Minori e social non possono più essere affrontati come un tema secondario o rinviabile. È da questa convinzione che parte l’appello istituzionale firmato dall’avvocato Fulvio Scarpino, presidente del Corecom Calabria e vice coordinatore nazionale dei presidenti dei Corecom italiani, che richiama tutte le forze politiche a una responsabilità condivisa sulla protezione dei più giovani nell’ecosistema digitale.

Al centro dell’intervento c’è il disegno di legge n. 1136, dedicato alla tutela dei minori nella dimensione digitale, indicato come un passaggio concreto di maturazione istituzionale su una materia che, secondo Scarpino, è rimasta troppo a lungo priva di strumenti davvero efficaci. Il messaggio è netto: il tema non appartiene a una sola parte politica, ma riguarda l’intero sistema istituzionale e la capacità dello Stato di accompagnare una generazione esposta a rischi sempre più complessi.

Il richiamo alla politica sulla tutela dei minori online

Nel suo intervento, Scarpino riconosce che la politica sta mostrando una consapevolezza crescente su una delle questioni più delicate del presente, cioè la protezione dei minori nell’ambiente digitale. Per il presidente del Corecom Calabria, il punto non è rivendicare una bandiera ideologica, ma costruire una risposta normativa capace di incidere in modo reale sulla qualità della tutela.

L’appello si muove proprio in questa direzione. L’invito rivolto alle istituzioni è quello di proseguire senza esitazioni lungo il percorso avviato in Parlamento, valorizzando l’occasione come un momento di responsabilità comune. Non si tratta, nella lettura proposta, di intervenire solo sulla tecnologia, ma di dare una cornice concreta a una trasformazione sociale che ha già modificato il modo in cui adolescenti e famiglie vivono relazioni, esposizione e fragilità.

Il ruolo dei Corecom nei territori

Uno dei passaggi più significativi del testo riguarda il ruolo dei Corecom. Scarpino affronta apertamente anche una possibile obiezione, cioè l’idea che un intervento di questo tipo spetti soltanto ad autorità nazionali come l’Agcom o il Garante per la protezione dei dati personali. La replica è chiara: i Corecom non sono meri snodi amministrativi, ma presìdi territoriali della Repubblica, luoghi in cui la norma incontra la realtà quotidiana delle comunità.

È proprio questa dimensione di prossimità a dare, nell’argomentazione del presidente del Corecom Calabria, un valore specifico al contributo dei territori. Chi lavora nelle scuole, nei percorsi di educazione ai media e nel confronto costante con studenti, docenti e famiglie, osserva infatti da vicino segnali di disagio che spesso restano invisibili nelle analisi più astratte. È da quel contatto diretto con il tessuto sociale che nasce, secondo Scarpino, la necessità di un intervento pubblico più forte.

Famiglie centrali, ma non lasciate sole

Nel testo torna con forza anche il tema della responsabilità educativa delle famiglie. Scarpino ribadisce che genitori e nuclei familiari restano tra i principali presìdi educativi, ma aggiunge subito che non possono essere lasciati soli a fronteggiare una realtà diventata molto più complessa nell’ecosistema digitale.

La tutela dei minori, in questa visione, non può essere scaricata soltanto sulla responsabilità individuale. Servono invece strumenti, accompagnamento e un’alleanza educativa capace di sostenere chi ogni giorno si confronta con l’uso dei social, con l’accesso ai contenuti online e con i rischi legati a esposizione precoce, isolamento e vulnerabilità relazionale. Per questo Scarpino insiste sul fatto che le famiglie non debbano essere gravate da un approccio sanzionatorio, ma sostenute da istituzioni che affianchino e rafforzino il loro compito.

L’esperienza del Corecom Calabria tra scuola, cinema e prevenzione

A sostegno del suo appello, il presidente del Corecom Calabria richiama anche il lavoro già svolto sul territorio. Rivendica un approccio integrato nel quale l’educazione affettiva precede e sostiene l’educazione digitale, considerandole due dimensioni inseparabili nella crescita dei più giovani.

