Il regista e sceneggiatore cosentino presenta il suo primo romanzo: un universo di ucronie, memorie spezzate e creature di altri mondi, in un dialogo che attraversa Philip K. Dick, Nolan e la grande narrazione.
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Graziano Misuraca, regista e sceneggiatore cosentino, ha pubblicato il suo primo romanzo, primo volume di una saga articolata in sette capitoli. “Le quattro facce di Ucronico Jack” – disponibile su Amazon e preordinabile in libreria – è un’opera che mescola fantasy, fantascienza e una complessa architettura temporale.
«È uscito da qualche mese» spiega Misuraca negli studi di Cosenza Channel, «e rientra in un progetto più ampio di narrativa ucronica. Mi interessava raccontare un gruppo di viaggiatori nel tempo, non solo umani, ma anche personaggi provenienti da altri pianeti. Volevo tornare a quel tipo di fantascienza anni Cinquanta che non aveva paura di immaginare basi su Plutone, colonie sulla Luna o popolazioni marziane».
Il tema del tempo è centrale. «Mi piaceva costruire una filosofia dei viaggiatori ucronici. Nel romanzo c’è chi ha la preparazione psicofisica per affrontare un viaggio temporale e chi addirittura può provocare delle piccole ucronie».
Il riferimento naturale porta a Philip K. Dick. Misuraca lo cita con naturalezza: «“La svastica sul sole” l’ho letto da ragazzino. Il finale è straordinario. Dick chiede all’'I Ching' di scrivere il suo romanzo e lascia che il libro dei mutamenti risponda alle domande sull’esito della Seconda guerra mondiale. È un’operazione concettualmente potentissima».
Il regista e autore, che conosce profondamente i testi classici orientali, insiste su questo punto: «L’'I Ching' risponde “tu già sai la verità”. Dick ha chiesto al suo oracolo se l’America fosse diventata un Paese fascista. Una riflessione che anticipa il nostro presente».
Nel romanzo, l’ucronia si intreccia con la storia antica. «Una parte fondamentale è ambientata nella Grecia classica, durante il terremoto che quasi distrusse Sparta. Gli iloti si ribellarono e per tre anni resistettero in una fortezza inespugnabile. Gli Ateniesi negoziarono la loro salvezza, ma con il divieto di rimettere piede in Grecia. Su quel patto ho costruito una delle missioni della compagnia di Ucronico Jack».
Il protagonista, Jack, è un eroe riluttante. «All’inizio non ricorda nemmeno di essere un viaggiatore del tempo. Ogni incarnazione cancella ciò che è stato, come vuole la logica karmica. Deve ricostruire la propria memoria e capire chi era nelle vite passate prima di assumersi il ruolo di guida. I cattivi invece il loro capo ce l’hanno già: sono alleati di Saturno, una sorta di vampiri la cui unica missione è spargere sangue».
La saga complessiva è già delineata. «Saranno sette libri, quattro nel passato e tre nel futuro. La struttura è circolare: ogni volume è narrato in forma di racconto intorno al fuoco, da viaggiatori nello spazio-tempo che ricordano come la compagnia di Ucronico Jack abbia scosso l’universo».
Il gioco sul tempo richiama inevitabilmente Christopher Nolan. «È un regista che stimo. Stiamo aspettando il suo 'Odissea', che lavora in modo radicale sui flashback. Su 'Tenet' – dice Misuraca – che è il suo film forse meno amato dai fan, vorrei spezzare una lancia a favore: è complesso, ma quando capisci le manovre temporali, il finale vale quello di 'Dark', che è uno dei prodotti più intelligenti degli ultimi anni».
Il discorso si allarga alla costruzione narrativa. «Il finale è la prima cosa che scrivo. Deve avere una struttura potentissima. Poi dissemino indizi che cambiano significato quando torni indietro col senno di poi. È quel piacere antico del racconto attorno al fuoco: l’idea che la storia è già stata detta mille volte, ma ogni volta vibra in modo nuovo».
Un passaggio riguarda la carriera cinematografica di Misuraca. «Su Prime Video c’è un film che ho scritto con Beniamino Catena, “Io sono Vera”. Abbiamo vinto diversi premi in Australia, Corea del Sud, Norvegia. Purtroppo la pandemia ci ha impedito di andare a ritirarli».
E sulle candidature agli Oscar, Misuraca commenta col suo rigore analitico: «Ho visto Sinners. Horror, vampiri, 16 nomination. È un trend dell’Academy che ricorda l’effetto 'Fury Road': grandi candidature ma premi solo tecnici. Il film mi ha sorpreso più volte, soprattutto nel modo in cui gestisce i passaggi temporali».

