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L’INCHIESTA | «Pagliuso ucciso per una vendetta del clan Scalise per la strage di Decollatura»

L’INCHIESTA | «Pagliuso ucciso per una vendetta del clan Scalise per la strage di Decollatura»

Due anni di indagini, raccolte testimoniali e vari indizi, hanno permesso ai carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro, supportati dal reparto Crimini Violenti di Roma, di individuare il presunto killer dell’avvocato Francesco Pagliuso, ucciso a Lamezia Terme nell’estate del 2016. Un delitto eccellente che ha riguardato un noto penalista impegnato in diversi processi di ‘ndrangheta.

E proprio da qui la Dda di Catanzaro è partita per arrivare alla conclusione esposta oggi in conferenza stampa e contenuta nell’ordinanza del gip Distrettuale di Catanzaro: l’avvocato è stato ucciso per una vendetta del clan Scalise, operanti nella zona della “montagna lametina”.

Come arrivano a questa “sentenza” i magistrati coordinati dal procuratore capo Nicola Gratteri è presto detto. Tutto parte dalle prime testimonianze fornite agli investigatori subito dopo l’assassinio. L’input, quindi, viene fornito dalla sorella dell’avvocato, anch’essa legale, che evidenzia come il fratello avesse avuto diversi attriti in passato con la famiglia Scalise.

La Dda di Catanzaro, a tal proposito, ritiene che il clan sopra citato sia legato a doppio filo alla cosca Giampà e al gruppo criminale Innazzo, entrambi operanti nel territorio di Lamezia Terme e dintorni.

Per capire cosa ci sia dietro al delitto del giovane avvocato bisogna fare un passo indietro, quando nel 2013 il penalista ucciso assume la difesa di Pino Scalise e del figlio Daniele. Secondo gli investigatori, i due Scalise sarebbero legati a Giovanni Vescio e Francesco Iannazzo, vittime della strage di Decollatura – avvenuta il 19 gennaio 2013 – nella quale Domenico e Giovanni Mezzatesta, rispettivamente padre e figlio, uccisero i due uomini all’interno del bar gestito da uno dei fratelli di Pino Scalise. V’è da dire che proprio il processo sulla strage di Decollatura è l’ultimo successo dell’avvocato Pagliuso che in Cassazione ottiene l’annullamento dell’ergastolo per i due Mezzatesta, poi giudicati e condannati di nuovo dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro.

L’ipotesi portata avanti dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Catanzaro è quella che Marco Gallo, apparentemente titolare di un’agenzia di consulenze a Falerna ma di fatto, secondo la Dda, killer a pagamento delle cosche lametine, avrebbe ucciso Pagliuso per vendicare l’assassinio di Daniele Scalise (ucciso nel 2014), il cui gruppo reputava responsabile proprio Domenico Mezzatesta, legato da rapporti professionali con il legale lametino, «tanto da essere aiutato dallo stesso Pagliuso per tutto il periodo della sua latitanza» dopo la strage di Decollatura.

Scalise era stato difeso dall’avvocato Pagliuso (unitamente a un altro penalista) in un processo celebratosi nel tribunale di Cosenza, dal quale uscì con una sentenza di assoluzione. Questo è un dettaglio molto importante, secondo i militari dell’Arma, poiché nel giorno della requisitoria alle spalle dell’avvocato lametino si sarebbero posizionati, a mo’ di controllo, Giovanni Vescio e Francesco Iannazzo che, sempre per la Dda di Catanzaro, avrebbero minacciato e aggredito lo stesso Pagliuso in un bosco alla presenza di Daniele e Pino Scalise. I quattro uomini avrebbero contestato al penalista di Lamezia Terme una difesa non adeguata per Daniele Scalise, tanto da presenziare come detto alla discussione.

La goccia che fa traboccare il vaso è dunque la strage di Decollatura. I rapporti tra la famiglia Scalise e l’avvocato Pagliuso si deteriorano dal momento in cui il penalista assunse la difesa dei due Mezzatesta. Proprio il capo famiglia, Domenico, esorta l’avvocato a stare attento perché aveva saputo in carcere che lo avrebbero voluto ammazzare. L’avvocato Pagliuso infatti alle sue collaboratrici di studio, seppur con toni apparentemente scherzosi, aveva annunciato che sarebbe stato ucciso perché presente in una “lista nera” stilata all’epoca dell’omicidio di Daniele Scalise. Ne farebbero parte anche Domenico Mezzatesta, attualmente in carcere, e proprio Luigi Aiello, ammazzato dopo il delitto Scalise, e trait d’union tra Domenico Mezzatesta e l’avvocato Pagliuso, nel periodo di latitanza di Domenico a seguito della strage di Decollatura.

Altro dettaglio contenuto nell’ordinanza cautelare è un’altra aggressione che, questa volta, sarebbe stata perpetrata da Marcello Perri ai danni del penalista. Una vicenda che rientra in una causa legale tra i Perri, a cui l’avvocato Pagliuso, in rappresentanza di uno dei fratelli, era riuscito ad ottenere dal tribunale di Lamezia Terme, quindici giorni prima del delitto, il titolo esecutivo per la consegna di 800mila euro.

Sempre dal racconto delle collaboratrici, è emerso che nel corso del processo di secondo grado per la strage di Decollatura, il penalista ucciso avrebbe fatto «“i nomi, cognomi e collegamenti tra le varie famiglie coinvolte ed in particolare gli Scalise, Vescio e Iannazzo e dei loro interessi su taluni appalti per la costruzione della super strada del Medio-Savuto”». (Antonio Alizzi)

 

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