Critica alla riforma promossa dal ministro Carlo Nordio: terzietà già garantita, pochi passaggi di funzione e pericoli per l’indipendenza
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Magistrati protestano contro la separazione delle carriere
Sono contraria alla separazione delle carriere perché la trovo doppiamente inutile e pericolosa. È inutile perché la Costituzione garantisce già la terzietà del Giudice nel processo. Il P.M. è il primo Giudice del cittadino: svolge un ruolo “pubblico”, cioè orientato ad un interesse collettivo, superiore, come confermano le statistiche che evidenziano l’enorme numero di richieste di archiviazione richieste dai vari uffici ogni anno. Ritengo che il discorso sulla parità delle parti nel processo vada affrontato conoscendo il nostro sistema ed i principi costituzionali che lo disegnano.
Accusa e difesa sono costituzionalmente portatori di interessi diversi, dovendo il P.M. ricercare la verità processuale (dovendo chiedere l’archiviazione o l’assoluzione quando gli elementi raccolti non sono sufficienti a provare la responsabilità penale), mentre la difesa curare l’interesse dell’assistito (a prescindere dalla sua colpevolezza). L’attività del p.m., in tal senso, si muove su principi e regole di azione comuni all’azione del giudice ed è in ciò che si sostanzia la comune cultura della giurisdizione.
La riforma Nordio, inoltre, è inutile, perché di fatto la separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri esiste già: in media negli ultimi 10 anni meno dello 0.5% di magistrati l’anno è passato dallo svolgimento di una funzione ad un’altra (da p.m. a giudice o viceversa). Stiamo parlando, in soldoni, di circa 40 persone l’anno su un organico di circa 9.000 magistrati. Mi chiedo perché cambiare la Costituzione per un fenomeno così raro.
La riforma è pericolosa in quanto, per come costruita, mina l’indipendenza della magistratura. Un rischio che non è immaginario in quanto già il ministro Nordio ha fatto dichiarazioni che mettono in stretta connessione la riforma all’uso del potere politico: “Con la riforma mai più invasioni di campo dei pm. Quando governerà il Pd servirà anche a loro”. Anche la recente dichiarazione del Ministro Tajani sulla sottrazione al p.m. della guida della polizia giudiziaria è molto preoccupante.
La riforma Nordio è pericolosa, ancora, perché crea ulteriori diseguaglianze sociali. Mi chiedo se sarà ancora possibile celebrare processi come quello relativo alla morte di Stefano Cucchi. Penso al processo del lavoro dove il lavoratore si deve scontrare a volti con colossi imprenditoriali od al cittadino che ha subito una ingiustizia da un amministratore pubblico.
La giustizia in Italia non funziona e questa riforma, come ha detto lo stesso ministro Nordio, non risolverà i problemi che la affliggono. Rafforzare le garanzie per i cittadini significa consegnare loro una macchina giudiziaria che funzioni, prima di tutto velocizzando i processi: aumentare le piante organiche, assumere più personale ed in forma stabile, garantire l’informatizzazione, depenalizzare reati bagatellari. La riforma Nordio non risolve nessuno di questi problemi, nemmeno li affronta. Pe questo diciamo NO.



