«Abbiamo espresso tante volte il nostro punto di vista sul Partito Democratico, ribadendo la necessità di una strutturazione rispettosa delle regole democratiche, con una duplice finalità: garantire tutti gli iscritti e rendere riconoscibile il PD nei confronti degli elettori. Nessuno ci ha dato retta. In un continuo avvitarsi su se stesso, il PD ha sempre stritolato chiunque si è avvicinato». Inizia così la nota redatta dall’associazione politico-culturale “Controcorrente”.

«All’occorrenza, una telefonata romana - opportunamente richiesta - giustifica l’immobilismo. In questo contesto una causa importante della crisi è l’assenza di preparazione ai ruoli, l’assenza di quel partito palestra auspicato e sperimentato da Fabrizio Barca, ma scansato come la peste.

Così si capisce il silenzio in cui si è consumata l’esperienza Lettieri, l’ennesimo esempio del vuoto che si cerca di riempire con un volto nuovo, una nuova sperimentazione, una nuova speranza, come se questo bastasse a recuperare consenso col minimo sforzo, senza contenuti, senza il coraggio di una vera rivoluzione interna.

Meglio, semmai, accordi trasversali. Le responsabilità sono diffuse, nessun livello è esente: errori e orrori di cui nessuno risponde. Anche laddove sarebbe facile organizzare iniziative politiche - si veda l’ultimo referendum sulla giustizia - abbiamo registrato ancora il silenzio delle strutture di partito. Allora cosa fare? Quale medicina proporre ad un malato che non vuole guarire? O che non deve guarire. E mentre queste domande assillano le menti dei vari segretari, dal nazionale a quelli locali, quello che avevamo definito l’altro PD prova a riempire il vuoto, con iniziative tutte orientate alle scadenze elettorali.

Ormai è quasi inutile ribadire che è tardi per recuperare. Procrastinare riunioni e sperare sempre nelle prossime elezioni (e in qualche posto utile nei listini bloccati, temendo le sfide nei collegi o la reintroduzione delle preferenze) ha asfissiato il partito. I responsabili di queste scelte hanno inanellato una quantità di sconfitte, dalle regionali, alle provinciali alle amministrative.

Controcorrente ha provato a fare Controcorrente, fino a farci da parte quando qualcuno ci ha tacciati strumentalmente di fare "la solita polemica”. È ora evidente che polemica non era. Semmai siamo stati Cassandra: abbiamo percepito in anticipo il disagio di tanti che poi sono andati via dal PD.

La cura, imposta da Roma, a questo punto rivelatasi una purga, ha funzionato. Non ha certamente funzionato l’operazione Lettieri che è, ormai, insostenibile anche a voler fare finta di niente. È ora che se ne prenda atto e si trovi il coraggio di una vera svolta», conclude la nota dell’associazione politico-culturale “Controcorrente”.