Tornano i riferimento alle testate “nemiche” nonostante in molti sostengano che Futuro Nazionale sia un fenomeno creato proprio dai media. Polemico anche il deputato lametino che con le sue citazioni è arrivato sulle cronache nazionali: non ci era riuscito neanche quando aveva presentato la fondamentale proposta di legge sull’istituzione della giornata della sartoria italiana
Tutti gli articoli di Politica
PHOTO
Ora il balzo nel passato c’è tutto. Non bastava il deputato Domenico Furgiuele ad accendere la platea di Futuro Nazionale chiamando il pubblico dell’auditorium della Conciliazione “Camerati”. Ora il generale Vannacci ha tirato fuori le liste di proscrizione dei media, la linea di demarcazione fra la stampa buona e quella cattiva. Il motivo del risentimento è per quello che è stato scritto su Futuro Nazionale. Da qui la lista dei cattivi con un elenco di nomi e cognomi di alcuni giornalisti partendo da Repubblica, “la capofila”, ma poi elencando giornalisti del “Fatto Quotidiano”, “il Foglio”, ma anche della tv come «Sigfrido Ranucci e Gad Lerner». «L’infiltrazione dei giornalisti è già iniziata – dice il Generale – registrano di nascosto, come se si infiltrassero tra i Vietcong e io fossi il colonnello Kurtz».
Del resto l’aria che tirava attorno ai media è stata sin da subito chiarissima. I giornalisti presenti alla convention non sono stati fatti circolare fra i delegati. Sono stati chiusi in una stanza in prossimità dell’auditorium, guardati a vista dai fedelissimi del Generale con un servizio d’ordine che vietava persino di uscire per fumare, non sia mai i pericolosi cronisti intercettassero qualcuno nella pausa.
Il vero paradosso è che dal meloniano Giovanni Donzelli in giù tutti dicono che Vannacci è una creatura mediatica. Il responsabile organizzativo di Fratelli d’Italia sfoggia ottimismo parlando di una bolla mediatica che prima o poi esploderà. Bisogna vedere però quando, visto che gli ultimi sondaggi (Swg/La7) la danno ormai al 5,3% cioè ad un passo dalla Lega data al 6%. Del resto che un po’ sia così, lo sa lo stesso Generale che dopo l’elenco di proscrizione, che sa di una riedizioni a colori del ventennio, ironicamente ringrazia: «Se siamo qui, è grazie a loro».
Qui, è un punto difficile da scorgere perché appunto i sondaggi sono ormai incontrollabili. E i media si innamorano di Furgiuele Domenico, deputato ex leghista da Lamezia Terme. In pochi secondi è diventato il personaggio del giorno. Il buon Domenico sempre l’altra domenica all’Auditorium sembrava essersi finalmente liberato. Ha espresso finalmente tutto il suo pensiero, senza le briglie che inevitabilmente ti pone una forza di governo. Del resto la provenienza di Furgiuele è quella. Tutti ricordano quanto accaduto nel gennaio scorso quando il deputato organizzò una conferenza stampa a Montecitorio per presentare la proposta di legge di iniziativa popolare sulla remigrazione animata dal comitato "Remigrazione e Riconquista” formato da gruppi come CasaPound. I deputati del centrosinistra irruppero in aula cantando “Bella Ciao” fino al punto che il presidente della Camera annullò, per motivi di ordine pubblico, la conferenza. Ma oggi Furgiuele può finalmente esprimere se stesso.
Allora non solo il grido “Camerati”, ma anche un’analisi politica sulle strategie dei futuristi. «Noi crediamo nell'azione che non si piega al politicamente corretto – ha gridato al microfono – ed è per questo che rivendichiamo delle battaglie che altri in nome di una moderazione schifosa hanno abbandonato. Battaglie che sanno di identità la remigrazione che non è il razzismo, non è odio, non è discriminazione, ma è la possibilità che il nostro popolo si possa riappropriare della consapevolezza che la nostra storia non è finita. Il nostro giorno verrà ed il nostro giorno è arrivato». Un po’ Cetto La Qualunque, un po’ Italo Balbo, Furgiuele si gode il suo quarto d’ora di notorietà citando i numi tutelari della destra fascista. In particolare all’inizio e alla fine del suo discorso ha piazzato la frase "Tiocfaidh ár lá" in gaelico “Verrà il nostro giorno”, motto dell’Ira di cui Bobby Sands è una delle figure più iconiche. Quale sia il giorno e di quale giogo l’Italia debba liberarsi non è dato saperlo.
Poi ha citato anche i martiri italiani della destra. «Oggi voglio ricordare Sergio Ramelli, il suo sacrificio… la ripresa di un'idea ha un costo, ma che nessuna persecuzione, neanche quella della stampa (ci risiamo, ndr), potrà fermare un ideale». Ma lo zenit del discorso lo ha raggiunto quando ha citato il vero mantra della destra italiana, quello tradito da Meloni e i suoi. «Dio, Patria e famiglia, che sono i custodi ancora della casa dell'uomo. Dio il tetto, la Patria il pavimento, la famiglia il focolare. Sarà un percorso difficile, rimaniamo uniti perché tanti saranno gli attacchi». E che Dio, Patria e famiglia fossero le bussole del deputato era abbastanza evidente a chiunque lo segua sui social dove, ogni domenica, pubblica foto di lui e la gentile consorte, sovente con in mano deliziose padellate di manicaretti di ogni tipo.
Avoglia che Francesco Filini, responsabile del programma di FdI, dica oggi al Foglio che la destra di Vannacci è la destra caricaturale che ha sempre disegnato la sinistra, una destra caricaturale e rimasta congelata nel tempo. Intanto il deputato calabrese viene ripreso da tutti i giornali nazionali, cosa che non gli era mai riuscita durante i quasi dieci anni di legislatura, nonostante la presentazione di ben cinque disegni di legge come primo firmatario fra cui la fondamentale proposta sulla “Istituzione della giornata nazionale della sartoria italiana”. Lui, core ingrato, continua come il generale, ad attaccare la stampa con cui non ha mai avuto un gran rapporto, infischiandosene del fatto che Vannacci e i suoi futuristi, dopo Salvini naturalmente, l’hanno creato proprio i media.




