lunedì,Giugno 27 2022

Omicidio Ruffolo, chiesto l’ergastolo per Massimiliano D’Elia: domani la sentenza

La Dda di Catanzaro è convinta che Massimiliano D'Elia abbia ucciso Giuseppe Ruffolo. La difesa replica in udienza: «Accuse tutte smontate».

Omicidio Ruffolo, chiesto l’ergastolo per Massimiliano D’Elia: domani la sentenza

La Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro non ha voluto alcun dubbio nel ritenere Massimiliano D’Elia quale esecutore materiale dell’omicidio di Giuseppe Ruffolo, assassinato a Città2000 a Cosenza il 22 settembre 2011. Il pubblico ministero, Vito Valerio ha infatti chiesto alla Corte d’Assise di Cosenza (presieduta dal presidente Maria Lucente; a latere giudice Francesca De Vuono) che l’imputato venga condannato alla pena dell’ergastolo dopo un’istruttoria dibattimentale che, dal punto di vista dell’accusa, ha rafforzato il quadro accusatorio.

La discussione difensiva

Questa mattina, invece, la difesa di Massimiliano D’Elia, rappresentato in udienza dall’avvocato Fiorella Bozzarello, ha smontato le tesi della Dda di Catanzaro, ripercorrendo tutte le fasi della vicenda giudiziaria, originariamente archiviata dalla procura di Cosenza.

Nel corso della discussione, l’avvocato Fiorella Bozzarello ha messo in evidenzia che durante il processo è emerso chiaramente come Massimiliano D’Elia non sia mai stato latitante nel periodo in cui indagava la Squadra Mobile di Cosenza. La difesa inoltre ritiene di aver smontato sia gli indizi raccolti nella fase precedente, quando era di competenza della procura di Cosenza perché frettolosi e privi di altre piste investigative, sia le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia affermando che le stesse oltre ad essere imprecise, visto che davano moventi diversi, sono frutto di voci correnti.

Le intercettazioni

Per l’avvocato Fiorella Bozzarello, le intercettazioni sono a favore dell’imputato, in sostanza quelle già esistenti nella prima parte dell’inchiesta, che la procura di Cosenza aveva deciso di archiviare in quanto riteneva di non aver individuato il responsabile dell’omicidio. Infine, la difesa ha messo in discussione anche la testimonianza di un uomo che dice di aver riconosciuto Massimiliano D’Elia sul motorino usato per avvicinare Giuseppe Ruffolo e ferirlo a morte.

Manca il movente

In definitiva, secondo la difesa, manca il movente. L’accusa parla di una doppia motivazione legata sia alla mafia sia a questioni personali, risalenti al tentato omicidio avvenuto a Rende il 28 ottobre del 2006 nei pressi del “B-Side”. La questione mafiosa, per l’avvocato Bozzarello, è da escludere in quanto gli altri due indagati, Roberto Porcaro e Antonio Illuminato sono usciti di scena dall’inchiesta e quindi non c’è alcun collegamento con la criminalità organizzata cosentina. In conclusione, ha detto la difesa, «in questo processo l’imputato ha dovuto dimostrare la sua innocenza, questo è un dato oggettivo». Il riferimento è alle prove portate dalle difese volte e smontare tutte le accuse mosse dalla Dda di Catanzaro. Domani mattina la sentenza di primo grado.