Giudiziaria

“CINQUE LUSTRI” | I soldi del gruppo Barbieri nelle mani della cosca Muto? «Nel 2015 versati quasi 100mila euro»

La Dda di Catanzaro accusa i fratelli Barbieri e Massimo Longo di associazione mafiosa. Secondo la Finanza, le vincite alla sala slot della moglie di Longo sarebbero servite per consegnare ogni mese circa 10mila euro nelle casse della cosca di Cetraro. Prima degli arresti di “Frontiera” infatti la cifra uscita dal conto corrente intestato alla donna sfiorava i 100mila euro. 

«Barbieri Giorgio Ottavio, Barbieri Francesca e Longo Massimo, quali imprenditori di riferimento nonché finanziatori della cosca, alla quale assicurano, mensilmente, flussi di danaro provenienti dalle attività imprenditoriali gestite, quanto alla discoteca “Il Castello Music Club” di Sangineto, alla sala giochi “Sala Slot 6” (Clogo Srl) e all’Hotel delle Stelle, in modo confacente agli interessi della consorteria; potendo in ogni caso contare sull’intervento della cosca medesima per la risoluzione di problematiche di vario genere, criminali ed economiche». I tre indagati devono rispondere di associazione mafiosa. E’ questo infatti il capo d’accusa relativo al gruppo imprenditoriale “Barbieri” che la Guardia di Finanza ritiene intraneo al clan Muto di Cetraro. 

E’ doveroso dire, però, che la maggior parte dell’inchiesta “Cinque Lustri” nasce perché il Ros di Salerno confeziona un’indagine quasi perfetta dal punto di vista tecnico investigativo, fotografando e intercettando tutti gli spostamenti di Franco Muto, dei suoi presunti sodali e dei tre inquisiti. In particolare, sono stati valutati attentamente i movimenti di Massimo Longo che come dimostrano le immagini si recava almeno una volta al mese all’azienda “Eurofish” di Cetraro per consegnare – a dire della Dda – la consueta somma di denaro destinata ai Muto. Ad incassare i soldi sarebbe stato Davide Bencardino, uno dei pochi rimasti liberi dopo gli arresti dell’operazione “Frontiera”. Le conversazioni tra quest’ultimo e Longo sono abbastanza eloquenti sui presunti rapporti illeciti tra il gruppo “Barbieri” e la consorteria mafiosa dominante nel Tirreno cosentino. Che poi Barbieri fosse intraneo alla cosca o vittima della stessa quello lo chiariranno i giudici, ma sta di fatto che tutti gli spostamenti registrati dai finanzieri dimostrano quantomeno un rapporto troppo ambiguo per affermare il contrario.

Il meccanismo per consegnare circa 10mila euro al mese ai Muto era basato sulle presunte vincite alla sala slot di Cosenza fatte risultare alla moglie di Massimo Longo che tra l’altro era dipendente del locale, ma che almeno all’inizio del rapporto lavorativo non avrebbe mai svolto il ruolo di cassiera. Un altro indizio che le Fiamme Gialle hanno evidenziato come un modo per sviare il vero motivo del traffico di denaro. Soldi che venivano versati su un conto corrente.

La Dda di Catanzaro ha evidenziato che «nell’intercettazione ambientale del 19 maggio 2016 infatti, Massimo Longo riferiva» a un altro soggetto «che c’erano “100.000 euro all’anno di vincite intestate ad Isabella“, destinate a chi non poteva “avere i conti”, e quindi al clan Muto. Il dato ha trovato conferma negli accertamenti bancari relativi all’anno 2015 in cui si evidenziano uscite per 97.310 euro. E’ questa la somma che Giorgio Ottavio e Francesca Barbieri hanno versato nelle casse del clan Muto per l’anno 2015».

Inoltre, gli investigatori hanno scandagliato tutti i flussi, sottolineando che «Massimo Longo ha una disponibilità di cassa molto elevata e pertanto poteva permettersi, nel garantire la somma al clan Muto in un dato giorno del mese, di non utilizzare solo ed esclusivamente somme materialmente presenti sul conto corrente, ma anche di anticiparle utilizzando la cassa della sala slot. Il dato di un’enorme disponibilità di contante all’interno della sala slot Gioco 6 risultava chiaro nella conversazione del 4 gennaio 2016 in cui Longo informava» un’altra dipendente dei Barbieri, la segretaria dell’ufficio di Roma «che, a seguito delle modifiche legislative operative dal 1 gennaio 2016, poteva pagare vincite in contanti sino all’ammontare di 2999 euro, oltre le quali bisognava utilizzare il bonifico. Per tali motivi Longo aveva necessità di aumentare la sua disponibilità di cassa». (a. a.)

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Redazione Cosenza Channel

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