Sabato 4 aprile il borgo ospita la Festa della Riganella e rinnova i rituali del Sabato Santo, tra il dolce simbolo della rinascita e l’antica tradizione dell’acqua muta
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La Pasqua arbëreshe di Vaccarizzo Albanese rinnova anche quest’anno i suoi riti più identitari, legando la spiritualità del Sabato Santo a due tradizioni che nel borgo conservano un fascino speciale: la riganella, dolce pasquale simbolo di rinascita, e l’acqua muta, antico rituale popolare che affonda le radici nella memoria collettiva della comunità.
Sabato 4 aprile, a partire dalle 18, Vaccarizzo vivrà uno degli appuntamenti più attesi con “La Festa della Riganella”, evento promosso dall’associazione culturale Arberia con il patrocinio del Comune. La manifestazione ospiterà anche la seconda edizione del concorso dedicato a questo dolce tipico, con una giuria chiamata a valutare una trentina di partecipanti, tutte di Vaccarizzo, e con una targa d’argento destinata alla vincitrice, oltre agli attestati per tutte le concorrenti.
Nel rito greco-bizantino, praticato a Vaccarizzo come negli altri paesi arbëreshe, il Sabato Santo è il giorno della Resurrezione di Cristo. Proprio in questo contesto si inserisce la riganella, considerata il dolce pasquale per eccellenza e preparata tradizionalmente a partire dal Giovedì Santo, per essere consumata solo dopo mezzogiorno del sabato.
La sua forma a spirale richiama, nel simbolismo religioso, il concetto della rigenerazione ciclica della vita, molto presente anche nell’iconografia bizantina. Il nome del dolce deriva invece dalla presenza di un ingrediente insolito per una preparazione dolciaria: l’origano, utilizzato ancora oggi solo in pochissime realtà arbëreshe.
La ricetta tradizionale prevede uova, olio extravergine d’oliva, vino liquoroso, zucchero, lievito e farina, mentre il ripieno è composto da uva passa, mandorle, olio evo e zucchero. Ma, come racconta la tradizione popolare, il risultato finale dipende anche dal “gomito” delle donne che la preparano e da qualche piccolo segreto tramandato nelle famiglie.
Secondo la vox populi, la riganella più rinomata resta proprio quella di Vaccarizzo. A confermarlo sarebbe anche il successo che ogni anno accompagna il lavoro dell’unico forno del paese, Gli Antichi Sapori, preso d’assalto da abitanti dei centri vicini con prenotazioni che arrivano attorno ai mille pezzi. Durante la festa saranno messe in vendita, a prezzo contenuto, anche porzioni del dolce, così da offrire ai visitatori la possibilità di assaggiarlo e allo stesso tempo sostenere le attività dell’associazione culturale.
Ma la Pasqua arbëreshe di Vaccarizzo non si ferma alla tavola. L’altro momento più atteso della notte è il rito dell’acqua muta, che secondo quanto ricostruito dallo storico Francesco Perri nel volume “Acqua muta - Significato, similitudini e confronti tra Italia e Albania”, si svolgerebbe solo a Vaccarizzo e a Polene, villaggio vicino a Korca, nel sud dell’Albania.
Secondo un’antica credenza popolare, l’acqua raccolta nel silenzio assoluto da una particolare fonte, alla mezzanotte del Sabato Santo, avrebbe avuto un potere curativo e sarebbe stata usata per sanare malattie, allontanare il male e perfino il malocchio. Con il tempo, la tradizione si è trasformata in un rito più codificato, ma ha mantenuto intatto il suo fascino.
Alla mezzanotte, dopo il suono festoso delle campane che annunciano la Resurrezione di Cristo e dopo l’accensione del grande fuoco in piazza, i fedeli si recano infatti alla Vecchia Fontana, soprattutto le ragazze, in assoluto silenzio sia all’andata sia al ritorno. L’acqua raccolta in bocca dovrà poi servire a spegnere il fuoco. Un gesto semplice, ma carico di significato simbolico e comunitario.

