mercoledì,Maggio 25 2022

Il trenino della Sila non aveva le autorizzazioni per partire

Si tratta di un’altra delle vicende che emergono dall’inchiesta della Procura di Catanzaro. Sotto la lente il direttore generale delle Ferrovie della Calabria Giuseppe Lo Feudo Il trenino della Sila non poteva viaggiare. L’apertura della tratta ferroviaria turistica tra Moccone e San Nicola/Silvana Mansio, infatti, non aveva le necessarie autorizzazioni. Si tratta di un’altra delle

Il trenino della Sila non aveva le autorizzazioni per partire

Si tratta di un’altra delle vicende che emergono dall’inchiesta della Procura di Catanzaro. Sotto la lente il direttore generale delle Ferrovie della Calabria Giuseppe Lo Feudo

Il trenino della Sila non poteva viaggiare. L’apertura della tratta ferroviaria turistica tra Moccone e San Nicola/Silvana Mansio, infatti, non aveva le necessarie autorizzazioni. Si tratta di un’altra delle vicende che emergono dall’ordinanza del gip riguardante l’inchiesta della Procura di Catanzaro che vede coinvolti, tra gli altri, il presidente della Regione Mario Oliverio, l’ex consigliere regionale Nicola Adamo e il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto.

Sul caso del trenino, sotto la lente sono finiti il direttore generale delle Ferrovie della Calabria Giuseppe Lo Feudo, il direttore di esercizio di FdC Santo Marazzita, l’imprenditore Pietro Ventura. A loro vengono contestati, a vario titolo, i reati di abuso d’ufficio “per la consapevole violazione delle norme regolamentari in materia di sicurezza e regolarità dell’esercizio delle ferrovie”, scrive il giudice, “e la messa in pericolo della sicurezza del trasporto ferroviario pubblico per effetto dell’avvenuta apertura del tratto ferroviario in assenza del prescritto nulla osta”.

Un’inaugurazione da fare a tutti i costi

Le violazioni, scrive il giudice, emergerebbero dal carteggio tra Lo Feudo, Marazzita e il direttore dell’Ufficio speciale trasporti a impianti fissi (Ustif), Pietro Marturano, che in una nota del 28 luglio 2016 parla di “procedura non corretta” e chiarisce di non poter rilasciare l’autorizzazione all’apertura in quanto subordinata all’ottenimento del nulla osta del competente Ustif, passaggio fondamentale che non fu mai completato.

Lo Feudo, però, secondo quanto rilevato nell’ordinanza, è deciso ad arrivare all’inaugurazione costi quel che costi. Così, il 2 agosto 2016, Marazzita comunica ai carabinieri di Camigliatello che “dal giorno 8 agosto p.v. sarà effettuato il servizio turistico con locomotiva a vapore e carrozze d’epoca nella tratta Moccone-Camigliatello-San Nicola Silvana Mansio”.

“Ma non è che abbiamo sbagliato?”

Lo Feudo sarebbe, però, pienamente consapevole delle irregolarità e preoccupato, ma non tanto della questione sicurezza, piuttosto che qualcuno possa arrivare a rovinargli la festa. Il dato, secondo il gip, emergerebbe chiaramente da alcune conversazioni intercettate, in cui, in vista dell’inaugurazione della ferrovia, il direttore di FdC esprime la sua paura che qualcuno possa sollevare la questione della mancanza del nulla osta proprio il giorno della cerimonia.

Al telefono con un funzionario dell’Ustif Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, chiede infatti di essere avvertito per “qualsiasi cosa” così da poter trovare “una pezza a colori”. Chi sta all’altro capo del telefono, gli fa presente senza mezzi termini come tutta l’operazione portata avanti sia “una cazzata”.

In un’altra conversazione con l’amico imprenditore Pietro Ventura, titolare della ditta che ha eseguito i lavori sulla ferrovia, Lo Feudo ostenta ancora preoccupazione: “C’ho un cazzo di agitazione… Ma non è che abbiamo sbagliato”. In risposta, stavolta, arrivano le rassicurazioni di Ventura: tornare indietro non si può, “mò ormai bisogna ballare”.
E così si balla, nonostante tutto. In barba alle autorizzazioni e alla sicurezza, purché la cerimonia fili liscia e il treno faccia la sua corsa. (Mariassunta Veneziano)

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