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“CALABRIA VERDE” | I verbali degli operai: «Costretti a lavorare a casa di Furgiuele»

“CALABRIA VERDE” | I verbali degli operai: «Costretti a lavorare a casa di Furgiuele»

Emerge un quadro inquietante nella gestione della società controllata dalla Regione Calabria. Il capo cantiere, che il gip scrive essere indagato, fu allontanato dopo essersi lamentato con i suoi superiori. 

“Calabria Verde” avrebbe permesso a Paolo Furgiuele, dg della società controllata dalla Regione Calabria, di utilizzare operai dell’azienda e mezzi della stessa per eseguire lavori di ristrutturazione della sua abitazione, acquistando materiale con i soldi dell’ente pubblico per un danno complessivo alle casse aziendali di quasi 33 mila euro. Il materiale acquistato da “Calabria Verde”, secondo quanto emerso, era destinato alla costruzione di una sede aziendale decentrata a Paola. Nel mirino della Finanza è finito anche un incarico da dottore agronomo per 30 mila euro, di cui riscossi solo 17 mila, ad un agrotecnico, amico delo stesso direttore generale, senza che avesse i titoli per ricoprirlo.

I VERBALI. Le tesi accusatorie sono confermate, almeno in questa fase dell’indagine, dai verbali dei dipendenti di “Calabria Verde”. Una squadra di nove operai che stabilmente tra i mesi di ottobre e dicembre 2014 e saltuariamente fino a giugno 2015, ha svolto i lavori contestati dalla procura di Catanzaro. L’altro indagato Marco Mellace, agente contabile e responsabile dell’Ufficio economato nell’ambito del Servizio Economico Finanziario e Risorse Umane di Calabria Verde, avrebbe attestato falsamente la presenza della squadra di operai presso la sede di “Calabria Verde” nel Comune di Paola, negli stessi giorni e orari in cui erano invece impiegati ad Amantea.

Il capo cantiere, Giuseppe Giancotti a tal proposito è stato illuminante per gli investigatori, affermando che «da marzo fino, almeno, a maggio 2015» una squadra di sette/otto operai si sarebbe recata «sistematicamente, dal lunedì al venerdì, in giornate e orari lavorativi, ad Amantea presso l’abitazione privata di Furgiuele». Nella relazione di servizio veniva indicata Paola ma Giancotti spiega che «in realtà non siamo mai andati a Paola, ci fermavamo direttamente ed esclusivamente ad Amantea», dove gli operai si sarebbero occupati «dei lavori di ristrutturazione ove vive Furgiuele e la sua famiglia». Lì avrebbero realizzato «il sotto-tetto dell’abitazione con perline e lana di roccia; l’intero laminato in ogni stanza; abbiamo rifatto, e in particolare se ne occupava l’elettricista, l’impianto elettrico dell’abitazione, allo stesso modo, l’impianto idraulico e l’impianto internet» e infine «una serie di modifiche strutturali e di ristrutturazione di diversi bagni presenti nell’abitazione». La squadra di operai partiva alla sette di mattina da Siano e rientrava tra le 15 e le 17. Il capo cantiere riferisce ai finanzieri di esserci stato almeno «tra le 10 e le 15 volte. Anzi, dico meglio, Furgiuele mi riprendeva ordinandomi di stare lì insieme agli altri operai ad Amantea presso la sua abitazione». Gli operai, ovviamente, si rendevano conto che non potevano stare lì e come il capo cantiere «vivevano questa situazione di disagio». Giancotti, dopo essersi lamentato, con «Ciciarello e l’ing. Ferragina, amico di Allevato» fu allontanato. Il gip Giuseppe Perri, scrive nell’ordinanza, che il capo cantiere è indagato e le sue dichiarazioni «per un verso, sono utilizzabili perché rese in presenza di difensore di fiducia; per altro verso, idonee a configurare in campo agli indagati gravi indizi di colpevolezza in quanto riscontrate in modo estrinseco ed individualizzante dalle altre risultanze investigative». Un altro operaio rende propalazioni eloquenti per gli investigatori. Alla domanda “come mai accettò di andare a lavorare nella casa di Amantea”, la persona informata sui fatti risponde: «Inizialmente non mi ero reso conto che questi lavori non erano regolari, ma prendevo ordini da Giancotti e Ciciarello, i quali mi ordinavano di andare. Quando mi resi conto della situazione, iniziai sia con i colleghi sia a casa, a lamentarmi che non mi sembrava corretto e non volevo più prestarmi ad effettuare questi lavori». Un altro operaio della squadra si lamentava e alla Guardia di Finanza dice che se non avesse seguito quei lavori «sarei stato messo in cattiva luce soprattutto con i dirigenti». In un altro caso, un teste afferma che dopo essersi lamentato con tutti, lo stesso dg Furgiuele, notando la sua bravura, gli avrebbe detto che «per tranquillizzarmi mi promise anche che mi avrebbe fatto prendere la specializzazione di falegname che in “Calabria Verde”, mi avrebbe comportato una indennità in più sullo stipendio. In verità non mantenne la promessa fattami e io sono rimasto operaio di quarto livello».

Antonio Alizzi

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