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Il battesimo della ‘ndrangheta e l’addio al crimine di Luciano Impieri: «Stanco di vedere abusi»

Il battesimo della ‘ndrangheta e l’addio al crimine di Luciano Impieri: «Stanco di vedere abusi»

A Cosenza ce ne sono tanti e molti di essi hanno contribuito a portare in carcere criminali, assassini e narcotrafficanti. Nell’ultimo periodo, ovvero dal pentimento di Ernesto Foggetti, risalente a settembre 2014, il volto criminale di Cosenza e dintorni è mutato considerevolmente. E i collaboratori di giustizia, che dal 2014 al 2018, hanno riempito i verbali davanti alla Dda di Catanzaro, oggi proseguono nei racconti di reati e rapporti tra clan della provincia di Cosenza.

La cosca, o presunta tale, che maggiormente è stata colpita dalla fuoriuscita di ex affiliati è certamente quella “Rango-zingari” di Cosenza. A rompere il legame di sangue sono stati coloro i quali erano legati più di tutti a Michele e Luca Bruni, il primo capo dell’omonimo clan, scomparso per una grave malattia, e il secondo ucciso nel 2012 a Castrolibero da Daniele Lamanna e Adolfo Foggetti, su mandato di Franco Bruzzese, Maurizio Rango e secondo quanto riferiscono gli inquirenti da Francesco Patitucci e Roberto Porcaro.

Nell’ultimo periodo i magistrati della Dda di Catanzaro e i carabinieri del Nucleo Investigativo di Cosenza e del Ros di Catanzaro, hanno prestato attenzione alle dichiarazioni rese dall’ultimo collaboratore di giustizia in ordine di tempo: Luciano Impieri.

Parliamo di un ex componente del gruppo mafioso dei “Bruni” Bella Bella, e partecipe, per sua stessa ammissione, della presunta cosca “Rango-zingari”, con compiti precisi: avviare il filo estorsivo con le vittime individuate dai vertici.

Impieri infatti nei primi anni del 2000 entra a far parte della cosca “Bruni”, che in quel periodo era alleata con gli “zingari” di Cosenza, ovvero la famiglia Abbruzzese che domina a Cassano all’Jonio e non solo.

Sono gli anni degli assalti ai portavalori in Basilicata e Puglia, regione quest’ultima in cui un gruppo di rapinatori riesce e portare a casa centinaia di migliaia di euro. E tra questi vi è anche Luciano Impieri, oggi a processo per la rapina a Castelluccio di Foggia.

Luciano Impieri ha deciso «di collaborare, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo di quest’anno, quando ero agli arresti domiciliari, solo perché stanco degli abusi, delle “schifezze”, che vedevo fare a coloro i quali appartenevano alla malavita». La dichiarazione del pentito riapre, e si collega, alle parole proferite nel 2015 da Adolfo Foggetti, il quale fu il primo a dire che Impieri e Daniele Lamanna, erano ormai dal gruppo “Rango-zingari” per contrasti interni. Rapporti incrinatisi nel corso del tempo e affiorati in una riunione che si tenne davanti a Maurizio Rango, che prese atto dell’allontanamento di Impieri e Lamanna.

Non è un caso dunque che entrambi, alla lunga, abbiano fatto la stessa scelta: lasciare il mondo criminale e dare un senso alla loro vita, nonostante gravi reati commessi.

E Impieri, nei verbali depositati dalla Dda di Catanzaro nei processi per la morte di Luca Bruni e “Frontiera”, ovvero la maxi-inchiesta contro il clan Muto di Cetraro, fa nomi e cognomi di coloro i quali fanno parte delle presunte associazioni mafiose al vaglio dei tribunali di Paola e Cosenza.

E prima di parlare degli altri, Impieri spiega al procuratore aggiunto Vincenzo Luberto e al pm Alessandro Prontera, da chi e dove fu battezzato. «Nel 2009, sono stato battezzato, presso la casa circondariale di Cosenza, da Franco Bruzzese e Maurizio Rango. Costoro mi hanno conferito la prima e la seconda. Ricordo che portavo, in copiata, quale capo Michele Bruni, e poi Giovanni Abruzzese, Carlo Lamanna, Pasquale Arena e Paolo Lentini. Nel 2013, dopo quattro/cinque anni mesi dal mio ritorno in libertà, Maurizio Rango mi conferì lo “sgarro”, per questa ulteriore copiata, portavo Giovanni Abruzzese, Mico Megna e Salvatore Giglio. Il conferimento dello sgarro è stato, per così dire, sollecitato da Michele Di Puppo, il quale, dalle finestre del carcere di Catanzaro, mi diceva che, dovevo dire a Maurizio Rango, di darmi il “pensiero”».

Così Impieri si avvia a far parte della ’ndrangheta cosentina. «Fin dal 2002/2003, mi sono avvicinato a Giovanni Abruzzese, Carlo Lamanna e Franco Bruzzese, che collaboravo quale staffettista nella consumazione di rapine in danno di furgoni portavalori. Quando sono uscito dal carcere, nel 2013, Rango ha voluto che mi occupassi di estorsioni, affiancando Adolfo Foggetti. Il mio ruolo era quello di fare le cosiddette chiamate estorsive, senza dare, così conto ad altri. Dovevo limitarmi a seguire gli ordini di Maurizio Rango (1/continua)». (Antonio Alizzi)

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