Il presidente del Movimento La Scossa Alto Tirreno Cosentino chiede chiarimenti sui trenini elettrici finanziati dal Ministero dell’Ambiente per la mobilità sostenibile nel Parco del Pollino: oltre 1,1 milioni di euro mai arrivati nell’area occidentale
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È una lettera dal tono duro e diretto quella inviata alle istituzioni da Antonio Pappaterra, presidente del Movimento La Scossa Alto Tirreno Cosentino, che chiede spiegazioni sul destino dei trenini elettrici destinati alla mobilità sostenibile nel Parco Nazionale del Pollino.
Una dotazione finanziata con oltre 1,1 milioni di euro dal Ministero dell’Ambiente e fondamentale — nelle intenzioni — per migliorare l’accessibilità soprattutto nella Valle del Fiume Argentino, nel territorio di Orsomarso, e nell’area occidentale del parco.
«Vogliamo sapere dove sono, se esistono e se qualcuno li ha mai visti» scrive Pappaterra, sollevando un caso che investe politica, gestione delle aree protette e trasparenza amministrativa.
Nella sua lunga lettera, indirizzata a ministro, viceministro, presidente della Regione Calabria e vertici del Parco, Pappaterra descrive il Pollino come «sempre più un’illusione» e accusa l’ente di «bloccare iniziative di crescita del territorio con restrizioni mai concertate». A suo avviso, i comuni dei Monti dell’Orsomarso — Verbicaro, Orsomarso, Papasidero, Santa Domenica Talao, Aieta, Maierà e altri — «restano abbandonati a burocrazie inutili» mentre i cittadini, dice, «pagano il prezzo della mummificazione del territorio con mancanza di lavoro, emigrazione e spopolamento».
Il punto centrale riguarda i fondi pubblici destinati alla mobilità elettrica nei parchi nazionali. Pappaterra ricorda che:
«Il primo intervento da 660 mila euro per tre trenini non prevedeva l’area occidentale del Parco», mentre il secondo finanziamento da 500 mila euro — che avrebbe dovuto portare un trenino proprio nella Valle del Fiume Argentino — «dopo tre anni non è mai arrivato nella realtà tridimensionale». Un passaggio, questo, in cui il presidente sottolinea come «non si conoscano modalità, tempi, percorsi e criteri di utilizzo dei mezzi in zona protetta».
La richiesta è chiara: «Vogliamo sapere se questi trenini sono stati acquistati, dove si trovano e come verranno utilizzati», scrive Pappaterra, richiamandosi al diritto di accesso agli atti previsto dal D.lgs. 97/2016 e dallo Statuto del Parco. Chiede inoltre un resoconto puntuale su «tutte le spese sostenute in Calabria» nell’ambito della misura ministeriale e una definizione concreta di “mobilità sostenibile” nei sentieri e nei percorsi «abbandonati da decenni» nelle aree occidentali del Pollino.
La lettera si chiude con l’attesa di «un riscontro positivo» da parte delle autorità coinvolte. Intanto, nelle comunità dell’Alto Tirreno cresce l’interrogativo: i trenini elettrici destinati al Pollino esistono davvero? E se sì, perché non sono mai arrivati dove erano attesi?

