martedì,Febbraio 7 2023

Valle dell’Esaro, parte il controesame delle difese. Presta: «Mai fatte estorsioni»

Il collaboratore di giustizia alle prese con le domande dei difensori degli imputati accusato di associazione dedita al narcotraffico

Valle dell’Esaro, parte il controesame delle difese. Presta: «Mai fatte estorsioni»

È stata un’udienza molto lunga quella andata in scena nella giornata del 6 settembre 2022 nel tribunale di Cosenza, dove si è svolto il controesame del collaboratore di giustizia Roberto Presta, pentitosi dopo la fase dell’udienza preliminare, dalla quale sono usciti tutti con un rinvio a giudizio.

È toccato quindi ai difensori esporre le domande all’ex presunto narcotrafficante di Roggiano Gravina, il quale in più di una circostanza ha avuto un diverbio con i singoli avvocati degli imputati, tanto da costringere il presidente Ciarcia a richiamare le parti processuali.

Sulla scorta dei quesiti posti dal nutrito collegio difensivo, si è capita la strada tracciata fino alla sentenza di primo grado. Dimostrate in sostanza che non c’era un’associazione dedita al narcotraffico in maniera unitaria, ma che ve ne erano almeno tre: una facente capo a Tonino Presta (quella principale), un gruppo guidato da Roberto Presta, e un altro da Francesco Ciliberti. Teorema venuto alla luce dalle domande dell’avvocato Alessandro Diddi, difensore insieme al penalista Enzo Belvedere, del genero di Franco Presta. Che qualora fosse riconosciuto dai giudici collegiali, potrebbe modificare il quadro dell’accusa, rappresentata in udienza dal pubblico ministero Alessandro Riello.

In quasi tutti gli interventi difensivi, si è tentato di minare la credibilità del collaboratore Presta che, tuttavia, in alcune circostanze ha tenuto testa, mentre in altre è stato meno preciso rispetto a quanto emerso nelle intercettazioni con gli altri suoi presunti sodali. A cominciare dagli attriti con Costantino Scorza, che nelle captazioni avrebbe voluto sparare, ma in udienza ha ridimensionato la cosa, dopo gli input dell’avvocato Luca Acciardi, il quale ha insistito anche sul punto che nell’ultima operazione antimafia della Dda di Catanzaro, Presta, accusato di mafia, non è stato attinto da alcuna misura cautelare, nonostante abbia parlato di intraneità ai gruppi mafiosi di Cosenza.

Un altro spunto di rilievo è quello che si basa sul fatto che Presta all’inizio del controesame, rispondendo a una domanda di Diddi, ha dichiarato che nella sua carriera criminale ha soltanto spacciato droga, come si evince dal casellario giudiziale, mentre nelle intercettazioni della recente inchiesta coordinata da Gratteri, lascia intendere insieme al fratello, che il gruppo operi anche in altri settori, dovendo contribuire, su decisione di Patitucci, alle spese legali degli altri associati e al pagamento degli “stipendi”. Quindi, a suo dire, nessuna estorsione.

Un altro momento delicato del processo è stato senza dubbio quello in cui il presidente Ciarcia ha chiesto a Giannetta, presunto narcotrafficante reggino, di avvicinarsi ai suoi difensori per vedere se Presta lo riconosceva o meno. Cosa che ha mandato su tutte le furie gli avvocati dell’imputato, tra cui il legale Giampiero Calabrese, i quali hanno espresso tutto il loro disappunto circa le modalità del riconoscimento che sarebbe dovuto avvenire in altro modo.

Nel controesame dell’avvocato Enzo Belvedere è stato affrontato il fronte della gestione dei proventi e dell’acquisto delle sostanze stupefacenti, ritenendo, per chi poneva le domande, che l’associazione era totalmente disarticolata, non richiamando quindi i principi di legittimità scolpiti dalla Cassazione in più sentenze.

Sempre in questa fase, Presta ha detto che comunque la droga arrivava a volte anche da Cetraro o da tal Barbaro. I restanti controesami – visto che oggi sono stati effettuati anche quelli degli avvocati Carlo Esbardo, Enzo Belvedere e Francesco Chiaia – si terranno il prossimo 26 ottobre.