C’è una Calabria che corre, o almeno vorrebbe farlo, e una Calabria che resta immobile, arroccata nei palazzi del potere a tessere trame di sottogoverno. Il contrasto, stavolta, non è solo una sensazione amara ma è scolpito nei numeri gelidi di un report pubblicato nelle ultime ore dalla fondazione OpenPolis.

L’analisi sullo stato delle infrastrutture sportive nelle scuole italiane ci consegna una fotografia impietosa: la nostra regione è il fanalino di coda del Paese. In Calabria, appena il 21% degli edifici scolastici dispone di una palestra o di una struttura sportiva degna di questo nome. Significa che per quasi otto studenti su dieci, l'attività fisica — quel diritto alla salute e alla socialità oggi solennemente garantito dalla nostra Costituzione — è un lusso negato o una pratica di fortuna tra corridoi e cortili polverosi.

Mentre i nostri ragazzi perdono il diritto di crescere attraverso lo sport per mancanza di fondi o di visione, la politica regionale sembra viaggiare su un binario parallelo, rapido e generoso solo con se stesso. Proprio mentre uscivano i dati sulla povertà infrastrutturale delle nostre scuole, nell'ultima seduta del consiglio regionale la maggioranza ha approvato l’istituzione di due nuovi sottosegretari.

Parliamo di figure ibride, create ad hoc per supportare la presidenza della Regione. Uomini di fiducia che non avranno deleghe né responsabilità di firma, ma peseranno sulle tasche dei calabresi per la modica cifra di 14mila euro al mese ciascuno.

E il conto non si ferma allo stipendio. Dobbiamo aggiungere le “strutture di supporto" previste per i sottosegretari: un esercito di collaboratori, addetti stampa, portaborse e consulenti. Un’infornata di nomine che trasforma l’istituzione in un ufficio di collocamento per la politica, drenando risorse preziose che spariscono nei rivoli della spesa corrente per il mantenimento del consenso.

Davanti a questo scenario, la rabbia lascia il posto a una domanda di carattere squisitamente morale. Quali sono le reali priorità di chi governa la nostra terra?

Mentre il 79% delle scuole calabresi attende un canestro, una rete o un tappeto per permettere ai giovani di fare sport, la politica risponde moltiplicando le poltrone. Ma c'era davvero bisogno di questi nuovi sottosegretari? Era questa l'emergenza della Calabria in questi primi mesi del 2026?

Non sarebbe stato molto più opportuno, e certamente più onesto verso i cittadini, destinare quei fondi alla riqualificazione delle palestre esistenti o alla costruzione di nuovi spazi per i giovani. Investire in un sottosegretario significa alimentare l'apparato; investire in una palestra significa alimentare il futuro.

Chi siede in Consiglio dovrebbe ricordare che una regione che nega lo sport ai suoi figli è una regione che sta decidendo, consapevolmente, di restare all'ultimo posto.

*Vicepresidente nazionale CSAIn