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Incatena e lega il fratello minore, il padre in aula: «A pranzo era tutto tranquillo»

Incatena e lega il fratello minore, il padre in aula: «A pranzo era tutto tranquillo»

A Cosenza si svolge un processo per sequestro di persona dove sotto accusa c’è un ragazzo di 23 anni nel gennaio del 2015 avrebbe immobilizzato il fratello minorenne pur di non farlo uscire fuori poiché avrebbe potuto incontrare di nuovo, e quindi frequentare, un gruppo di amici che a quanto pare era particolarmente vivace. Disposto l’accompagnamento coattivo di due carabinieri.

Nuova udienza questa mattina del processo sul presunto sequestro di persona con l’aggravante della minore età e del grado di parentale in cui è imputato un ragazzo di 23 anni di Montalto Uffugo che secondo la procura di Cosenza – a seguito delle indagini svolte dai carabinieri – avrebbe legato e incatenato il fratello minorenne pur di non farlo uscire fuori poiché avrebbe potuto incontrare di nuovo, e quindi frequentare, un gruppo di amici che a quanto pare era particolarmente vivace. E ancora: il fratello minore, tra le altre cose, mancava spesso da scuola, motivo per il quale la famiglia ha patito le pene dell’inferno. Nel gennaio del 2015, il misfatto. La vittima “impone” – secondo quanto dichiarato da egli stesso – di farsi bloccare con le catene, nel tentativo di accelerare i tempi per l’ingresso in una casa famiglia che aveva lasciato pochi mesi prima senza motivo. 

Davanti al collegio giudicante composto dal presidente Enrico Di Dedda (giudici a latere Lucia Angela Marletta e Giusi Ianni) la pubblica accusa – rappresentata in udienza dal pubblico ministero Antonio Bruno Tridico – ha sentito il padre dei due fratelli, uno parte offesa l’altro imputato, difeso dall’avvocato Chiara Penna. L’uomo ha riferito che quel giorno lui non c’era perché era andato ad accompagnare il figlio disabile al centro. Una volta tornato a casa i componenti della famiglia hanno pranzato insieme e il figlio minore in quel momento non era legato. Si andò a riposare e solo successivamente, ovvero quando si alzò dal letto, scoprì la presenza dei carabinieri che sarebbero stati chiamati dalla vittima. Il minorenne tuttavia in passato – secondo quanto emerso dalla deposizione – ebbe problemi con la giustizia all’età di 14 anni quando fu denunciato per un furto di monete in un parchimetro. Poi fu prosciolto. Il padre infine ha dichiarato che è impossibile che sia stato il figlio più grande a voler incatenare il fratellino.

Il processo tuttavia è stato rinviato al prossimo 7 febbraio per l’esame dei due carabinieri che dovranno essere accompagnati coattivamente e subito dopo si terrà l’esame dell’imputato. (a. a.)

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