Il grave incidente in moto, l’ictus, i fallimenti professionali, la crisi economica, la depressione e la scoperta salvifica della fede. L’attore e autore del libro “La vita accade per te” confessa: «È nella solitudine che ho scoperto Dio»
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Tutto inizia con una telefonata. L’idea gli balena già da un pezzo e provare non costa niente. Don Santino Borrelli sa che Walter Nudo ha origini mendicinesi e così, dopo essersi procurato il suo numero, un giorno finalmente si decide a chiamarlo.
Il parroco di Mendicino sta organizzando la trentesima Marcia della Riconciliazione, e sarebbe bello se l’attore accettasse di esserne testimonial. Conosciuto dal pubblico per aver interpretato fiction di successo e aver partecipato (vincendoli) al Grande Fratello e all’Isola dei famosi, Walter Nudo ha finito con l’allontanarsi dal mondo dello spettacolo, che sentiva non appartenergli più.
Sono stati eventi imprevisti - che avrebbero potuto avere un finale drammatico - a metterlo di fronte ad un bivio. Un incidente in moto a Los Angeles, e il rischio di subire l’amputazione di una gamba. Due ictus (sempre in America), e la paura che la morte fosse arrivata a bussare alla sua porta: «In quei lunghissimi minuti, durante i quali il corpo non rispondeva più ai comandi della mia mente, mi sono chiesto se fino a quel momento avessi fatto tutto quello che desideravo, e mi sono risposto di no». Il cambio di prospettiva non è stato facile, perché una domanda continuava a battergli in testa: «Perché proprio a me?»
Fino a quando ha capito che doveva invece attribuire un significato completamente diverso a quello che gli era successo: «Mi ostinavo a percorrere una strada sbagliata, ed ero troppo distratto per cogliere i segnali che nel frattempo mi erano arrivati. Siamo abituati a chiederci Perché le cose accadono a me? Invece, il vero interrogativo è Perché le cose accadono per me?»
Walter Nudo decide allora di intraprendere un viaggio che lo porti a riconnettersi con la parte più interiore di sé e a togliersi dalle spalle il peso di tutto ciò che non era più necessario: India, Indonesia, Australia, Hawaii. Tornato in Italia, mette al servizio degli altri le esperienze appena vissute e nel 2021 dà alle stampe “La vita accade per te, viaggio alla ricerca della felicità”.
Chi glielo avrebbe mai detto che un giorno sarebbe diventato scrittore: «Da bambino pensavo di essere stupido, invece ero semplicemente dislessico, ma l’ho scoperto soltanto dieci anni fa». Walter è convinto che «per vivere ci voglia coraggio» e non ha permesso alla paura di immobilizzarlo. Ci sono video su Instagram che lo immortalano davanti ad una moto carica di bagagli, pronto a partire per una nuova presentazione del suo libro o perché un’università lo ha invitato a tenere una lezione e raccontare quello che ha imparato sulla propria pelle: «La vita è al nostro servizio. Anche quando succede qualcosa che non ci aspettavamo, dobbiamo imparare a cercare le risposte dentro di noi e non fuori, perché la nostra natura non ci molla mai. Cosa stiamo facendo? È questa la domanda che ognuno di noi deve porre a sé stesso; soltanto così potremo renderci conto di chi siamo veramente».
Torniamo però da dove siamo partiti: Walter quell’invito lo ha accettato. È don Santino Borrelli a svelare il contenuto della conversazione: «Era la prima volta che parlavo con lui e, senza neanche conoscerci, abbiamo cominciato a pregare insieme al telefono». Sì, perché nella vita dell’attore di origini mendicinesi - che a bordo di un Harley-Davidson a 55 chilometri all’ora si ostinava a inseguire il sogno del cinema americano, prima che una ragazza alla guida di un SUV senza assicurazione gli tagliasse la strada lasciandolo a terra con una gamba maciullata - c’è davvero un prima e un dopo: «La solitudine mi ha portato a parlare con Dio», dirà l’attore nel Santuario di San Francesco di Paola a Paterno Calabro. Ma questa è la destinazione, e il nostro viaggio non è ancora iniziato.
“Stamattina intorno alle cinque ho sentito una voce maschile che parlava da un microfono. Qualcuno di voi mi sa dire se è successo qualcosa? Oppure si è trattato soltanto di un venditore ambulante?” È facebook a restituire la curiosità di una signora che interpella la comunità virtuale per soddisfare la propria curiosità. Nonostante lo strappo consumato da un gruppo di fedeli - che non ha mandato giù il trasferimento di don Enzo Gabrieli - intorno alla parrocchia “San Nicola di Bari” pulsa una comunità religiosa che diventa sempre più numerosa. Mendicino però non è più il piccolo comune di un tempo e alcune zone sono dei veri e propri quartieri dormitori: insomma non tutti sanno tutto, ed è normale che la notizia della Marcia della Riconciliazione, organizzata dal nuovo parroco don Santino Borrelli, non sia arrivata in tutte le case.
È ancora buio quando nello slargo davanti alla Chiesa “Cristo Salvatore” cominciano a echeggiare le prime voci. Don Santino Borrelli indossa una felpa di pile, con le tasche piene di caramelle che scarterà durante il cammino. Effettivamente (come scrive la signora su fb) ha un microfono in mano, che serve ad amplificare le preghiere e a comunicare con i pellegrini. Walter Nudo ha attaccato sulla giacca della tuta un adesivo con l’immagine di San Francesco di Paola, mentre i lunghi capelli scuri - che ricordano i tempi in cui si esibiva da spogliarellista - sono raccolti dietro la nuca.
