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Sibaritide terra di agrumeti, ulivi e omicidi (di mafia)

Sibaritide terra di agrumeti, ulivi e omicidi (di mafia). Tanti casi di sangue nell’ultimo anno. 

Nella piana di Sibari si coltiva, probabilmente, uno dei migliori risi italiani. Ci sono i migliori mandarini italiani e le arance non hanno nulla da individuare a quelle siciliane. Nella piana di Sibari esistono anche tanti villaggi turistici che, ogni anno, attirano in provincia di Cosenza più di centomila persone. Nella piana di Sibari, però, si muore anche per colpa della ‘ndrangheta. Com’è successo oggi, o magari nella notte di ieri, quando i killer hanno esploso una raffica di colpi di arma da fuoco (sia kalashnikov sia calibro 9) contro Pietro Greco, 49 anni, originario di Castrovillari ma residente a Sibari, frazione di Cassano all’Jonio, e Francesco Romano, 44 anni, imprenditore operante nel settore agricolo, nato, cresciuto e ucciso a Corigliano Rossano. 

Tanti fatti di sangue negli ultimi mesi

Fatto di sangue avvenuto al confine tra i comuni di Cassano all’Jonio, Corigliano Rossano e Spezzano Albanese: la strada dall’Apollinara consente di arrivare nella zona della Valle dell’Esaro, passando per la diga di Tarsia. Terra bella ma maledetta, dove le cosche controllano il territorio in tutte le sue sfaccettature. Dal traffico di droga al “pizzo”. Poi furti, rapine e tanti altri reati.

Come quello di uccidere il nemico, di eliminare una figura emergente, come si ipotizza in questo caso nella persona di Greco, o di chiudere i conti col passato, com’è avvenuto con Leonardo Portoraro, ucciso a Villapiana a giugno del 2018, e con Pietro Longobucco, ammazzato a Corigliano Rossano e buttato nel mar Jonio nel tentativo di far scomparire il corpo, poi riemerso e recuperato dai carabinieri. Senza dimenticare i due casi di “lupara bianca”.

Le indagini: cosa cercano di capire i carabinieri

Il compito dei carabinieri della Compagnia di Corigliano Calabro, guidati dal capitano Giuseppe Calascibetta e dei militari dell’Arma del Nucleo Investigativo di Cosenza, diretti dal capitano Giuseppe Sacco, con il coordinamento del maggiore Michele Borrelli, elemento di vertice del Reparto Operativo provinciale, è quello di ricostruire innanzitutto le ultime ore di vita delle due vittime.

I familiari di Pietro Greco e Francesco Romano non avevano più notizie dei loro congiunti dalla serata di ieri, ma nessuno immaginava che potessero essere insieme. Quindi, il lavoro degli investigatori è volto a sentire persone vicine alle due vittime, che possono dare elementi utili ai fini dell’indagine, per ora coordinata dalla procura di Castrovillari. 

Perché le due vittime erano insieme?

Nei casi di omicidio la prima cosa che fanno i magistrati è individuare un possibile movente. Da qui si inizia per comporre un mosaico che, come nel caso di altri duplici assassini di mafia, rappresenta la guida investigativa di coloro i quali lavorano al fascicolo. Le prime indiscrezioni riferiscono che Pietro Greco, conosciuto alle forze dell’ordine della Sibaritide per reati dediti al commercio di droga e sorvegliato speciale di pubblica sicurezza, avesse intenzione di assumere una guida importante nel contesto della criminalità organizzata. 

Greco e Romano uccisi in contrada Apollinara in un duplice agguato di mafia
Greco e Romano uccisi in contrada Apollinara in un duplice agguato di mafia

Al suo fianco, all’interno di una Fiat Punto, c’era Francesco Romano che, a dire dei carabinieri, frequentava comunque gli ambienti criminali della zona. La prima domanda che si pongono gli inquirenti è cosa facessero i due uomini insieme. Poi ci si chiede chi dovessero incontrare in un terreno sterrato dell’Apollinara al calar del sole, a due passi da una stazione di servizio. In tal senso, la speranza dei carabinieri è che alcuni sistemi di videosorveglianza possano dare una mano alle indagini. Altro indizio da non trascurare è il mezzo con cui gli assassini sono arrivati sul luogo del delitto, situato nella Sibaritide. Già bruciato o nascosto? (Alan)

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Antonio Alizzi

Giornalista professionista dal 13 giugno del 2012. Dal 2002 al 2006 ho lavorato con "La Provincia Cosentina", curando le pagine del calcio dilettantistico. Nel 2006 passo al quotidiano regionale "Calabria Ora", successivamente "L'Ora della Calabria", in servizio presso la redazione sportiva. Mi sono occupato del Cosenza calcio e delle notizie di calciomercato. Nel 2014, inizio l'avventura professionale con il quotidiano nazionale "Cronache del Garantista", scrivendo per la cronaca giudiziaria nel Distretto di Catanzaro. Ora collaboro con Cosenza Channel e due riviste nazionali.

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