In questo percorso si collocano iniziative come il Corecom Academy in Tour, descritto come un cammino strutturato di formazione nei territori, e il Cybercrime Film Festival – Premio Lucia Abiuso, presentato come uno strumento innovativo di prevenzione capace di parlare ai giovani attraverso il linguaggio del cinema. L’idea di fondo è che la tutela non passi soltanto da norme e controlli, ma anche da percorsi culturali capaci di raggiungere i ragazzi nei luoghi in cui si forma la loro identità emotiva e relazionale.

I dati sul disagio e i rischi nell’ecosistema digitale

Nel suo appello, Scarpino intreccia l’esperienza sul campo con una serie di dati che, nella sua lettura, convergono nel descrivere una realtà già pienamente in atto. Richiama il fatto che il 68,5% dei ragazzi tra 11 e 19 anni abbia subìto almeno un episodio offensivo o di esclusione, che il 21% ne sia vittima in modo reiterato e che il 34% abbia subìto aggressioni online.

A questi numeri si aggiunge il dato sul 13,5% degli adolescenti che presenta un uso problematico dei social media. Sul fronte sanitario, vengono ricordati 6.024 accessi al pronto soccorso di minori per violenza nel periodo 2017-2023, con un’incidenza significativa nella fascia tra 11 e 17 anni. Il testo cita poi migliaia di procedimenti penali per adescamento e pedopornografia e richiama i segnali di crescente disagio mentale, tra cui autolesionismo, ritiro sociale e ideazione suicidaria. Nel complesso, per il presidente del Corecom Calabria, questi indicatori descrivono un quadro che non può più essere affrontato con risposte deboli o frammentarie.

La petizione e la richiesta che arriva dalle famiglie

Accanto ai dati, Scarpino richiama anche la risposta della società civile. La petizione promossa dal Corecom Calabria per limitare l’accesso libero e incontrollato dei minori ai siti per adulti ha raccolto 3.483 adesioni in poche settimane. Nel testo, questo risultato viene interpretato come il segnale di una domanda sociale autentica, proveniente direttamente dalle famiglie e non costruita artificialmente.

Il riferimento alla petizione serve a rafforzare il messaggio politico dell’appello: la richiesta di protezione esiste già, è concreta e chiede di tradursi in strumenti normativi e tecnici capaci di incidere davvero. La politica, in questo quadro, è chiamata a dare seguito a una sollecitazione che non nasce solo dalle istituzioni, ma dal corpo vivo delle comunità.

Certificazione dell’età e limiti reali per proteggere i minori

Il cuore della proposta indicata da Scarpino è racchiuso in un concetto preciso: porre un limite reale. Non un limite solo dichiarato o affidato alla buona volontà individuale, ma una soglia effettiva sostenuta da strumenti adeguati. In questa prospettiva, la certificazione dell’età viene definita un elemento decisivo.

Secondo il presidente del Corecom Calabria, non si tratta di un aggravio burocratico, ma della condizione necessaria per rendere concreta la tutela. Senza una verifica credibile dell’età, osserva, ogni limite resta esposto all’elusione. Con la certificazione, invece, il principio si traduce in protezione effettiva. È qui che l’appello istituzionale individua uno dei passaggi centrali della futura disciplina: regole chiare, strumenti tecnici affidabili, sostegno alle famiglie e rafforzamento delle politiche educative.

Un appello che guarda al presente

Nelle righe finali del documento, Scarpino affida al linguaggio più diretto il senso del suo intervento. «Non si tratta soltanto di regolare un ambito tecnologico. Si tratta di accompagnare una generazione». È una formula che restituisce il significato politico e culturale dell’appello: la questione dei minori e social riguarda il presente, non un rischio lontano. Il futuro, scrive il presidente del Corecom Calabria, «non è domani. Il futuro è oggi».