Una lettera di genitori e alunni scontenti crea scompiglio. Ma la scuola chiarisce tutto e anche i rappresentanti degli studenti difendono le scelte della dirigenza: «Sapevano tutti modalità, massimali e tempi del viaggio di istruzione»
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Nel periodo tra febbraio e marzo, nelle scuole di tutta Italia circola con insistenza una sola parola: gita. I ricordi legati ai giorni dei viaggi di classe, per alcuni i primi di assoluta indipendenza dal tetto di mamma e papà, restano indelebili anche se i decenni trascorrono. Ma oggi le gite sono anche, e soprattutto, una nota dolente per le famiglie, più di quanto siano gioiose per gli alunni.
La ragione è semplice: i prezzi per trasporti, pernottamenti e vitto sono alle stelle. Negli ultimi cinque anni sono aumentati in modo esponenziale. Nonostante tutto, i Consigli d’Istituto votano quasi sempre per il “sì” ai viaggi di istruzione e, quindi, alle porte della primavera arriva il conto da pagare: salatissimo. Chi può permetterselo parte, tutti gli altri restano a casa.
Una discriminazione che la scuola italiana tollera chiudendo entrambi gli occhi, sguarnita di fondi che possano andare incontro alle esigenze delle famiglie meno abbienti. Il risultato è che spesso i dirigenti scolastici si trovano a discutere su vari fronti con ragazzi e genitori e alla fine qualcuno esce sempre scontento.
È il caso di un gruppo di studenti e genitori del Liceo scientifico “Scorza” di Cosenza, che ha scritto una piccata lettera denunciando il fatto che all’improvviso – sostengono – si sono trovati costretti a saldare in due giorni un conto di 400 euro per una gita nel Lazio di cinque giorni, lamentando la mancata possibilità di rateizzare il pagamento o almeno di prorogarlo.
La protesta, però, si scontrerebbe con i verbali redatti nei vari Consigli d’Istituto, che già dal mese di novembre avevano messo in chiaro durata del viaggio, costo massimo e modalità di saldo. Insomma, tutti erano a conoscenza di tutto per tempo.
«Questa lettera mi sorprende molto – ci dice al telefono la dirigente, Rosanna Rizzo -. Siamo sempre stati la scuola del dialogo, la mia porta è sempre aperta. Non capisco una segnalazione del genere ai media, che tra l’altro verte su un punto discusso a lungo negli organi collegiali. Non siamo un istituto insensibile alle esigenze dei nostri studenti, né tantomeno abbiamo mai applicato logiche discriminatorie. Anzi, al contrario. Per farle un esempio, abbiamo smosso mari e monti per permettere ai nostri alunni di accedere all’Erasmus, che è gratuito, e siamo stati tra i primi qui. E, se devo essere sincera, visto che il Ministero prevede solo 150 euro di contributo per le famiglie con Isee sotto i 10mila euro, io le gite le abolirei del tutto, perché queste sì che creano discriminazioni. Ma fino a quando vengono approvate in Consiglio, dobbiamo procedere. Qui parliamo di un viaggio di cinque giorni che prevede anche una tappa con pernottamento a Roma, e chi viaggia sa quanto costa dormire oggi nella Capitale.»
Quanto all’impossibilità di una rateizzazione, la dirigente parla carte alla mano. «Le agenzie di viaggio ci concedono per poco tempo la possibilità di bloccare hotel e mezzi di trasporto: sono opzioni che scadono rapidamente e richiedono una conferma immediata del numero dei partecipanti, altrimenti perdiamo la prenotazione. La scuola, per legge, non può anticipare soldi al posto delle famiglie: usare fondi pubblici per coprire pagamenti privati sarebbe irregolare. L’istituto può assumere impegni solo quando ha già incassato le quote; diversamente rischierebbe problemi amministrativi e contabili.»
La dirigente aggiunge un ultimo elemento: «Proprio nei giorni precedenti alla scadenza, la scuola è rimasta chiusa per l’allerta meteo. Questo stop forzato ha rallentato ulteriormente un’organizzazione già compressa dalle scadenze dell’agenzia.»
Anche i rappresentanti degli studenti nel Consiglio d’Istituto fanno quadrato attorno alla dirigente: «Siamo sbalorditi. Tutto era stato chiarito nei dettagli già a dicembre, e per tutto intendiamo meta, costo massimo e tempistiche del saldo. Inoltre non ci è arrivata nessuna richiesta scritta di supporto: se fosse accaduto, ci saremmo mossi subito per aiutare chi non poteva permettersi il viaggio.»

