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Voto di scambio a Castrolibero, i mancati arresti non fugano tutti i dubbi

Voto di scambio a Castrolibero, i mancati arresti non fugano tutti i dubbi

Il gip Maiore da un lato ritiene non sufficienti le dichiarazioni dei pentiti al fine di arrestare Orlandino Greco e Aldo Figliuzzi, ma dall’altro non si discosta dal teorema accusatorio: «Si tratta infatti di una vicenda che lascia desumere che il sindaco e il suo vice potessero avere una sorta di debito verso la cosca Bruni, tanto che un personaggio apicale come Bruni Fabio si presentava presso il Palazzo comunale ad avanzare la richiesta estorsiva».

Leggendo a 360° l’ordinanza del gip Distrettuale Assunta Maiora si trovano delle valutazioni che se in parte non coincidono con quelle del pm in punto di esigenze cautelari, per un altro verso confermano il lavoro investigativo e non fugano tutti i dubbi sui rapporti tra l’ex sindaco di Castrolibero Orlandino Greco, attuale consigliere regionale, e gli affiliati del clan Bruni.

IL PASSATO. Come diremo a breve, è importante contestualizzare i fatti per cui la Dda di Catanzaro ha inteso richiedere la misura cautelare per capire come lo stesso Ufficio inquirente si sia “evoluto” nel tempo.

Nel 2008 l’area urbana di Cosenza è monopolizzata dalla criminalità organizzata – come dimostreranno tantissime inchieste antimafia – e mentre alcuni boss decidono di darsi alla latitanza, in vista di condanne per omicidi e futuri arresti per altri assassini, a Castrolibero – “oasi di pace” – il Comune è al centro delle “attenzioni” di un gruppo ’ndranghetistico, la cui esistenza è stata accertata con una sentenza passata in giudicato: Telesis, tanto per capirci. E la cosca è quella dei Bruni “bella bella”. Cosa è cambiato nel lavoro investigativo dal 2008 ad oggi? E’ facile da comprendere se si seguono le vicende giudiziarie che hanno permesso negli ultimi anni di contrastare duramente la criminalità organizzata con un maxi-processo, vedi “Nuova Famiglia-Doomsday”, che spiega in maniera analitica il passaggio dal gruppo Bruni-zingari alla confederazione Rango-zingari con gli italiani.

Pierpaolo Bruni, pm Dda di Catanzaro
Pierpaolo Bruni, pm Dda di Catanzaro

Prima del 2010, anno in cui per la zona di Cosenza sarà applicato un “metodo investigativo” che è alla luce del sole che ha portato risultati importanti, la politica dell’area urbana non fu mai veramente “attenzionata” da parte della magistratura. C’è un caso che riguarda il Comune di Cosenza, di cui vi daremo conto a breve, che oggi non si sa in quale cassetto sia finito. Insomma, la politica ha iniziato a tremare dal 2010 in poi. E non si può negare che, al di là di come finiranno i processi, esiste in Italia ormai un problema molto serio: se negli anni 80-90, come Cosa Nostra “insegna”, era la mafia ad andare a casa del politico, oggi è esattamente il contrario.

I DUBBI. Il discorso non cambia se applicato a Castrolibero. Perché è vero che il gip Distrettuale ritiene di non dover arrestare Orlandino Greco e Aldo Figliuzzi perché «i rilievi sulla mancanza di univocità del dato indiziario e l’assenza di riscontri sull’accordo relativo a somme di denaro e alla loro consegna non consentono di ritenere raggiunta la necessaria soglia di gravità indiziaria» ed è vero pure – cosa da non “imputare” al pm Pierpaolo Bruni che ha fatto le indagini, ma evidentemente alla classe politica che fa le leggi in Parlamento – che «non può, infatti, non rilevarsi come le contestazioni operante dal pm debbano tenere conto dell’evoluzione normativa del reato di scambio elettorale politico mafioso e della circostanza che solo nel 2014 (con decorrenza 18-4-14) la legge 17-4-14 n. 62 ha riformato radicalmente la previsione normativa».

