sabato,Maggio 28 2022

Cosenza, studenti dello Scorza occupano il plesso scolastico: arrivano i carabinieri. Il preside: «Hanno sbagliato» – VIDEO E FOTO

Il rappresentante d'istituto Antonio Nicoletti parla di «bagni che perdono e classi pollaio» ma il dirigente Aldo Trecroci precisa: «Nessun problema di spazi, sul resto ci sono già lavori in corso. La protesta è stata un errore e infatti sono rientrati tutti in aula»

Cosenza, studenti dello Scorza occupano il plesso scolastico: arrivano i carabinieri. Il preside: «Hanno sbagliato» – VIDEO E FOTO

Studenti sul piede di guerra al plesso del liceo scientifico “Scorza” di Cosenza ospitato nell’istituto “Pezzullo”. Gli studenti hanno provato a occupare la succursale per chiedere di essere ascoltati in merito ai problemi che rilevano. La protesta, dicono, è per le aule troppo piccole in cui si svolgono le lezioni, dove a quanto riferiscono i ragazzi non sarebbe possibile mantenere il distanziamento necessario per le norme anti Covid.

Antonio Nicoletti, uno dei rappresentanti d’istituto, dichiara: «Ci troviamo in condizioni pessime: mattonelle che cadono, bagni che perdono, classi pollaio. Chiediamo di essere ascoltati, questa è casa nostra e qui dobbiamo starci bene tutti». Sul posto sono intervenute diverse squadre dei carabinieri.

La precisazione del preside

«Calma, ragazzi…». Aldo Trecroci, dirigente scolastico dello Scientifico “Scorza”, coglie l’entusiasmo giovanile. «Sono stato studente anche io…», dice. Ma vuole precisare e contestualizzare il quadro. A partire dallo schema principale. Cosa contestavano i ragazzi prima di occupare le aule del plesso secondario? Spazi inadeguati, bagni non del tutto efficienti, rete multimediale insufficiente. E allora bisogna chiarirli questi tre punti…

«Noi siamo allocati nel plesso centrale dello Scientifico “Scorza” – spiega l’ingegnere Trecroci – e in base a un incremento di iscrizioni, quest’anno, abbiamo dovuto chiedere ospitalità di spazi al “Pezzullo”, che ce li ha gentilmente concessi. Abbiamo così occupato anche un piccolo plesso, con 9 classi. E cioè quelle più numerose». Ma perché le più numerose? «Perché si tratta delle aule più grandi, e per evitare proprio la cosiddette “classi pollaio” che sono state contestate dal rappresentante di istituto. Per evitare disagi di alcun tipo, noi facciamo turnare ogni mese le più numerose, che sono all’incirca 20. E quindi, in un anno, è probabile che ad una singola classe capiti di finire al “Pezzullo” in due tre occasioni. Però voglio precisare una cosa – aggiunge – : alcune classi ci hanno chiesto di rimanere allocate proprio lì per gli spazi, che sono idonei».

E la questione dei bagni? «Ecco, su questo non escluso che c’è stato qualche problema. Ma è stato omesso di dire che c’erano dei lavori in corso e che gli interventi programmati dalla Provincia, alla quale ci eravamo rivolti, sono in previsione di ultimazione proprio lunedì…. È anche questo il motivo per il quale non tutti gli studenti, stamattina, hanno condiviso la protesta che è stata condotta, all’interno, da una ventina di studenti e non certo da tutti. L’intervento delle forze dell’ordine, che ringrazio, è stato tempestivo e condotto nel modo migliore: è stato chiesto ai ragazzi di uscire, altrimenti sarebbe stato necessario un intervento più risoluto. Ma tutto si è svolto per il meglio».

E adesso? «Adesso abbiamo fatto sanificare i locali. E tutti i ragazzi sono in classe, a svolgere regolarmente le lezioni. Ma voglio anche chiarire un altro aspetto: la rete multimediale. Entro un mese avremo un rete di ultima generazione, potente ed efficiente, al passo con i tempi. Non si può avere tutto e subito e infatti siamo pienamente coscienti dei motivi di lamentele, che sono stati esasperati forse. Ma qualcuno può dire che le scuole di Cosenza, della Calabria e d’Italia non presentino problemi risolvibili? Il nostro obiettivo non è soltanto quello di risolvere i problemi che incontriamo strada facendo, ma soprattutto quello di assicurare il diritto allo studio e alla formazione».

Ed ora, preside? «Ora il mio ruolo mi obbliga a mettere a fuoco quanto accaduto. E ad adottare i provvedimenti del caso. Ma conosco e capisco il fuoco che infiamma i nostri giovani. E saprò essere giusto e magnanimo rispetto a una vicenda che si poteva evitare. E di cui la gran parte degli studenti ha piena consapevolezza: è stato un errore. E infatti ora sono tutti in classe…».