Nuova priorità tra i tanti dossier aperti in Calabria: avvocati, verifiche informatiche e “avvertimenti”. Il governatore si affida a una società specializzata per la fase due della sua battaglia contro gli insulti ricevuti online, seguendo una strada già percorsa da altri politici, vip e influencer
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Nuova priorità, tra i tanti dossier aperti in Calabria, per il governatore Occhiuto: la caccia agli hater con tanto di avvocati schierati e società specializzata.
Ecco un esempio: «Gentile signor XX, la presente in nome e per conto del signor Roberto Occhiuto che mi ha conferito espresso mandato al fine di rappresentare quanto segue». L’incipit della lotta rivolta agli “odiatori social” è burocratico come impone la prassi legale. Il presidente della Regione Calabria ha scelto una strada già intrapresa da altri politici e pure da qualche vip: si parte con la lettera e poi, chissà, si arriva a una richiesta di risarcimento. Per ora tutto suona più come un avvertimento: «A seguito di approfondite verifiche informatiche, operate dalla società Talento Company srl che si occupa dei diritti d’immagine, è stata riscontrata la presenza di un contenuto lesivo dell’immagine, della reputazione e dell’onorabilità del signor Roberto Occhiuto del seguente tenore letterale: “Venduto”, pubblicato attraverso il profilo (…) potenzialmente riconducibile alla sua persona».
Di comunicazioni del genere ne sono partite a centinaia: è presto per capire se si trasformeranno in cause per diffamazione o tutto si chiuderà con un rimbrotto. Di sicuro lo spavento – per chi l’ha ricevuta – è assicurato: i nomi di otto avvocati tra i mittenti, una società specializzata nella caccia alle offese sui social e il tono non lasciano dubbi. È, in effetti, la fase due di uno degli “impegni” presi dal governatore nei giorni in cui esplose il caso giudiziario che lo vede indagato in parte a Catanzaro e in parte a Roma. Occhiuto, in un video, si difendeva dalle accuse e mostrava frasi che riteneva ingiuriose: alcune attribuite alla stampa, altre ai suoi odiatori. Ora contro questi presunti haters è partita l’offensiva affidata a un’azienda del settore.
Occhiuto è in buona compagnia. Solo pochi mesi fa Silvia Salis, sindaca di Genova e papabile leader del campo largo, ha affidato a un video sui social la sua scelta di optare per la tolleranza zero e trasformare gli insulti ricevuti sul web in un’opportunità di sostegno concreto per le donne vittime di abusi: «Chi mi ha dato della p*****a sui social alla fine pagherà». La sindaca di Genova ha annunciato su Instagram di aver definito il primo risarcimento da 5.000 euro frutto di una delle tante querele presentate contro chi, protetto da uno schermo, ha utilizzato nei suoi confronti «parole violente e degradanti».
Ma già nel 2025 l’elenco di politici e vip che si erano cimentati – per interposti studi legali – nella ricerca di presunti haters era lungo e oggetto delle attenzioni della cronaca (e anche di qualche critica): c’erano Susanna Ceccardi, Simone Pillon, Licia Ronzulli e Daniele Capezzone. Ma anche l’ex deputato leghista Guglielmo Golinelli, David Parenzo, Morgan e Alessandro Basciano. Italo Bocchino invece aveva già smesso. Fu il Fatto Quotidiano a piazzare i riflettori su quello che nel tempo è diventato un business, seppure con un approccio riveduto e corretto. Tra gli studi legali più impegnati ci sono il Virgili di Modena e proprio la Talento Company di Roma alla quale si è affidato Occhiuto.
Talento Company è una società fondata nel 2021, specializzata nella gestione dei diritti di immagine e nella tutela legale e strategica del personal brand di personaggi pubblici e creator. L'attività dell'azienda include servizi di consulenza amministrativa, fiscale e la difesa della reputazione online.
Chi ha rinunciato alla caccia online è, come detto, Italo Bocchino: nove mesi fa ha disdetto il contratto con Anti hater spiegando che «il metodo non mi convinceva, ma resto dell’idea che sia un diritto difendersi dagli hater nei modi previsti dalla legge».
A proposito di metodo, in una prima fase, alle lettere inviate corrispondeva anche una quantificazione del danno diretta a seconda dell’offesa ricevuta: più o meno da 2.500 a 5mila euro. Qualcuno proponeva una conciliazione bonaria a chi lo ha offeso scrivendogli “Leccac… dei potenti”. Altri, come un parlamentare leghista invitavano a una negoziazione uno che gli aveva scritto “vai a cag…”. Nella lettera inviata da Occhiuto non ci sono invece richieste esplicite.
In ogni caso negli ultimi anni vip, politici e influencer hanno inviato migliaia di comunicazioni del genere. Fanno tutte parte del business della diffamazione online e resta da verificare quanto reggerebbero di fronte a un giudice. Di sicuro mettono un po’ d’ansia.