Evidenziamo, inoltre, un altro passaggio dell’ordinanza per far capire a chi legge come funziona l’attuale norma: «Prima di tale riforma l’art. 416 ter c. p. puniva con la pena del primo comma dell’art. 416 bis c. p. colui che otteneva la promessa di voti prevista dal terzo comma del medesimo articolo 416 bis in cambio dell’erogazione effettiva di denaro. Pertanto, per le condotte risalenti al 2008 e 2013 è questa la disciplina normativa di riferimento e, per i capi 3 e 5, non sarebbero comunque punibili coloro che hanno raccolto i voti e che già rispondono della partecipazione all’associazione mafiosa». Mentre «in relazione ai politici, tenendo conto della previsione normativa vigente all’epoca dei fatti, è necessario che vi sia prova dell’effettiva erogazione di somme di denaro». Insomma, il quadro indiziario seppur grave “non è serio” per Orlandino Greco «atteso che solo dal 2014 è punita anche la sola promessa di erogazione di denaro o di altra utilità».

Orlandino Greco è indagato per voto di scambio e corruzione elettorale
Orlandino Greco è indagato per voto di scambio e corruzione elettorale

Qui, tuttavia, i dubbi del gip aumentano se ampliamo l’orizzonte investigativo alle posizioni di Fabio Bruni e Giuseppe Prosperoso. Se è vero che i pentiti non hanno fornito l’assist per fare gol, vista la mancanza di riscontri esterni, il gip accoglie positivamente le indagini relative ai capi d’accusa 6 e 8, dove sono descritte le presunte minacce degli affiliati del clan “Bruni” a Greco e Figliuzzi, e al presidente della cooperativa “Orizzonte Verde”, perché con loro si sentono in credito di un qualcosa. Lo riferiscono sempre i collaboratori di giustizia. Ernesto Foggetti dice di «essere a conoscenza che Esposito Mario ha realizzato delle scritte minatorie contro Greco, Figliuzzi» e un altro soggetto «con una bomboletta spray nera o sui muri di una villetta o lungo le strade del comune di Castrolibero; che per il compimento di tale azione Esposito era d’accordo con Fabio Bruni e Giuseppe Prosperoso; che le scritte minatorie erano da ricondursi al fatto che Esposito era stato assunto nella cooperativa in cambio di procacciamento di voti e non si recava a lavorare pur pretendendo la retribuzione. Poiché era partita la procedura di licenziamento erano partite le minacce contro gli amministratori; il collaboratore ha asserito di essere a conoscenza che Esposito, Bruni e Prosperoso pretendevano soldi da Figliuzzi e Greco; fu Figliuzzi stesso a fermare Foggetti per lamentarsi che “la campagna elettorale stava diventando troppo cara”; secondo Foggetti i tre pretendevano che il Comune assegnasse gli appalti a ditte compiacenti».

A sua difesa, Greco ha riferito nel corso dell’interrogatorio che aveva chiesto a Valder nel luglio 2008 di inoltrare 3 lettere di licenziamento nei confronti di Esposito e di altri due ragazzi che non si presentavano al lavoro. «Problemi simili vi erano stati con Foggetti Marco, che però si era mostrato più conciliante. Greco, poi, in un incontro tenutosi in un bar di Castrolibero rifiutò di dare 10mila euro in quanto capì che non si trattava di un prestito. Così la tentata estorsione per il gip c’è e in un passaggio successivo sottolinea che «deve rilevarsi che la vicenda getta un’ombra sui motivi per cui i due mafiosi si arrogavano il diritto di presentarsi nel Palazzo comunale, pretendendo appunto che l’inserimento negli appalti o somme di denaro e costituisce riscontro logico circa l’appoggio elettorale della cosca (di cui facevano parte Bruni Fabio e Prosperoso Giuseppe) in favore dei due politici.

Si tratta infatti di una vicenda che lascia desumere che il sindaco e il suo vice potessero avere una sorta di debito verso la cosca Bruni, tanto che un personaggio apicale come Bruni Fabio si presentava presso il Palazzo comunale ad avanzare la richiesta estorsiva. E se è vero che essa non basta a riscontare il narrato di Foggetti Ernesto sulla consegna di somme di denaro o sulla promessa di nuove assunzioni posta a base del predetto patto elettorale di cui all’art. 416 ter c. p. per le ragioni anche di natura normativa» scrive il gip «però avvalora il narrato di quei collaboratori come Massaro che hanno riferito che la cosca ha raccolto voti in favore del Greco e del Figliuzzi in relazione alle ipotesi di reato di cui all’art. 86 dpr 570/60». (Antonio Alizzi)

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