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“CUMBERTAZIONE” | Il gip di Paola scarcera due degli indagati fermati dalla Dda di Reggio Calabria

“CUMBERTAZIONE” | Il gip di Paola scarcera due degli indagati fermati dalla Dda di Reggio Calabria

Lasciano il carcere Emilio Cipolla e Maria Vittoria Plastina, sospettati di associazione a delinquere semplice con reato fine di falso ideologico per un appalto. Per l’uomo residente ad Amantea il gip ha evidenziato che il suo rapporto con Bagalà era di natura lecita. Bruno Madaffari ottiene gli arresti domiciliari. Gli atti ora al gip Distrettuale di Reggio Calabria. 

Mancanza di presupposti per convalidare il fermo e di conseguenza emettere la misura cautelare in carcere. A quattro giorni dal decreto di fermo emesso dalla Dda di Reggio Calabria, nell’ambito dell’operazione “Cumbertazione”, il gip di Paola Maria Grazia Elia ha scarcerato Emilio Cipolla e Maria Vittoria Plastina. L’ordinanza del tribunale di Paola, tuttavia, suona già come una bocciatura per l’accusa, almeno per quanto riguarda queste due posizioni, che come hanno fatto rilevare i rispettivi avvocati di fiducia non c’entrano assolutamente nulla con il contesto associativo di tipo mafioso.
Nello specifico, i penalisti Eugenio Naccarato e Giuseppe Bruno – difensori di Emilio Cipolla – hanno evidenziato come non vi fosse neanche un requisito per fermare il loro assistito né che lo stesso potesse essere dipinto dalla Dda di Reggio Calabria come un consulente che in qualche modo avrebbe favorito il gruppo imprenditoriale dei Bagalà e indirettamente la cosca dei Piromalli.
Un fermo immotivato, dunque, che puntualmente è stato giudicato in tutt’altro modo dal gip di Paola che, in fase di valutazione degli elementi indiziari, ha accolto pienamente le argomentazioni difensive.

Il gip Elia infatti ha scritto che il “fermo degli indagati non può essere convalidato perché disposto ed eseguito in assenza dei requisiti di legge”. In particolare, sono stati valorizzati i colloqui telefoni di Emilio Cipolla con Bagalà che, a differenza di quanto sostiene la Dda di Reggio Calabria, rientrano in un rapporto di lavoro lecito nel quale non si evidenziano contiguità o cointeressi di natura illecita. Nei prossimi giorni i suoi avvocati si metteranno al lavoro per chiedere il dissequestro del materiale di proprietà dell’ingegnere residente ad Amantea.

La posizione della Plastina è pressoché identica con leggere sfumature in ordine ad alcuni capi d’imputazione.
Per Cipolla tutti i capi d’accusa sono ritenuti insussistenti al fine di emettere la misura cautelare come richiesto dalla procura di Paola.

Bruno Madaffari infine lascia il carcere e sarà sottoposto al regime devi arresti domiciliari.
Gli atti ora saranno trasmessi al gip Distrettuale di Reggio Calabria. (Antonio Alizzi)

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