?
«In questa fase dobbiamo impegnarci a creare una forza riformista, liberale e progressista all’interno del centrosinistra. Oggi si presenta con una fotografia del 3+1 che immortala Schlein per il Pd, Conte per il M5S e il duo Fratoianni e Bonelli per Avs. A nostro avviso non vincerebbe. C’è bisogno della forza di cui sopra e il segretario Maraio ci sta lavorando insieme a Onorato di Progetto Civico e a Magi di +Europa. Poi potremmo aprire anche un confronto con la parte moderata di Forza Italia. Le scelte che farà il centrodestra sull’aggregazione o meno di Vannacci porteranno inevitabilmente delle conseguenze. Con FN dentro, la parte moderata e liberale degli azzurri potrebbe staccarsi e per questo è importante creare lo spazio vitale per un contenitore centrista».

Il passaggio di Domenico Giannetta a Futuro Nazionale per la candidatura alle suppletive di Reggio Calabria ha provocato un vero scossone in Regione. Cosa dimostra questo addio dopo che per anni l’immagine di Forza Italia è stata descritta come granitica dal Pollino allo Stretto?
«Sono scelte che prescindono dalla formazione culturale e politica dei soggetti. Chi per tanti anni ha vissuto con Forza Italia, ricoprendo ruoli di responsabilità, e si ritrova di colpo in un partito agli antipodi, mi fa pensare che non ci sia una trasformazione repentina della riflessione ideologica. Limiterei il tutto a un ragionamento di prospettive personali».

Le ricorrenti indiscrezioni sui bilanciamenti interni a Forza Italia descrivono il presidente Roberto Occhiuto come potenziale contropelo politico ad Antonio Tajani a livello nazionale. Che idea si è fatto?
«Mi sono espresso durante la campagna elettorale del 2025. Rispetto molto Occhiuto come politico, è un professionista che ha maturato una grande esperienza. Prima di fare il Governatore fu capogruppo Forza Italia, gli riconosco profonde doti strategiche che ha palesato anche un anno fa sbaragliando sul campo avversari interni ed esterni. Sì, per me può aspirare a fare il segretario nazionale. Non dimentichiamo che all’ultimo congresso mise in campo una forza che lo avrebbe portato a diventare il vicesegretario unico. Se a questo si aggiunge il buon rapporto con la famiglia Berlusconi, ha tutte le carte in regola».

Caruso ha avuto più volte la possibilità di sottoscrivere la tessera del Pd, ma è rimasto fedele al PSI. Tuttavia l’unità di intenti con Incarnato e Papasso che ha caratterizzato gli ultimi 20 anni in provincia di Cosenza non esiste più. Come la mettiamo?
«L’unità del partito rimane, cambiano i rapporti tra i vertici provinciali e regionali. Il partito continua a essere unitario, non ci sono dichiarazioni divergenti. Poi la politica unisce e divide e in questo momento ci sono valutazioni differenti in merito ai rapporti interni. Certamente si deve andare verso la celebrazione di congressi regionali e provinciali così che il PSI abbia una nuova governance».

E sul PD?
«Confermo che mi è stata offerta la tessera, diversi esponenti nazionali mi hanno anche prospettato una crescita personale a margine dell’adesione ai dem. Ma sono legato al PSI, che esprime valori che non ritrovo altrove sebbene quelli del Partito Democratico siano i più simili. Resto ancorato alla mia storia personale che ha valicato i 50 anni di tesseramento al Partito Socialista».

Cosenza torna al voto. Lei ha già detto che sarà della partita e sta cercando interlocuzioni con i vertici nazionali dei partiti. C’è chi le fa notare, però, che i voti alle amministrative non li portano Conte, Boccia, Maraio, Fratoianni, ma i rappresentanti locali. E non tutti saranno con lei. Tanto che le hanno già fatto uno sgambetto alla Provincia.
«Se il dato di riferimento è la Provincia, allora ho un’ipoteca sulle Amministrative perché ho preso tantissime preferenze, più di quante ne immaginassi. L’esito di quella consultazione rafforza anche il quadro politico perché le posizioni contrarie alle mie rappresentano una sparuta minoranza. La politica ti porta a mediare e talvolta l’ostilità poi diventa sostegno. La politica è fluida e la convergenza la vedo possibile. Posso anche citare un aneddoto».

