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Usura a Rende, il tribunale della Libertà scarcera i cugini Citro

Usura a Rende, il tribunale della Libertà scarcera i cugini Citro

A distanza di 24 ore dall’udienza svoltasi davanti ai giudici del tribunale della Libertà di Catanzaro, i cugini Roberto e Francesco Citro ottengono un primo risultato. Nel pomeriggio di oggi è stata notificata l’ordinanza di scarcerazione che prevede tuttavia l’applicazione degli arresti domiciliari per entrambi. Il caso giudiziario riguarda un presunto giro di usura ai danni di un vigile urbano di Rende.

Ieri i difensori Antonio Quintieri, Antonio Iaconetti e Antonio Ingrosso hanno discusso le rispettive posizioni, chiedendo al Tdl la scarcerazione dei loro assistiti.

In particolare, gli avvocati di Roberto Citro hanno depositato indagini difensive condotte nel periodo in cui i due cugini sono rimasti in carcere, così come stabilito dal gip del tribunale di Cosenza, Giusy Ferrucci. Nel dettaglio, i legali Quintieri e Iaconetti hanno evidenziato quanto dichiarato da Citro nel corso dell’interrogatorio di garanzia e hanno aggiunto le dichiarazioni rese da un pubblico ufficiale, amico sia di Roberto Citro che della presunta vittima.

Al gip Ferrucci, Roberto Citro aveva detto di aver prestato 7mila euro e non 3500, ma non di non aver chiesto alcun interesse usuraio. Poi aveva specificato di conoscere bene la persona offesa in quanto si vedevano spesso per questioni lavorative e di non aver mai pensato di commettere un reato contro un pubblico ufficiale. Il cugino Francesco Citro, aveva aggiunto Roberto, è estraneo totalmente alla vicenda, in quanto i soldi prestati erano suoi. Aveva spiegato di aver chiamato il cugino solo per mettergli pressione in qualche modo, perché erano passati tanti mesi dal giorno in cui la presunta vittima ebbe in consegna il denaro.

Dalle indagini difensive è emerso che il pubblico ufficiale, sentito a sommarie informazioni dal legale Quintieri, ha dichiarato di essere a conoscenza della situazione ma non gli risultava che vi fossero interessi usurai da restituire. Inoltre ha riferito che ha assistito a una telefonata tra i due e a quel punto avrebbe consigliato a Roberto Citro di denunciare il suo collega che non poteva restituire i 7mila euro.

Nel corso della telefonata registrata Roberto Citro, sostiene la difesa, dimostra la sua totale buona fede, chiedendo alla presunta vittima di restituirgli i soldi ma non pattuisce alcun tasso usuraio.

Maggiori chiarimenti si avranno quando il Tdl depositerà le motivazioni che hanno portato all’applicazione dei domiciliari per i cugini Citro. (Antonio Alizzi)

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