Nell’omelia in Cattedrale l’arcivescovo di Cosenza-Bisignano richiama sacerdoti e fedeli a lasciarsi guidare dallo Spirito e annuncia le celebrazioni del Giovedì Santo, anche nel carcere di Cosenza
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Nella Messa Crismale a Cosenza, celebrata il 1 aprile 2026 nella Cattedrale, l’arcivescovo Giovanni Checchinato ha consegnato alla diocesi una riflessione intensa sul ruolo dello Spirito Santo nella vita di Gesù, della Chiesa, dei fedeli e dei sacerdoti. Al centro dell’omelia, il versetto evangelico «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione», assunto come chiave per leggere la vocazione cristiana, il ministero presbiterale e il cammino futuro della comunità ecclesiale.
Checchinato ha spiegato che quelle parole non parlano soltanto di Gesù, ma rimandano anche alla storia personale di ogni credente e di ogni ministro ordinato, rivelando una chiamata che nasce da un dono ricevuto. «“Lo Spirito del Signore è su di me” non ci parla solo di Gesù, ma rimanda ad una storia, quella della nostra vocazione di cristiani o di presbiteri, rivela un prima e un dopo, mostra chi è protagonista e chi è chiamato ad accogliere un dono che viene dall’alto».
Nel corso dell’omelia, l’arcivescovo ha richiamato le parole di San Giovanni Paolo II sul legame tra Cristo e lo Spirito Santo e ha insistito sul fatto che ciò che è vero per Gesù non può non esserlo anche per la Chiesa. Per rafforzare questo passaggio ha citato anche Papa Francesco, ricordando che senza lo Spirito non esiste vita cristiana autentica. «Senza lo Spirito non c’è vita cristiana, e senza la sua unzione non esiste santità…». E ancora: «Abbiamo bisogno ogni giorno di dire: “Vieni, perché senza la tua forza nulla è nell’uomo”».
Da questa consapevolezza, secondo Checchinato, nasce anzitutto un sentimento di gratitudine. L’arcivescovo ha invitato sacerdoti e fedeli a riconoscere tutte le persone che, nel corso della vita, hanno aiutato a scorgere la chiamata alla fede e al ministero, diventando strumenti attraverso cui il Signore ha parlato. «Ognuno di noi ha tanto da ringraziare: non ci saremmo accorti della chiamata alla fede se qualcuno non ce l’avesse fatta scorgere nel nostro bisogno di senso di fronte alle cose e alla storia».
Un altro passaggio forte dell’omelia ha riguardato il presente della Chiesa. Checchinato ha messo in guardia dal rischio di sostituire l’ascolto della Parola con le proprie convinzioni, i propri gruppi o il proprio stile, fino a finire per guidare i discepoli non dietro Cristo ma dietro se stessi. «E così ci è capitato di perdere l’orientamento, e ci è accaduto di condurre discepoli non dietro a Gesù e alla sua Parola, ma dietro di noi, alle nostre convinzioni, al nostro gruppo, al nostro stile che sembra essere sempre più l’unico possibile per seguire il Signore».
L’arcivescovo ha richiamato anche il tema dell’umiltà ecclesiale, sottolineando che i ministri sono chiamati a essere guidati e non a fare i condottieri. In questo senso ha ricordato che i credenti restano sempre discepoli ai piedi dell’unico Maestro e che la verità del Vangelo può essere annunciata soltanto se prima è stata ascoltata e fatta diventare vita.
Lo sguardo si è poi spostato sul futuro e sul modo in cui la comunità ecclesiale legge il proprio tempo. Checchinato ha criticato una lettura puramente numerica della realtà, segnata dalla preoccupazione per il calo dei fedeli, dei sacerdoti, dei seminaristi e degli abitanti dei piccoli centri, invitando invece a passare dai numeri ai volti. Nella sua riflessione ha citato anche il caso della Francia, definito significativo, ricordando i dati sui catecumeni che riceveranno il battesimo nella prossima notte di Pasqua. «Non sarà che dobbiamo ascoltare di più lo Spirito che ci sollecita ad intraprendere strade nuove?».
Per l’arcivescovo, la risposta non può che essere nel ritorno alla fantasia creatrice di Dio e alla disponibilità a lasciarsi sorprendere dallo Spirito, chiamato ancora oggi ad aprire percorsi nuovi nell’annuncio del Vangelo e nella missione della Chiesa. L’omelia si è chiusa proprio con un’invocazione diretta: «Vieni Santo Spirito, invadi i cuori dei tuoi fedeli: e accendi in loro il fuoco del tuo amore! Amen».
Nel comunicato diffuso insieme al testo integrale dell’omelia, l’arcidiocesi di Cosenza-Bisignano ha annunciato anche gli appuntamenti del Giovedì Santo 2 aprile. Alle 18, l’arcivescovo presiederà la Messa in Coena Domini, durante la quale si farà memoria dell’istituzione dell’Eucaristia e si terrà il rito della Lavanda dei piedi. Seguirà alle 21.30 l’adorazione eucaristica comunitaria all’altare della Reposizione.
Sempre domani, alle 15, Checchinato si recherà anche nel carcere di Cosenza per celebrare la messa del Giovedì Santo e compiere la lavanda dei piedi a dodici reclusi, in uno dei momenti più simbolici dell’intero Triduo pasquale.

