Sedici anni di commissariamento, una sanità che continua a fare i conti con criticità strutturali e una domanda destinata a far discutere: la Calabria è davvero uscita dal commissariamento perché ne aveva finalmente maturato le condizioni o quella decisione è stata il risultato di uno scambio politico sull’autonomia differenziata?

È la tesi attorno alla quale ruota Il baratto – L’uscita che non c’è. L’inconfessabile scambio del Governatore della Calabria fra l’autonomia differenziata e il commissariamento sanitario, il libro-inchiesta firmato da Carlo Guccione e dal giornalista Massimo Clausi, con il supporto tecnico-scientifico di Remo Pulcini, in uscita nei prossimi giorni.

Un titolo che anticipa già la conclusione alla quale arrivano gli autori: dietro la fine del commissariamento sanitario della Calabria, sancita dal Consiglio dei ministri il 22 aprile 2026, ci sarebbe stato un passaggio politico ben più complesso di quello consegnato agli atti ufficiali.

Dal 2009 alla fine del commissariamento

Il volume parte dal 2009, quando la Calabria entrò nel lungo percorso di commissariamento sanitario, e attraversa sedici anni di piani di rientro, conti, riorganizzazioni e difficoltà nel garantire servizi adeguati ai cittadini.

Guccione conosce direttamente la materia: già consigliere e assessore regionale del Partito democratico, è stato responsabile nazionale per il Mezzogiorno della sanità ed è autore del saggio Amara verità, pubblicato nel 2022 e dedicato proprio alle criticità del sistema sanitario calabrese.

Clausi, giornalista professionista dal 2002 e analista politico del gruppo editoriale Diemmecom, ha invece firmato nel 2009 l’instant book Le navi dei veleni.

Insieme ricostruiscono il percorso che porta fino alla decisione del Governo di chiudere formalmente la stagione commissariale.

Il nodo dell’autonomia differenziata

È però nella fase conclusiva che, secondo gli autori, si troverebbe la chiave politica dell’intera vicenda.

Il libro concentra l’attenzione sulla Conferenza Stato-Regioni e sulle trattative relative alle pre-intese per l’autonomia differenziata in materia sanitaria.

Secondo la ricostruzione proposta nel volume, alcune Regioni – tra cui la Calabria – avrebbero subordinato il proprio assenso a regole certe per l’uscita dal Piano di rientro e dal commissariamento.

Ed è proprio in questo passaggio che Guccione e Clausi individuano quello che definiscono il «baratto»: il sostegno al percorso dell’autonomia differenziata in cambio della possibilità di chiudere la lunga stagione commissariale.

Una tesi che gli autori sostengono di documentare attraverso una serie di atti e documenti finora mai pubblicati.

«L’uscita che non c’è»

Il sottotitolo del libro è altrettanto esplicito: L’uscita che non c’è.

Perché, nella lettura degli autori, la fine formale del commissariamento non coinciderebbe necessariamente con la soluzione dei problemi che lo avevano determinato.

Il volume mette infatti in fila una serie di dati che, secondo Guccione e Clausi, mostrerebbero come la sanità calabrese sia rimasta sostanzialmente ferma su diversi indicatori, soprattutto sul terreno dei servizi offerti ai cittadini e dell’equilibrio dei conti.

Gli autori riconoscono alcuni miglioramenti, ma sostengono che il quadro complessivo non sia radicalmente diverso da quello che sedici anni fa aveva portato la Calabria sotto commissariamento.

L’allarme sui conti e sui servizi

Ed è proprio qui che il libro promette di aprire il fronte più delicato.

Perché l’uscita dal commissariamento, sostengono gli autori, non cancellerebbe automaticamente le fragilità accumulate in oltre un decennio e mezzo. Anzi, proprio i dati economici e quelli relativi all’offerta sanitaria vengono utilizzati per mettere in discussione l’idea che la Calabria abbia realmente superato le condizioni che avevano determinato l’intervento straordinario dello Stato.

Una ricostruzione destinata inevitabilmente ad alimentare il confronto politico, perché tocca insieme due dei dossier più sensibili per il Mezzogiorno: sanità e autonomia differenziata.

E pone una domanda che attraversa tutto il volume: se il commissariamento è finito, è davvero finita anche l’emergenza sanitaria calabrese?