Una simulazione mostra come l’area sotto la superstrada potrebbe diventare uno spazio verde, decoroso e fruibile. Rampicanti, panchine e luci calde al posto di affissioni abusive e cemento sporco
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Qualcuno disse: se puoi sognarlo, puoi farlo. E non serve scomodare Walt Disney per immaginare come potrebbe diventare uno dei punti centrali della città di Rende, adesso tra i più invisibili. La superstrada che corre nel centro abitato – a lungo gli abitanti hanno chiesto l’installazione di pannelli fonoassorbenti che mitigassero il rumore assordante del traffico, senza risultati, almeno per ora – è un ricettacolo di pattume incollato, strato dopo strato, senza alcun controllo.
I divieti di affissione vengono ignorati, e non c’è psuedo mago o aspirante politico, che non provveda a far incollare la propria faccia sui piloni esausti del ponte. A Cosenza qualcosa in questo senso s’è mosso. Non s’è mossa la sopraelevata che Caruso sognava addirittura di spostare, ma gli artisti hanno decorato alcuni dei piloni del raccordo che connette lo svincolo alla SS 107, dando un tocco di vita e colore a una zona che è stata a lungo abbandonata.
Il carattere “green” di Rende potrebbe contagiare la sopraelevata rendendola un luogo di grande impatto visivo, ma i benefici non sarebbero soltanto estetici. Una rete di rampicanti, ad esempio, renderebbe impossibile qualsiasi affissione abusiva evitando il solito rito dell’attacca-e-stacca, e rendendo la zona pulita ed esteticamente piacevole. Una simulazione dell’Ai ci mostra come sarebbe la zona in versione “giardino verticale”.
L’idea di trasformare i piloni grigi in colonne verdi e l’area sottostante in uno spazio accogliente, passerebbe innanzitutto dalla scelta delle specie vegetali più adatte alla città.
In un clima mediterraneo come quello di Rende, dove le estati sono calde e secche e gli inverni miti ma umidi, funzionano molto bene rampicanti sempreverdi. Sono piante adattabili, resistenti all’inquinamento e in grado di mantenere la loro densità fogliare anche durante i mesi più rigidi. Per coprire in modo uniforme un pilastro di dimensioni standard bastano una dozzina di piante disposte a giro, che in 12-18 mesi, con irrigazione costante, riuscirebbero a formare una parete vegetale stabile e compatta.
Per sostenere i rampicanti servirebbe poi una struttura di supporto leggera e duratura come reti metalliche zincate o pannelli in acciaio microforato. Alla base dei piloni, il verde potrebbe essere accompagnato da specie erbacee robuste e decorative: lavanda, rosmarino, stipa, liriope e piccole margherite spontanee come l’Erigeron. Sono piante facili da mantenere, che garantiscono fioriture leggere e un aspetto curato senza richiedere irrigazioni abbondanti.
L’intero sistema deve poggiare su un impianto di irrigazione a goccia con sensori di umidità e un controllo automatizzato, così da ridurre gli sprechi e mantenere costante l’idratazione delle piante durante l’estate. La manutenzione è minima: qualche potatura annuale, la verifica periodica dell’impianto e piccoli interventi di pulizia.
Qualche panchina in tek completerebbe il colpo d’occhio. Giocando con la fantasia si può anche immaginare un impatto più urban con luci al neon colorate.
Insomma se si volesse, si potrebbe cambiare una zona centrale di Rende, rendendola più pulita e sicuramente bella, magari anche instagrammabile.




