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Padre Braglia e la ricerca della continuità

Il 4-3-3 che Braglia ha scelto come architrave deve essere assimilato. Confrontiamo la quest falsa partenza con qiella di un altro Cosenza...

Esistono risultati positivi che sono come condanne. Prendete la stagione 1996-97. Il Cosenza di Gianni De Biasi viene da una brutta sconfitta all’esordio col Castel di Sangro e ospita in casa il Bari – una corazzata (Volpi, Ingesson, Doll, Flachi, Guerrero solo per citare alcuni nomi, Di Vaio e Ventola tra le riserve) allenata da Fascetti. I rossoblù giocano malissimo. E però vincono, grazie a un capolavoro balistico di Pasquale Logarzo. A fine stagione i pugliesi rispetteranno i pronostici, e torneranno in A, mentre il Cosenza si avviterà su se stesso, con un doppio esonero carpiato (De Biasi, e poi Scoglio) fino alla retrocessione. Per i rossoblù quella del 15 settembre 1996, resterà a lungo l’unica vittoria – e chissà se invece un risultato negativo non avrebbe aiutato a trovare da subito alternative per una stagione che stava chiaramente prendendo una brutta piega.

Differenze nette e sostanziali

Il parallelo con oggi è volutamente paradossale. Perché Capela e Monaco non sono Circati e Voria, Kanouté è decisamente meglio di Logarzo e il neoacquisto Riviere ha un curriculum un po’ più consistente rispetto a Michele Pietranera. E tuttavia, mentre un pari o una vittoria contro Pescara e Salernitana avrebbero illuso di aver risolto ogni problema, le due sconfitte al Marulla hanno tolto ogni dubbio: Braglia e i suoi hanno ancora tanta strada.

Campionato senza padrone

In questa serie B, sinceramente, sono in buona compagnia. Perché corazzate, per ora, non se ne vedono. Spiccano le neopromosse Entella (capolista) e Pordenone. Pisa e Perugia appaiono buone squadre o poco più. Le grandi (Empoli, Benevento, Chievo e Frosinone) zoppicano, e non è da meno il Cittadella rivelazione dello scorso anno. Il Pescara visto all’opera contro i Lupi farebbe bene a mettere i piedi per terra. La Cremonese, altra favorita, ha vinto solo al debutto (e a fatica). Nemmeno la Salernitana, per ora, ha il passo della grande. Nelle retrovie Livorno e Trapani paiono avere grosse lacune negli organici.

Nessun dramma, Serie B livellata

È una serie B molto più livellata di quanto possa dire la stessa graduatoria. Assai più della scorsa stagione, quando un pugno di punti in più avrebbe consentito al Cosenza di entrare addirittura in zona playoff. Il confronto con il 2018-19 è utilissimo anche per scansare il pericolo di drammatizzare la falsa partenza di quest’anno. Un punto all’esordio in trasferta, come allora, e due sconfitte. Un anno fa, come oggi, i rossoblù apparivano farraginosi e titubanti nella circolazione di palla, incapaci di arrivare a rete e chiudere le partite, spesso vittime di rimonte nei minuti finali. E dire che quel Cosenza partiva con pochissime novità nell’undici titolare – mentre stavolta la rivoluzione è stata profonda, da Monaco e Lazaar a Kanouté, fino a un trio d’attacco ancora tutto provvisorio in attesa che Riviere ci mostri di che pasta è fatto.

Lavori in corso per Braglia

Il 4-3-3 che Braglia ha scelto come architrave deve essere ancora assimilato, ma ha posto da subito qualche problema. In attacco: Pierini non è una punta (molto, molto meglio da esterno), Kone deve lavorare sodo per diventare un’ala. In difesa: la scelta di un modulo a maggiore trazione anteriore ha tolto protezione ai centrali e reso molto vulnerabile la coppia Monaco-Capela (forse, Idda o Legittimo garantirebbero maggiore velocità). E in mediana, dove però il trio Sciaudone-Kanouté-Bruccini pare avere già trovato una buona quadratura.

Braglia dà un’identità e vuole che si conservi

Sempre riavvolgendo il nastro della scorsa stagione, ricorderete come Braglia non snaturò mai il gioco del Cosenza. Tutino e soci arrivarono alla dodicesima giornata con una sola vittoria all’attivo. Quindi, da Crotone in poi, i rossoblù trovarono una loro precisa identità – e il mercato di gennaio la rafforzò, fino alla salvezza finale. Ed è quello che il tecnico toscano farà anche stavolta. Nessuna scorciatoia, niente barricate per difendere una vittoria che possa fare morale – ricordate le critiche, anche feroci, nei suoi confronti dopo i pari interni con Livorno, Perugia e Pescara? Braglia pretende che le sue squadre definiscano una loro identità e la conservino, che siano conseguenti alle sue premesse, che brillino e sbaglino pure – proprio come un buon padre, anziché cercare la raccomandazione per sistemare il figlio, vuole invece vederlo crescere autonomo, sapendo che solo così sarà capace di riconoscere gli ostacoli e affrontarli in autonomia. Chi si abitua alla “spintarella”, invece, passerà la vita a cercarne altre.

Subito un banco di prova

Sono convinto, insomma, che presto il gioco che Braglia ha in mente incontrerà la squadra che gli è stata messa in mano. E un primo banco di prova arriva subito, nei prossimi quindici giorni. Il calendario dice Benevento e Frosinone fuori, Livorno e Venezia in casa. Due compagini in corsa per la A, due per non retrocedere. Conquistare meno di 5 punti potrebbe rendere tutto già molto complicato nella nostra lotta per la salvezza.

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Andrea Marotta

Andrea Marotta (Cosenza, 1982) è sposato con Sara ed è padre di tre figli (Arianna, Caterina e Tommaso). Si è laureato a Perugia in Scienze della Comunicazione nel 2005. Giornalista professionista dal 2009, ha collaborato con Tam Tam e Segnali di Fumo, Il Quotidiano della Calabria, Calabria Ora, Il Firenze, Il Mucchio Selvaggio e L'Espresso. Lavora in Rai dal 2008, a Firenze dal 2013. E' autore di due libri: "Io Raimondo Ricci, memorie da un altro pianeta" (con Domenico Guarino, Sagep Editore) e "Eravamo tanto amati" (con Andrea Lattanzi e Domenico Guarino, Effigi Editore). Nel 2018 ha vinto il Premio Passetti - Sezione Giovani.

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