È ripreso a Cosenza il processo “Recovery”, l’inchiesta della Dda di Catanzaro sul presunto narcotraffico a Cosenza e nei comuni limitrofi contestato al clan degli “italiani”, ritenuto guidato dal boss di ‘ndrangheta Francesco Patitucci. In aula, collegato in videoconferenza, è stato sentito il collaboratore di giustizia Francesco Greco, indicato come già vicino al gruppo Porcaro e coinvolto – secondo l’impostazione accusatoria – in attività che vanno dalle lesioni alle estorsioni, fino al traffico di droga e all’usura. L’udienza della scorsa settimana era stata rinviata per l’assenza del collaboratore Giuseppe Zaffonte, fermo per motivi di salute.

Nel corso dell’esame, Greco ha ricostruito la gestione dello stupefacente e dei relativi proventi. «La droga era gestita dal gruppo di Porcaro e i proventi confluivano nella stessa bacinella così come le estorsioni», ha dichiarato il collaboratore riferendosi alla cosca degli italiani. E ancora: «Riscuotevo i proventi delle estorsioni presentandomi due volte all’anno dagli imprenditori e dai commercianti su mandato di Patitucci, Porcaro e Piromallo». Secondo il collaboratore, «i soldi sporchi, provento delle attività illecite, ci davano la possibilità di pagare gli “stipendi” ai detenuti e le spese legali».

Greco ha fatto riferimento anche ad altri contesti territoriali, parlando del gruppo “Di Puppo” operativo su Rende e dei rapporti con i Calabria e i Tundis di San Lucido, conosciuti – ha spiegato – per il tramite di Roberto Porcaro, con i quali ci sarebbero stati «ottimi rapporti». Sempre sul fronte degli approvvigionamenti, ha aggiunto: «Gli “zingari” di Cosenza si rifornivano a Cassano all’Ionio dai loro parenti», indicando poi una distinzione tra canali e casse: «Sulla droga gli italiani avevano una loro bacinella, gli “zingari” di Cosenza un’altra». In questo quadro, il collaboratore ha riferito anche di un acquisto importante: «Andai ad Amantea ad acquistare 100mila euro di droga».

Nel racconto è entrato anche il presunto ruolo di “contabile” attribuito a Silvia Guido, già moglie di Porcaro. E sulle tensioni interne Greco ha ribadito quanto già dichiarato in altri procedimenti: avrebbe circolato l’idea di uccidere Roberto Porcaro, sostenendo che, a un certo punto, non andasse più d’accordo con esponenti del gruppo degli “italiani”, citando Mario “Renato” Piromallo, Massimiliano D’Elia, Salvatore Ariello e Antonio Illuminato.

Nel controesame, condotto dagli avvocati Fiorella Bozzarello, Giorgia Greco, Carlo Monaco e Cristian Cristiano, il collaboratore ha precisato di non aver voluto ricevere “battesimi” di ‘ndrangheta e di essere uscito dal contesto criminale nel 2018 senza chiedere «il permesso». Parlando di altri gruppi cosentini, ha inoltre riferito che «Alfonsino Falbo, Marco Perna e Sergio Raimondo compravano la droga per conto loro e nel 2015 a tal proposito ci fu una sparatoria». Sul tema delle regole interne, ha aggiunto che anche Porcaro avrebbe fatto «sottobanco», condotta che - a suo dire - nel “Sistema” era vietata, con il rischio di ritorsioni fisiche.

Prima della chiusura dell’udienza è intervenuto il pubblico ministero Corrado Cubellotti, approfondendo alcune posizioni. Francesco Greco tornerà in aula a maggio per il controesame dell’avvocato Mario Scarpelli. Nella stessa data sarà sentito anche il collaboratore Daniele Lamanna. Il 6 maggio, invece, è previsto l’esame del collaboratore Giuseppe Zaffonte.