La consigliera regionale di Casa Riformista–Italia Viva attacca il provvedimento discusso a Palazzo Campanella: «Non c’è strategia, si governa per annunci». Nel mirino anche Azienda Zero e le promesse mancate sugli ospedali delle aree interne.
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Filomena Greco (Casa Riformista)
«Una legge che dal punto di vista tecnico non ha un collegamento serio con il Piano sanitario regionale, con i piani di fabbisogno del personale, con una strategia stabile di reclutamento. Si tratta dell’ennesima misura emergenziale messa in campo dal presidente Occhiuto che sui social immagina e racconta una realtà che poi di fatto non esiste».
È quanto ha affermato la consigliera regionale di Casa Riformista-Italia Viva, Filomena Greco, in merito alla legge sulla continuità dei servizi sanitari regionali discussa oggi a Palazzo Campanella.
Il gruppo di Casa Riformista non ha condiviso gli elementi strutturali del testo e ha evidenziato i forti profili di illegittimità che contiene. Al contempo attraverso questa legge «almeno per ora è possibile evitare la chiusura dell’ospedale di Polistena, del consultorio di Cariati che ad oggi è senza ginecologo, di quei reparti che reggono solo grazie al sacrificio dei medici in pensione che scelgono di aiutare le loro comunità».
Rispetto ad Azienda Zero, la capogruppo di Casa Riformista-Italia Viva ha sottolineato: «Dovrebbe essere il perno della riorganizzazione ma ancora ad oggi è uno strumento vuoto, più burocratico che operativo, incapace finora di dare risposte concrete sul reclutamento, sulla mobilità, sulla programmazione».
È auspicabile che «le funzioni ospedaliere siano separate da quelle territoriali così come lo è la presenza e l’operatività di una struttura terza, magari la stessa Azienda Zero, in grado di fare controlli sulla gestione e sull’erogazione dei servizi da chiunque vengano forniti (strutture pubbliche, strutture private, accreditate o meno). Ma resta il punto: quando questi strumenti che da 4 anni sono sul tavolo diventeranno finalmente operativi? Quando si passerà dalla narrazione alla realizzazione? Anche sul piano finanziario si fa finta che il problema non esista: nessun onere regionale, tutto scaricato sulle Aziende sanitarie, già in sofferenza, già costrette a rincorrere l’emergenza».
Per Filomena Greco «è arrivato il momento che Occhiuto chiuda qualche canale social e apra un confronto serio e costruttivo per dare risposta alle tante sofferenze che stanno soffocando la nostra regione. L’ultima tragica morte di un cittadino di Longobucco tiene insieme almeno due grandi ferite della nostra Calabria: la sanità “lontana” e i diritti negati per chi vive nelle aree interne».
Sono cittadini che vivono lontano dai grandi centri, nelle aree montane, nei piccoli comuni, in quei territori dove negli anni, senza visione, si è deciso di chiudere ospedali senza mai realizzare davvero quella medicina territoriale promessa: le case della salute, i presìdi di prossimità. Sono gli ospedali di Cariati, di Trebisacce, di Praia a Mare così come gli altri quattordici «chiusi e mai realmente riconvertiti, nonostante atti formali, sentenze, delibere e persino finanziamenti già previsti e allocati. Non casi isolati, ma il segno di una scelta sistemica fatta negli anni senza una vera alternativa territoriale».
La leader regionale di Italia Viva ribadisce di «avere salutato con favore il reinserimento dell’ospedale di Cariati nella rete ospedaliera». Del resto Filomena Greco da Sindaco così come tanti suoi concittadini, si è battuta con forza per salvare il “Cosentino”.
Poi la consigliera regionale di Casa Riformista - Italia Viva si rivolge a Occhiuto: «La domanda che i cittadini si pongono è semplice e concreta: quando diventerà operativo, presente, reale l’ospedale di Cariati? Perché due giorni prima delle elezioni europee del 2024 lei pubblicava un video, tecnicamente impeccabile, affermando l’avventura riapertura del pronto soccorso di Cariati. Un annuncio che, a distanza di due anni, non ha trovato riscontro nella realtà. Siamo quasi a maggio 2026: sono passati due anni e ad oggi non ci sono nemmeno le porte della camera calda per l’ingresso delle ambulanze, figuriamoci anestesisti, infermieri, personale, turnazioni. Lo stesso accade per l’ospedale di Palmi: anche qui promesse, rinvii, nuove scadenze».
«La sanità non può essere terreno di spot né di narrazioni consolatorie: è un diritto fondamentale e come tale deve essere garantito in modo uguale a tutti, indipendentemente dal luogo in cui si nasce o si vive. Per questo continuiamo a sostenere che la sanità debba tornare ad avere una regia nazionale forte e non essere frammentata in venti sistemi diversi, che producono disuguaglianze intollerabili, soprattutto per regioni fragili come la Calabria. Alla vigilia di scelte decisive come l’autonomia differenziata, il rischio è quello di certificare per legge cittadini di serie A e cittadini di serie B. Casa Riformista–Italia Viva continuerà a stare dalla parte della realtà, dei territori e delle persone, chiedendo meno propaganda e più programmazione, meno emergenze e più soluzioni strutturali. Perché la vera sfida non è raccontare una Calabria che funziona, ma farla finalmente funzionare davvero», conclude la nota.