Il corteo è pronto a partire e, lungo il percorso, i fedeli porteranno a turno una croce di legno chiaro su cui è adagiato un drappo di colore bianco. Don Santino Borrelli è un “prete camminatore”. Santiago, Ucraina, Francia, Terra Santa, Medjugorje, Canada, e poi a piedi da Donnici fino a Roma per incontrare Papa Francesco: figurarsi cosa sono per lui i diciotto chilometri che separano Mendicino da Paterno Calabro.
Piccole frane impediscono di percorrere i sentieri di terra battuta che accorcerebbero il tragitto, e così tocca incamminarsi lungo le strade principali, con l’asfalto che preme sugli stinchi. Don Battista Cimino - sacerdote missionario, fondatore della comunità “Stella Cometa” e parroco egli stesso di Mendicino all’inizio degli anni Novanta - sfoggia l’energia di un ragazzino e procede al fianco di Walter Nudo, con cui parla fitto fitto.
Il percorso si dipana tra pianure, discese, salite: del resto, succede così anche nella vita. Qualcuno si appella a tutte le forze che ha in corpo pur di continuare a camminare, qualcun altro alza la mano e decide di farsi dare un passaggio dai volontari che accompagnano il corteo in auto. Don Santino passa il microfono a Walter e lascia parlare lui: «Quante volte pensiamo di non farcela. Siamo bravi a ricordarci gli insuccessi della nostra vita, mai però i successi. Non dobbiamo permettere alla nostra mente di bloccare la nostra anima».
Le sue parole sono come balsamo sulle gambe affaticate, e allora anche chi fino a un attimo prima stava pensando di mollare, si convince che valga la pena fare un altro sforzo e provare ad arrivare un po’ più avanti. L’alba squarcia il buio della notte e il tepore dei primi raggi di sole, insieme al mantra delle preghiere, rinfranca il cuore dei viandanti. Dopo sei lunghe ore di cammino e senza fretta, il gruppo è finalmente alle porte di Paterno Calabro.
«Siamo quasi arrivati, dite a Walter di venire qui davanti, vicino alla croce». La richiesta di don Santino, grazie al passaparola, raggiunge le retrovie. L’attore conquista in fretta la prima fila e pronuncia una frase che s’intona con il momento: «Nella mia vita ho rincorso sempre tante cose materiali, eppure non ero mai realmente felice. Adesso ho finalmente capito che la vera felicità non è nella destinazione, ma nel viaggio.
I frati del Santuario di Paterno Calabro tendono le braccia e don Santino Borrelli ricambia il gesto: «Abbracciare qualcuno che ci viene incontro, anche se non lo conosciamo, significa esprimere la felicità di avere raggiunto il traguardo. Chi cammina sconfigge il fallimento esistenziale e diventa protagonista della propria vita».
Un gruppo di disabili in carrozzina condivide gli ultimi metri della Marcia della Riconciliazione. Sul sagrato della chiesa, una donna di mezza età s’avvicina timida a Walter Nudo e gli chiede di scattare una foto insieme. L’attore le poggia il braccio sulle spalle e a bassa voce risponde: «Certo, tra un po’».
Padre Giovanni fa gli onori di casa: «A nome della comunità di Paterno Calabro, benvenuti nella Casa di San Francesco di Paola. È una grande gioia accogliervi in questo luogo, dopo il pellegrinaggio che avete compiuto. La marcia è la parabola della nostra vita. Siamo sempre in cammino, l’importante è avere una meta, un punto di riferimento». I fedeli entrano alla spicciolata all’interno del Santuario. Quei lacci che don Santino Borrelli aveva chiesto loro di portare con sé durante la marcia, vengono sistemati su una croce posta al lato dell’altare. Il parroco di Mendicino svela il significato profondo di questo rito: «Rappresentano i lacci della vita quotidiana; ansie, pesi e preoccupazioni che spesso ci impediscono di camminare serenamente. In cambio, i pellegrini riceveranno un cordone benedetto, ispirato a quello di San Francesco di Paola, per simboleggiare una ritrovata libertà spirituale e il legame con Dio».
Segue l’Adorazione eucaristica animata dal gruppo musicale cristiano Kantiere Kairòs. Walter Nudo interviene ancora una volta: «È la prima volta che parlo in una chiesa. Soltanto don Santino poteva farmi fare una cosa del genere. Trascorriamo la prima parte della nostra vita a creare un contenitore, ma dopo i cinquant’anni quello che avevamo immaginato di metterci dentro non va più bene. Dobbiamo lasciare andare il bisogno di controllare; la vita è semplice, siamo noi che facciamo di tutto per complicarla. Dobbiamo avere fiducia e stima in noi stessi, la vera forza consiste nel lasciare uscire chi siamo veramente».
Dopo la funzione religiosa, spazio alla convivialità. I volontari della Pro Loco di Paterno Calabro hanno preparato per tutti un piatto di pasta. Walter Nudo mangia penne al sugo nel refettorio del Santuario, e poi raggiunge il resto della comitiva nel bel prato che circonda il convento. Qui scopre parentele che non sapeva di avere e accetta un buon bicchiere di vino rosso dalle mani di un “nuovo” cugino. Il pomeriggio prosegue con la celebrazione della messa e una nuova testimonianza dell’attore. Prima però Walter Nudo chiede di riposare un po’ e un frate gli mette a disposizione una delle celle del convento: «È stata una bellissima passeggiata, ma era da tanto tempo che non camminavo così a lungo!»
PS: Caro Walter, mia nonna si chiamava Emilia Nudo e come tuo padre era originaria della frazione San Bartolo di Mendicino: mi sa che pure io e te siamo cugini! Non ho fatto in tempo a dirtelo di persona, e così te lo scrivo.





