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Buoni spesa, tante domande e qualche polemica

Già più di 400 richieste per i buoni spesa acquistati grazie ai soldi del Governo. Bianca Rende sospettosa: «Si alimenta il voto di scambio?»

Sono state 417, fino alle ore 13 di oggi, le domande pervenute al Comune di Cosenza per accedere all’erogazione dei buoni spesa una tantum per il sostegno alimentare alle famiglie in difficoltà. Ci sarà ancora tempo fino al 7 aprile per presentare le istanze, così come previsto dall’avviso pubblicato dal Comune (LEGGI QUI PROCEDURE E ORARI PER RICHIEDERE I BUONI), che dovrà poi individuare i beneficiari.

A questo proposito, si sono insediate questa mattina, presso il settore Welfare del Comune, le due commissioni di valutazione delle domande che da domani inizieranno il loro lavoro. Fino al 7 aprile provvederanno al controllo della documentazione e all’incrocio dei dati contenuti nelle domande pervenute. Le commissioni sono composte da un presidente, un segretario, assistenti sociali (uno per ciascuna categoria di riferimento: adulti in difficoltà, disabili, minori, anziani e immigrati), educatori e personale amministrativo dei servizi sociali del Comune.

Assessori, dirigenti e funzionari a raccogliere le domande. E Occhiuto lancia una proposta

Delle 417 domande già pervenute, 33 sono state trasmesse via Pec, 158 sono pervenute all’Urp di piazza dei Bruzi, 108 al settore Welfare di via degli Stadi e 118 all’ex circoscrizione di via Popilia. All’Urp ha coordinato le operazioni il segretario generale Alfonso Rende, coadiuvato da Caterina Graziano. A dirigere le procedure presso il settore Welfare l’assessore Alessandra De Rosa, assistita da Sofia Vetere. A via Popilia, invece, l’assessore Francesco De Cicco col supporto del dirigente Gianpiero Scaramuzzo.

Il sindaco ha proposto di allargare la platea dei beneficiari anche alle famiglie in difficoltà non residenti, ma che risultano domiciliate a Cosenza. Si aprirà, dunque, una interlocuzione con le associazioni e gli enti del territorio che da anni interagiscono con queste ultime fasce di popolazione, per provare a tener conto anche di loro, specie le persone impossibilitate a raggiungere il proprio luogo di residenza. L’auspicio è che dall’incontro, previsto nei prossimi giorni, si riesca a dare una risposta concreta anche a questi bisogni. Le somme stanziate dalla Protezione civile per Cosenza ammontano a 470mila euro circa.

I sospetti di Bianca Rende: buoni spesa per alimentare… il voto di scambio

La futura distribuzione dei buoni, però, lascia perplessa Bianca Rende, che teme che qualcuno provi a trasformare l’emergenza alimentare in un nuovo modo per creare clientele politiche. L’esponente dell’opposizione non usa tanti giri di parole per esprimere il suo disappunto.
«Va bene l’assoluta urgenza, ma l’ennesimo contentino richiesto al Governo dal “sindacato dei sindaci” sulla titolarità di gestione dei buoni spesa per l’emergenza rischia di ripetere le concessioni meridionalesche del comandante Lauro a Napoli –“ una scarpa oggi e l’altra dopo il voto” – nonché di ripetere i criteri delle nomine degli scrutatori non sorteggiati che rappresentano una risorsa di quel voto di scambio sulla miseria su cui finalmente anche in Calabria è stato acceso un allarme grazie al procuratore Gratteri ed ai suoi emeriti colleghi e collaboratori», scrive Bianca Rende.

L’ex Pd avrebbe gradito che ad occuparsi delle domande fossero le associazioni del Terzo settore, ma «il sindaco ha preferito, forse per la fretta, la soluzione pseudo-burocratica trascurando l’occasione per andare, a Cosenza, oltre un Welfare monetario povero di servizi che fa rimpiangere le vecchie ECA del dopoguerra e i famosi elenchi dei poveri».
La conclusione è impietosa: «Insomma, un passo indietro coi soliti “Caballeros” pronti per andare di casa in casa a promettere o addirittura consegnare i buoni, senza aver avuto alcun merito nella loro emissione e con la finzione di averli sollecitati, prenotandosi intanto il solito voto di preferenza. Sembra finora un’altra pagina nera della “società del bisogno e della subalternità” che vive sopra le elemosine una tantum e resiste alla modernizzazione socio- politico -istituzionale. Si può ancora, nell’Atene della Calabria, cambiare un’etica incivile della politica stracciona senza dialogo e connessioni?»

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