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BUFERA PRECARI ASP | Ci sono 142 indagati. Il gip: «Mazza spregiudicato»

BUFERA PRECARI ASP | Ci sono 142 indagati. Il gip: «Mazza spregiudicato»

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Cosenza Giuseppe Greco ha accolto la richiesta di misura cautelare nei confronti del sindacalista di Cetraro che sarebbe la “mente” dei presunti illeciti commessi dai precari. Nel registro degli indagati anche Scarpelli, Perri, Palumbo e vari dirigenti regionali.

L’inchiesta sui presunti falsi precari dell’Asp di Cosenza e «l’ingiusto vantaggio patrimoniale» che avrebbero avuto concorrendo con i dirigenti regionale e dell’Asp, tutti indagati dalla procura di Cosenza, farà certamente discutere e suscitare polemiche sia di carattere politico sia di tenore giuridico.

Partiamo dai fatti però. Oggi il procuratore capo Mario Spagnuolo e il procuratore aggiunto Marisa Manzini hanno ottenuto ciò che avevano richiesto alla sezione gip del tribunale di Cosenza. Il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Greco, infatti, ha disposto gli arresti domiciliari per il sindacalista della Cgil Francesco Mazza, già condannato per altri reati. Il sindacalista di Cetraro è sospettato di aver organizzato, in maniera illecita, l’inserimento di 38 precari nella graduatoria, permettendo loro di far parte delle unità territoriali dell’Asp di Cosenza. Non possiamo sottolineare come, al di là degli aspetti penali della vicenda che dovranno essere valutati nelle varie sedi giudiziarie, i precari in servizio presso l’Asp di Cosenza per circa un anno e mezzo non hanno mai percepito un euro. Lo Stato, quindi, ha legalizzato il “lavoro in nero”, visto le varie revoche deliberatorie di queste assunzioni definite elettorali visto che erano state fatte in prossimità e in epoca successiva delle elezioni regionali del 2014. Ieri, tra l’altro, dopo l’ennesimo rinvio il gruppo di ragazzi che ha lottato per ottenere un futuro migliore ha deciso di occupare il piazzale della Cittadella regionale. La riunione prevista per giovedì, alla luce degli eventi odierni, è saltata.

L’INCHIESTA. Secondo la procura di Cosenza, i 142 indagati in concorso morale e materiale tra loro, «nelle qualità e nello svolgimento delle rispettive pubbliche funzioni, appresso precisate, ovvero quali concorrenti esterni» avrebbero «intenzionalmente procurato ai 133 soggetti, nel prosieguo elencati, tutti assegnati all’Asp di Cosenza, l’ingiusto vantaggio patrimoniale, costituito dal diritto ai “benefici di cui all’art. 2 della l. r. n. 15/2008” e il corrispondente danno ingiusto, di rilevante gravità, dell’Amministrazione, Regione Calabria, che si obbligava alla corresponsione dei predetti benefici in favore di soggetti sforniti dei requisiti contemplati dalla norma». I fatti contestati – secondo la Guardia di Finanza – sarebbero stati commessi a Cosenza, Catanzaro e in località ignote il 24 novembre 2014. In questo caso potrebbero essere sollevate eccezioni sulla competenza territoriale del provvedimento. 

I dirigenti indagati sono Vincenzo Caserta, in qualità di dirigente generale reggente pro tempore del Dipartimento della Regione Calabria “Sviluppo Economico, Lavoro, Formazione e Politiche Sociali”; Gianfranco Scarpelli e Antonio Perri, il primo direttore generale dell’Asp di Cosenza, il secondo, funzionario della medesima Asp, direttore del Distretto Cosenza/Savuto e delegato dalla Direzione Generale per i rapporti con il Dipartimento – Assessorato al lavoro della Regione Calabria; Luigi Palumbo, di direttore generale dell’Asp di Cosenza a far data dal 2 dicembre 2014; Pasquale Giuseppe Capicotto, di funzionario della Regione Calabria, responsabile dei lavoratori Lsu e Lpu.

Francesco Mazza, difeso dall’avvocato Enzo Belvedere, insieme a Capicotto è indagato per compilato «l’elenco delle istanze “presentate ai sensi dell’art. 3 legge regionale n. 12/2014”, materialmente consegnate dal predetto Mazza al nominato Capicotto, e poi utilizzato per la redazione della lista allegata alla nota di trasmissione n. 347572 di cui sopra, anche apponendovi, in data successiva alla scadenza legale, ex art. 3 l. r. 12/2014, del 21 dicembre 2010, il falso numero di protocollo, n. 25817 del 9/8/2010 e il falso timbro del competente ufficio regionale, così da fare apparire lo stesso come elenco formato e recapitato alla Regione Calabria entro il termine di legge».

