Tutte 728×90
Tutte 728×90

Medico morì in Ginecologia a Cosenza, chiesto il processo per i cinque indagati

Medico morì in Ginecologia a Cosenza, chiesto il processo per i cinque indagati

Dovranno comparire il prossimo 5 novembre alle ore 9 dinanzi al giudice per l’udienza preliminare Francesco Luigi Branda i cinque medici indagati per la morte della dottoressa Maria Barca, deceduta il 12 dicembre del 2016 a causa di uno shock settico nel reparto di Ginecologia dell’ospedale “Annunziata” di Cosenza. 

Il pubblico ministero Domenico Frascino, titolare dell’inchiesta, dopo aver chiuso le indagini ha provveduto ad inoltrare all’ufficio gup la richiesta di rinvio a giudizio per il primario del reparto di Ginecologia, Michele Morelli (difeso dall’avvocato Antonio Vanadia), e per i medici dell’Unità operativa complessa Clemente Sicilia (difeso dall’avvocato Massimiliano Coppa), Francesco Carbone (difeso dagli avvocati Gianluca Serravalle e Patrizia Gitto), Carmen Cosco (difesa dagli avvocati Carlo Petitto e Vittorio Cosco) e Giulia Cerenzia (difesa dall’avvocato Immacolata Fontana).

Le responsabilità, secondo la procura di Cosenza, sono state cristallizzate dagli accertamenti svolti nel post-mortem dai medici-legali, che hanno effettuato l’esame autoptico, e dalle investigazioni eseguite nel reparto di Ginecologia, disposte dal pm Frascino, al fine di accertare la verità sul decesso della dottoressa Barca. Ebbene, un anno dopo la sua scomparsa, la procura di Cosenza ritiene che il registro della Sala operatoria A del reparto di Ginecologia sia stato falsificato. E’ la novità che si rileva nella rubrica imputativa, dove si contestano le singole condotte ai cinque medici indagati, a vario titolo, di omicidio colposo e falso. 

La dottoressa Barca aveva programmato un intervento di asportazione videolaparoscopica di una cisti ovarica. Nulla di urgente, ma comunque un’operazione delicata e concordata con il reparto di Ginecologia.

Tuttavia, la situazione è precipitata in sala operatoria, quando il 5 dicembre 2016, il primario Morelli, in qualità di primo operatore, dovendo effettuare la lisi di aderenze presenti, attraverso l’elettrobisturi, perfora una parte dell’intestino della dottoressa, provocando uno shock settico irreversibile. 

Secondo la procura, Morelli, Sicilia e Carbone, tutti e tre componenti dell’equipe chirurgica del reparto di Ginecologia, «pur avendo dubbi sulla reale tenuta della parete, omettevano il posizionamento in situ dei necessari drenaggi addominali al fine di monitorare con immediatezza eventuali probabili anomalie per perdite di qualsiasi tipo, in tal modo determinando un ritardo diagnostico della perforazione» e comunque, aggiunge il pm Frascino, «omettevano di valutare la correttezza dell’attività svolta da ciascuno dei componenti dell’equipe, ponendo rimedio agli errori altrui». 

I medici del reparto di Ginecologia Cerenzia, Carbone e Cosco, medici in servizio rispettivamente nel primo, secondo e turno turno, «a fronte di una sintomatologia addominale fortemente sospesa per una complicanza settica correlative alla perforazione intestinale» avrebbero omesso «qualsiasi tipo di intervento volto a trattare precocemente la complicanza, demandando al turno successivo tale scelta, ed in particolare, omettevano di sottoporre la paziente ed esami ematochimici seriati, ad un attento monitoraggi delle condizioni cliniche della stessa, monitoraggio – scrive la procura nel capo d’accusa – che ove correttamente posto in essere, avrebbe sollecitato una rivalutazione strumentale addominale mediate eco e tac dell’addome». Tutto ciò avrebbe potuto evitare «l’evoluzione del processo infiammatorio locale (iniziale peritonite irritata), in una risposta infiammatoria sistemica e nel successivo instaurarsi di un franco shock settico con conseguente exitus della paziente». 

REGISTRO OPERATORIO FALSIFICATO. Come detto, un anno dopo la morte della dottoressa Barca, più precisamente tra il 5 e il 7 dicembre del 2017, la procura di Cosenza formula nuove accuse nei confronti del primario del reparto di Ginecologia Michele Morelli e della collega Cerenzia che in un caso avrebbero falsificato il registro operatorio, relativo alla data del 5 dicembre 2016, omettendo di indicare «la presenza del dottore Francesco Carbone, quale componente dell’equipe chirurgica; di indicare la richiesta di esame istologico, nell’apposito spazio riservato; di compilare gli ulteriori campi indicati che venivano lasciati vuoti», impedendo così «di ricostruire le attività svolte» nel corso dell’intervento chirurgico nonché di individuare i relativi operatori. 

Secondo la procura di Cosenza, i due imputati avrebbero omesso di annotare la presenza della stessa Cerenzia, «presente nonostante non fosse di turno; la constatata presenza della paziente di “peritonite stercoracea e la presenza di feci in addome saccate; che la paziente Barca “ad un certo punto era andata in arresto mentre le stavano inducendo l’anestesia». Inoltre, Cerenzia avrebbe omesso di sottoscrivere la diagnosi di entrata sulla cartella clinica. 

Oltre ad aver acquisito la denuncia e chiesto l’autopsia, la procura di Cosenza ha deciso, e raramente avviene per un caso di malasanità, di intercettare gli indagati in servizio presso il reparto di Ginecologia. Le conversazioni telefoniche infatti costituiscono una parte delle fonti di prova contenute nella richiesta di rinvio a giudizio e avrebbero portato anche alla formulazione delle nuove accuse nei confronti di una parte dei medici.

Un caso giudiziario, che le parti civili, rappresentate dagli avvocati Franz Caruso, Roberto Laghi, Rossana Cribari e Roberto Le Pera, intendono seguire passo dopo passo, per far emergere la verità sulla morte della dottoressa Maria Barca. (a. a.)

Related posts