Dalle fermate degli autobus segnate male su Google Maps al riconoscimento internazionale: il percorso di un esperto digitale calabrese che ha scelto di mettere la tecnologia al servizio della comunità. Al Product Expert Summit 2026 di Barcellona, Google ha assegnato il Social Media Award al calabrese Gabriele D’Ambrosio. Il Summit è l’appuntamento che ogni anno riunisce la rete internazionale dei Product Expert. D’Ambrosio fa parte da anni della community di Google Maps e, per lui, il premio rappresenta un traguardo, ma anche «un momento di riflessione sul percorso compiuto».

Tutto comincia da un problema pratico. Tra il 2015 e il 2016, durante alcuni viaggi, D’Ambrosio utilizza le nuove funzioni di Google Maps dedicate al trasporto pubblico: fermate sulla mappa, orari dei mezzi, aggiornamenti in tempo reale. Si accorge, però, che la mappa e la realtà non sempre coincidono. A volte la fermata indicata sullo schermo si trova in un altro punto, gli orari sono sbagliati, alcune informazioni mancano. «Da informatico, ma soprattutto da utilizzatore consapevole», si chiede come poter migliorare uno strumento utilizzato ogni giorno da milioni di persone. Inizia così a verificare, segnalare e correggere i dati.

Questo lavoro lo porta a conoscere la community internazionale dei Google Maps Local Guides e, successivamente, quella italiana. Qui comprende che contribuire non significa soltanto correggere una posizione sulla mappa, ma anche aiutare gli altri utenti a utilizzare meglio gli strumenti e condividere le proprie conoscenze.

Con il tempo, il suo impegno si estende anche a Google Street View. Ad Atene realizza un percorso fotografico a 360 gradi nel National Garden, il Giardino Nazionale. A Cosenza documenta Corso Mazzini dopo la sua trasformazione in isola pedonale: le immagini ufficiali risalivano a quando la strada era ancora aperta alle auto, così decide di aggiornare personalmente la rappresentazione digitale del cuore della città.

Questo impegno gli vale il titolo di Google Maps Product Expert, che gli consente di partecipare agli incontri internazionali organizzati da Google. Durante la pandemia gli appuntamenti si svolgono a distanza, poi tornano in presenza: Zurigo nel 2024, Dublino nell’ottobre 2025 e, ora, Barcellona. Qui, racconta, ritrova molte delle persone conosciute nel corso degli anni, diventate «punti di riferimento» del suo percorso.

Utilizza computer e strumenti digitali da quasi trent’anni, dai tempi dei modem a 56k. Nel frattempo ha sviluppato competenze che spaziano dalla fotografia e dal video al graphic design, dallo sviluppo web alla comunicazione digitale.

Per lui, il premio di Barcellona riconosce soprattutto un modo di intendere la tecnologia, che «non è fatta soltanto di software, algoritmi, applicazioni e dispositivi. È fatta soprattutto di persone, relazioni e possibilità di partecipazione». Chi sviluppa le piattaforme ha il compito di renderle comprensibili e accessibili a tutti. Gli utenti, dal canto loro, devono imparare a utilizzarle in modo consapevole e a trasformare ogni interazione digitale in «un’esperienza di crescita collettiva».

È una convinzione maturata ai tempi in cui si collegava a Internet con un modem a 56k e che, ancora oggi, continua ad accompagnarlo.

Il Social Media Award premia il suo lavoro nella comunicazione: cosa ha convinto Google e cosa racconta di diverso la sua attività sui social rispetto a quella sulle mappe?

Non cerco mai di costruire a tavolino un racconto o una storia artificiale. Amo valorizzare prospettive e dettagli che troppo spesso restano nascosti o dimenticati.

Un sapore o un profumo non possono attraversare uno schermo, ma possiamo provare a condividere quelle emozioni che ci riportano a una dimensione più profonda e autentica di noi stessi. È questo che cerco di fare anche attraverso la comunicazione digitale: raccontare ciò che spesso sfugge allo sguardo.

Lei ha aggiornato personalmente Corso Mazzini su Street View. Quanto conta, per un territorio come la Calabria, essere rappresentato bene online e che cosa manca ancora?

Questa è la domanda delle domande. La mia risposta, da anni, è sempre la stessa: lavorare, bene e con passione. La Calabria ha tante qualità, tante bellezze e una grande genialità, anche digitale. Ma tutto questo deve essere raccontato, valorizzato e messo in rete. Ci vuole impegno, competenza e soprattutto capacità di fare squadra. Perché l’unione fa la forza, anche nel mondo digitale.

Lei dice che la tecnologia è fatta soprattutto di persone. Con l’arrivo dell’intelligenza artificiale, quale ruolo resta alle community di utenti come quella di Google Maps?

Finché l’uomo, con le sue peculiarità e le sue mille anime, saprà ricordarsi di essere umano, continuerà a considerare software e hardware come strumenti potenti da utilizzare, e non come oracoli ai quali affidarsi ciecamente. Le community hanno proprio questo ruolo: mettere al centro le persone, la loro esperienza, la conoscenza dei luoghi e la capacità di condividere. La tecnologia può aiutarci a fare molto, ma sono ancora le persone a darle un senso. E questo, anche nell’era dell’intelligenza artificiale, non dovrebbe cambiare.