Secondo l’accusa, i precari indagati avrebbero presentato le istanze di inserimento nelle graduatorie della legge per favorire l’occupazione in Calabria fuori dai termini previsti dalla legge e alcuni non avrebbero avuto neanche i requisiti per essere inseriti nell’elenco. Alcuni di loro, inoltre, avrebbero apposto falsamente la data di ricezione della domanda che secondo gli accertamenti investigativi sarebbe stata presentata dopo il 21 dicembre 2010.

I 142 INDAGATI. Nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita nei confronti del sindacalista Mazza figurano anche i nomi di Franca Cantisani, Carmela Ciancio, Giovanni Brunetti, Rosina Maria Schittini, Giuseppe Forte, Stefania Gaglianone, Giovanna Biondi, Gabriele Forestiero, Emanuela Leprotti, Francesco Castiglia, Mariarosaria Casella, Pietro Rotondaro, Mauro Tripicchio, Francesco Occhiuzzi, Franco Accurso, Paola Punzo, Giuseppe Grazioli, Debora Perrone, Vincenzo Sammarco, Alessandro Sbarra, Fabio D’Andrea, Annina Leone, Umbertino Bianco, Carmine Tufo, Luana Antonucci, Adele Guaglianone, Ottavio Pignataro, Giuseppe Marchetti, Giuseppe Caruso, Anna De Marco, Pasquale Aceti, Lucia Crusco, Maria Spizzirri, Michele Porco, Francesco Dodaro, Francesco Brunetti, Daniela Occhiuzzo, Vincenzo di Minco, Gaetano Fabiano, Teresa Viola, Santino Foresta, Nello Spinicci, Antonio Frega, Adelina Onorato, Vincenzo Novello, Rosamaria Mandolito, Pasquale Iozzi, Ivana Pignataro, Maria Servidio, Marica Zuccarelli, Adelina Cristina Losardo, Domenico Nicoletti, Nandina Tripicchio, Lucia Avolio, Guerino Calabrò, Francesco Di Minco, Amalia Fortunato, Marianna Ciampa, Vincenzo Ferrari, Maria Emanuela Bruno, Giuseppina Beltrano, Nicoletta Regina, Roberto Liserre, Rosanna Spanò, Pablito Sandolo, Giuseppe Bufanio, Giulio Pando, Teresa Cosenza, Mario Lotito, Maria Concetta Quintieri, Carmela Serio, Rossella Esposito, Samoa Rizzo, Concetta Donadio, Mario Crusco, Maria Domenica Lo Tufo, Giovanni Cennamo, Costantino Botzari, Graziella Morano, Patrizia Puntillo, Daniela Cucunato, Laura Rizzuti, Pasquale De Angelis, Maria Francesca Tundis, Fabrizio Epifanio, Candido Ciampa, Monica Ciancio, Ermanno Cairo, Marcella La Costa, Gianluca Scaglione, Domenico Capparelli, Carmine Tundis, Giancarlo Ritondale, Carmela Muglia, Giovanni Caldiero, Italia Serra, Concettina Debora Bianco, Francesco D’Agni, Emanuela Bianco, Domenico Tricarico, Silvio Grandinetti, Antonella Altomare, Fabrizia D’Agni, Luciana Picarelli, Angelina Occhiuzzi, Aldo Picarelli, Giuliano Iozzi, Stefania Lucchetta, Giusy Gatto, Luciano Perticaro, Ester Morelli, Paola Posteraro, Milva Treviso, Maria Anna Porco, Francesco Leprotti, Lucrezia Anna De Marco, Blandina Plastina, Giulia Mollo, Daniele Pescatore, Annalisa Muoio, Elisabeth Buono, Adele Candia, Maddalena Carnevale, Massimo Maltese, Debora Bianca Lara Pellegrini, Valentina Turco, Roberta Oppido, Alessio Verta, Antonio Carmelo Parise, Cosimo Balzamà, Davide Turco, Sebastian Nocito, Maria Mazza, Gianni Vaia, Giovanna Muto, Emilio Bruno e Francesco Mazza, quest’ultimo il noto sindacalista.

IL GIP GRECO. Gli arresti domiciliari sono l’unica misura cautelare applicabile nel caso di specie all’uomo di Cetraro poiché «è pienamente ricorrente il concreto pericolo di recidività specifica», perché dalle risultanze investigative è emerso «una peculiare spregiudicatezza dimostrata» da Mazza «durante l’intero corso delle investigazioni». E ancora: «Ed invero questi, oltre ad avere assunto un ruolo primario nell’arco della complessiva vicenda delittuosa) si è poi atteggiato, nell’ambito della presente fase procedimentale, come vero ispiratore della linea difensiva di taluni dei coindagati, organizzando incontri, presso la sede del suo ufficio di Cetraro, con gli altri sodali, allorché essi erano contattati dalla polizia giudiziaria al fine di rendere interrogatorio nelle forme di legge, persino suggerendo il contegno da tenere dinanzi agli investigatori e le mendaci risposte da fornire per sviare i sospetti». (Antonio Alizzi)

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