Prego.
«Appena vinsi il ballottaggio nel 2021 ho offerto a Valerio Formisani (il candidato della sinistra radicale, ndr) il ruolo di assessore, ottenendo una sua disponibilità di massima. Da uomo di partito si confrontò con i suoi e alla fine declinò la proposta. Nel 2021 mi affermai col supporto di quello che allora era il campo largo, oggi c’è AVS che all’epoca non compariva ai nastri di partenza. Non ho preclusioni verso nessuno, Nenni diceva che la politica non si fa con i sentimenti né con i risentimenti. Insieme a Napoli governata dal sindaco Manfredi, Cosenza è la prima esperienza politica di campo largo puro. Lui ha in Consiglio il M5S, io no. Io però l’ho realizzato mettendo il M5S e il movimento civico di De Cicco in giunta. Dal 4 novembre 2021 governo la città con questo quadro politico di riferimento. Non ho avuto mai fibrillazioni politiche, tutte le scelte sono state votate all’unanimità in giunta e a maggioranza larga in Consiglio. Non c’è stata contestazione su una sola scelta amministrativa, quindi perché qualcuno chiede un cambio di passo? A Cosenza, inoltre, abbiamo vinto tutte le elezioni degli ultimi cinque anni: tutto ciò deve pur avere un significato…».

Maraio a Campobasso ha usato il futuro parlando del «lavoro che dovrà fare».
«Alla Festa de L’Avanti ho gradito molto il suo intervento. Ha rivendicato la candidatura, per me è importante contare sul supporto e sulla solidarietà del partito e del segretario nazionale».

Se sul suo nome non ci sarà piena convergenza della coalizione di centrosinistra, che farà?
«Rimanderei a quel momento ogni valutazione, ma non mi strapperei le vesti di dosso. Faccio riferimento a quanto mi ha lasciato mio padre: non beni materiali, ma dignità e libertà. Non sono legato alla poltrona e non mi interessa diventare un professionista della politica. La mia forza è data dalla mia libertà. Sono libero di testa e di tasca e posso prendere decisioni differenti dall’interesse specifico, come quella di fare di nuovo il sindaco».

Il nuovo gruppo Pd Cosenza, che è quello che vanta la cifra elettorale più alta, ha chiesto di sostituire la vicesindaca Maria Locanto. Lei non ha risposto, legittimamente. Ma avrà un giudizio sull’operato della vicesindaco e sulla richiesta…
«Come dico dal 2021, la mia è stata una candidatura politica. Ho sempre sottolineato di voler valorizzare il ruolo dei partiti e mi sono sempre confrontato con loro. Nel corso della legislatura c’è stato l’incidente di percorso con Maria Pia Funaro. Non fu una scelta solo del sindaco, che registrò alcuni comportamenti, ma fu il Pd stesso che indicò la strada da seguire. Quando arriverà il commissario della Federazione provinciale, che mi auguro sia nominato al più presto, valuterò eventuali richieste provenienti dal Partito Democratico».

È vero che se la coalizione che sostiene la sua amministrazione non dovesse convergere su di lei entro un breve periodo azzererà la giunta e la ricomporrà con suoi fedelissimi?
«Non è una cosa concreta, ma non starò certamente sulla graticola. Entro il prossimo mese la coalizione dovrà determinarsi sulle scelte circa la futura competizione elettorale. Da lì si articoleranno delle valutazioni dove risulterà importante la condivisione del percorso finale. Servirà unità di intenti e se non dovesse esserci, valuteremo. Il Comune di Cosenza ha riacquistato rispetto e dignità, non posso recriminarmi nulla. Mi è rimasta impressa l’espressione di una signora che non conoscevo: “Si respira aria di pulito”, ha esclamato nei corridoi».

Chi si aspetta candidi il centrodestra per tornare a Palazzo dei Bruzi?
«Sento diversi nomi, ma dall’altra parte della barricata colgo tanta confusione. Una parte del centrodestra parla di espressioni civiche e un’altra di espressione politica. Dovranno pur candidare qualcuno, io mi auguro soltanto che abbia caratteristiche tali da garantire un dibattito sano e costruttivo alla città».

Chiudiamo con l’argomento De Cicco. Lei sa perfettamente quale sia l’opinione diffusa in città e avrà letto l’intervista che ha rilasciato a Ferragosto alla nostra testata. Resta sempre dell’idea che le liste del consigliere regionale saranno al suo fianco?
«Credo che non ci siano motivi per averne una differente. Io non chiedo e non mi aspetto gratitudine da nessuno. Chiedo lealtà. Abbiamo operato per 5 anni insieme in questo Comune, ritengo anche in modo positivo considerato che il suo consenso è cresciuto. Io ho avuto grande fiducia in lui per la gestione dei settori dove ha operato e le risorse messe a bilancio per la manutenzione gli hanno permesso di fare bene in città. Quindi non ho motivo di credere che possa battere sentieri differenti, anche alla luce di quella conferenza stampa dove l’espressione di convergenza sul sottoscritto fu chiara».