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Omicidio Portoraro, il retroscena: la Dna preoccupata dagli equilibri mafiosi nella Sibaritide

L’omicidio odierno di Leonardo Portoraro costringe la Dda di Catanzaro a riaprire vecchi fascicoli riguardanti inchieste di mafia nella Sibaritide. Ma l’uccisione dell’uomo condannato nel processo “Galassia” è ancora tutto da decifrare, sia per le modalità di esecuzione sia per il movente. Una cosa è certa, riferiscono i carabinieri. «Si tratta di un delitto di mafia».

Villapiana è conosciuta come una località marina, tra le più note e affollate della zona settentrionale dello Jonio cosentino. Stamane l’assassinio di Portoraro è piombato sul comune cosentino come un fulmine a ciel sereno, meno per i magistrati della Direzione Nazionale Antimafia che, nelle ultime relazioni semestrali, avevano spiegato che nella Piana di Sibari gli equilibri mafiosi stavano cambiando di nuovo, dopo un periodo nel quale alcuni clan erano stati in netta contrapposizione l’uno con l’altro.

E la Dna faceva riferimento proprio alla figura di Leonardo Portoraro che, dopo aver scontato un residuo di pena per il processo “Galassia”, nel quale era stato condannato per associazione mafiosa, era uscito di carcere qualche anno fa.

IL RETROSCENA. E’ il capitolo che richiama il circondario di Castrovillari quello particolarmente collegato al delitto di oggi che, senza dubbio, crea apprensione nelle forze dell’ordine. Un omicidio isolato o l’inizio di una nuova guerra di mafia? I carabinieri e il pool dei magistrati, che operano nella Sibaritide, sono già allertati e attenti a cogliere tutti gli elementi utili per ricostruire dinamiche probabilmente oggi non del tutto conosciute. A supportarli ci sarà il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Vincenzo Luberto che, delle cosche Joniche, conosce vita, morte e miracoli.

La Dna, dicevamo, aveva lanciato l’allarme. Pagina 578 della relazione 2016, primo semestre. «In via preliminare va osservato che la Sibaritide, storico feudo dei “Forastefano”, è stata interessata, nell’ultimo periodo da una serie di eventi che ne hanno condizionato e ne condizioneranno probabilmente le complessive dinamiche criminali. Il riferimento è alla scelta di collaborazione con la giustizia del capofamiglia Antonio, destinata ad incidere anche sulla contrapposizione con la cosca Rom degli “Abbruzzese”, nonché alla recente espansione criminale di Portoraro Leonardo ed alla sua possibile alleanza con il gruppo criminale Rom di Cassano allo Jonio. Al momento, tuttavia, nel comune di Castrovillari le indagini sembrano dimostrare la mancanza di un vertice criminale riconosciuto, il che, tuttavia, alimenta le iniziative di vari aspiranti per raggiungere una leadership duratura».

Quel che viene dopo, allarga i confini dei magistrati: «A Francavilla Marittima opera la cosca “Portoraro”. Il gruppo criminale è stato assente per un lungo periodo, ma sembrerebbe in atto una riorganizzazione intorno a Portoraro Leonardo, il quale dopo essere stato incriminato per numerosi omicidi, è considerato uno dei principali attori della faida che ha caratterizzato la Piana di Sibari negli anni ’80 e ’90». Oggi i carabinieri ripartono da qui e intendono verificare se davvero Portoraro fosse tornato ad occuparsi di affari illeciti. E per farlo dovranno riprendere anche la questione che riguarda lo scioglimento del comune di Cassano all’Jonio.

Tuttavia Portoraro, più volte indicato quale presunto componente di gruppi di fuoco, è sempre stato assolto dall’accusa di omicidio.

LE INDAGINI. In campo ci sono i migliori militari del Comando provinciale dei carabinieri di Cosenza. La Compagnia di Corigliano, gli uomini del Nucleo Investigativo diretti dal capitano Giuseppe Sacco e quelli del Reparto Operativo coordinati dal maggiore Michele Borrelli. Al setaccio tutte le telecamere di videosorveglianza presenti nella zona, mentre i carabinieri stanno sentendo alcuni testimoni per capire se hanno visto o meno la direzione che hanno preso i killer, una volta compiuto l’omicidio. (Antonio Alizzi)

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Redazione Cosenza Channel

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