«Oggi hanno vinto i calabresi». È il filo conduttore della conferenza stampa con cui le opposizioni in Consiglio regionale hanno celebrato il via libera dell'Ufficio centrale regionale per il referendum, istituito presso la Corte d'Appello di Catanzaro, alla consultazione popolare sulle modifiche allo Statuto della Regione Calabria che introducono i sottosegretari alla Presidenza della Giunta e l'allargamento dell'esecutivo.

Da Lamezia Terme arriva un messaggio politico unitario rivolto al presidente della Regione Roberto Occhiuto: ritirare la riforma oppure lasciare che siano i cittadini a pronunciarsi con il referendum. Per i consiglieri di minoranza, la decisione dell'Ufficio centrale regionale segna una battuta d'arresto per la strategia della maggioranza e riafferma il diritto dei calabresi a esprimersi sulle modifiche statutarie.
Tra gli interventi, quello del capogruppo Pd in Consiglio regionale Ernesto Alecci, che ha parlato di «una vittoria della democrazia». «Non ha vinto soltanto il centrosinistra – ha affermato – ma hanno vinto i calabresi, perché modifiche come quelle allo Statuto, con l'introduzione di nuove poltrone, non possono essere approvate passando sopra la volontà dei cittadini. Lo avevamo detto fin dall'inizio, abbandonando l'Aula e annunciando che avremmo fatto tutto il possibile per fermare questa riforma».

Alecci ha ricordato anche la raccolta firme promossa dalle opposizioni, che aveva già superato le cinquemila adesioni, e ha ringraziato i legali che hanno seguito il ricorso – i professori Andrea Lollo e Paolo Falzea e l'avvocato Antonio Ionà – sottolineando come il provvedimento dell'Ufficio centrale regionale «crei un precedente importante anche a livello nazionale», affermando il principio secondo cui modifiche di questo tipo devono essere sottoposte a referendum confermativo. Per l'opposizione, adesso la scelta spetta al governatore. «La palla passa al presidente Occhiuto – ha detto Alecci –. Può tornare in Aula e cancellare una riforma che riteniamo sbagliata oppure avviare immediatamente l'iter per indire il referendum, come prevede l'ordinanza».


Nel caso si arrivi al voto, le minoranze annunciano una nuova mobilitazione sul territorio. «Continueremo a essere nelle piazze della Calabria – ha spiegato il consigliere – per spiegare ai cittadini perché diciamo no alla moltiplicazione delle poltrone e dei costi della politica, mentre la sanità continua a vivere una fase di grave difficoltà e i problemi dei calabresi restano irrisolti». Alecci ha poi puntato l'attenzione anche sui costi della riforma, stimati in oltre 300mila euro annui, ai quali si aggiungono le strutture di supporto. «Proprio ieri è stata pubblicata una procedura di mobilità per assegnare personale alla struttura del sottosegretario. Avevamo denunciato il rischio che queste nuove figure si portassero dietro ulteriori collaboratori e segreterie. Siamo all'assurdo». Il consigliere ha annunciato che le opposizioni stanno valutando anche un esposto alla Corte dei Conti. «Potrebbero profilarsi elementi di danno erariale e intendiamo approfondire anche questo aspetto».
Sulla stessa linea il capogruppo di Tridico Presidente, Enzo Bruno, che ha definito la decisione dell'Ufficio centrale regionale «una vittoria del diritto dei cittadini a decidere». «La Corte d'Appello – ha dichiarato – ha dato ragione ai consiglieri di minoranza, smentendo chi aveva tentato di impedire ai calabresi di pronunciarsi su una scelta che riguarda direttamente l'organizzazione della Regione e l'utilizzo delle risorse pubbliche. Oggi quella linea è stata bocciata».
Con il pronunciamento dell'Ufficio centrale regionale, il confronto si sposta ora sul piano politico. Occhiuto dovrà decidere se fare marcia indietro sulla riforma o lasciare che sia il corpo elettorale calabrese a esprimere l'ultima parola.

Sul piano tecnico, il costituzionalista Andrea Lollo, ha spiegato le ragioni della decisione dell'Ufficio centrale regionale, definendola una pronuncia destinata ad avere effetti immediati.
«Ci troviamo davanti a una legge di revisione dello Statuto regionale – ha spiegato –. L'articolo 123 della Costituzione prevede una procedura rafforzata proprio perché le modifiche allo Statuto, che rappresenta la "piccola Costituzione" della Regione, possano essere sottoposte al giudizio dei cittadini attraverso un referendum confermativo».
Secondo Lollo, la legge regionale approvata quest'anno aveva introdotto una distinzione tra modifiche "puntuali e organizzative" e modifiche ai principi fondamentali dello Statuto, escludendo per le prime la possibilità di richiedere il referendum. «Abbiamo contestato proprio questa previsione – ha spiegato – sostenendo che fosse in contrasto con l'articolo 123 della Costituzione. Il collegio ci ha dato ragione».

Per il professore, la decisione produce due effetti immediati. «Il primo è l'obbligo per il presidente della Regione e per il segretario generale di avviare il procedimento per indire il referendum. Il secondo riguarda gli atti adottati sulla base della norma contestata. Le nomine dei sottosegretari e gli atti conseguenti, comprese le strutture di supporto, risultano privi di una valida copertura legislativa, con tutti i possibili profili di responsabilità che ne derivano».